Assiomi della Comunicazione – PNL

Gli Assiomi della Comunicazione sono:

  

1. Non si può non comunicare.
Si comunica anche in silenzio. Ad esempio, una persona che mentre ci ascolta accenna un sorriso ironico, comunica che quanto ascoltato lo diverte. Tutti i comportamenti sono comunicazione e non è possibile non avere un comportamento. In altre parole non si può non comunicare, consciamente o inconsciamente.

 

2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione.
L’aspetto di contenuto è presente in quelle relazioni tendenzialmente “sane” in cui l’aspetto relazionale della comunicazione viene relegato in secondo piano. Nelle relazioni “non sane” si tende a lottare per definire la tipologia della relazione relegando in secondo piano il contenuto della comunicazione.

 

3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
La “punteggiatura” si riferisce alla sequenza degli scambi riferito al soggetto che osserva il suo comportamento e quello del suo interlocutore

 

4. Gli esseri umani comunicano sia con il linguaggio digitale (verbale) e sia con quello analogico (non verbale).
Il linguaggio logico ha una complessa sintassi e si riferisce all’organizzazione delle parole; è privo di una semantica riferita all\’area relazionale. Il linguaggio analogico è privo di sintassi ma dotato di semantica. L’essere umano utilizza entrambi i linguaggi (gli animali solo quello analogico): generalmente il contenuto relazionale è definito dal linguaggio logico mentre l’analogico definisce tutto quello che è inerente la relazione.

 

5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull\’uguaglianza o sulla differenza.
L’utilizzo di un modello a discapito di un altro dipende dalle situazioni. E’ possibile anche una combinazione tra i due sistemi.

 

Tratto da PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA, P. Watzlawick – J.H. Beavin – D.D. Jackson, Edizione Astrolabio);

Analogica (Comunicazione) – PNL

La Comunicazione Analogica si riferisce al mondo della comunicazione inconscia in contrapposizione a quella “numerica“.

 

La comunicazione numerica è quella logica legata allla parola.

 

La Comunicazione Analogica si riferisce alla gestione degli spazi (andare inconsciamente indietro o avanti con il corpo), di suoni vocali e strumentali privi di significato logico (colpo di tosse, schiarirsi la voce), gestualità inconscia, contatti (dare una pacca sulla spalla all’interlocutore) e auto-contatti (accarezzarsi i capelli).

 

La comunicazione analogica riveste un’importanza fondamentale nella PNL per la calibrazione e la scelta delle strategie più idonee.

 

Inoltre, quando si combina la comunicazione analogica con quella numerica, l’efficacia del comunicatore aumenta in maniera considerevole

 

Ad esempio, una cosa è dire “tavolo” solo con la parola e rimanendo immobili; un’altra è dirlo accompagnando un gesto con le mani (come ad imitare un tavolo). 

 

In questo modo la comunicazione risulta più efficace in quanto segue due vie: logica (parole) e analogica (gestualità). 

 

Un comunicatore che sa usare il tono di voce, la prossemica e la gestualità risulta estremanente più incisivo di uno immobile e che utilizza un tono “piatto”.    

Comunicazione non Verbale interattiva

La comunicazione non verbale non è solo uno strumento per “leggere negli altri” oltre le parole ma anche un potente mezzo di interazione per creare empatia (o anche mismatching). Quello che facciamo con il nostro corpo ha molta più influenza di quanto possiamo immaginare. Ad esempio, la gestione degli spazi (Prossemica) è fondamentale per evitare di mandare in tensione il nostro interlocutore. Alcuni individui hanno una modalità comunicativa un po’ invasiva: tendono ad avvicinarsi troppo e a toccare chi hanno di fronte (Digitale).

Se il suo interlocutore esprime segnali di rifiuto (ad esempio, indietreggia leggermente o esprime scarichi tensionali), è importante ripristinare la “zona neutra” (generalmente di un metro e mezzo circa). Infatti, tendiamo ad annullare le distanze con persone che sono in rapporto intimo e/o confidenziale con noi. Quindi, come è possibile superare questa distanza con una persona appena conosciuta? In alcuni corsi di vendita spesso insegnano che con il cliente (appena conosciuto) bisogna rafforzare la stretta di mano toccando con l’altra l’avambraccio dell’interlocutore. Non posso condividere fino in fondo questo insegnamento: il canale della Digitale (ovvero toccare se stessi o gli altri) è una delle vie più potenti in quanto coinvolge la sfera affettiva.

Quando tocchiamo qualcuno tendiamo ad esercitare un ruolo con implicazioni affettive e questo non sempre è possibile farlo, soprattutto con sconosciuti. È importante tarare il proprio comportamento in base al feedback: se chi ho di fronte vuole mantenere una distanza di un metro / un metro e mezzo, come posso pensare di poterlo toccare (anche solo con una pacca sulla spalla)? È pur vero che ci sono individui che hanno una modalità comunicativa cenestesica: questo atteggiamento può essere letto positivamente (quando non è costruito) in quanto vorrebbero entrare in empatia con noi.

Bisogna sempre tenere a mente che noi siamo responsabili al 100% dell’esito della comunicazione, sia positivamente che negativamente. Quindi, una gestione consapevole della gestualità, della prossemica e di alcuni segnali, può permetterci di migliorare (o peggiorare) la qualità della relazione. Ad esempio, comunicare tenendo le braccia conserte potrebbe provocare due effetti negativi:

1. esprimiamo chiusura a livello non verbale
2. limitiamo l’efficacia della nostra comunicazione

Il primo punto è semplice da comprendere in quanto le braccia conserte sono un segnale di rifiuto espresso quando viene trattato un argomento che desideriamo non toccare. A questo proposito bisogna aggiungere che il segnale acquista valore solo quando viene espresso su una determinata parola e/o argomento. In altre parole, se il mio interlocutore è già in chiusura, non necessariamente significa che il segnale è rivolto nei miei confronti. Invece, se è in apertura e (ad esempio) parlando di lavoro esprime il segnale di chiusura, vuol dire che c’è qualcosa che gli crea fastidio in relazione al lavoro.
Quindi, quando interagiamo con gli altri e vogliamo comunicare apertura, dovremmo evitare di farlo con le braccia conserte.

Il secondo punto (limitare l’efficacia della nostra comunicazione) si riferisce alla duplice via che la comunicazione segue: parola (logica) e gestualità/tono e ritmo di voce (parte emotiva). Quando interagiamo con gli altri non solo parliamo ma gesticoliamo, andiamo avanti e indietro rendendo molto più incisiva la comunicazione. Ad esempio, una cosa è dire :”Tavolo” tenendo le braccia ferme o conserte: un’altra è dire “Tavolo” raffigurando la superficie piana con il movimento delle mani. In questo ultimo caso il messaggio è molto più incisivo in quanto segue la duplice via.

Quindi, i segnali di rifiuto e chiusura hanno il potere di limitare la nostra efficacia come comunicatori. Ma è vero anche il contrario: i segnali di gradimento ed empatia tendono ad influenzare positivamente chi abbiamo di fronte: la sua parte emotiva li legge aprendosi nei nostri confronti riconoscendoci come persone “empatiche”. I segnali di apertura e disponibilità espressi volutamente possono predisporre positivamente chi abbiamo di fronte. La tecnica del Rispecchiamento rappresenta un utilizzo interattivo della comunicazione non verbale per entrare in empatia.

Concludendo, non dobbiamo lamentarci degli scarsi esiti se durante un’interazione esprimiamo segnali di scarico tensionale, chiusura o rifiuto (ad esempio, tamburellare con le dita sulla scrivania, braccia conserte, battere nervosamente il piede per terra ecc.). Paradossalmente siamo molti più efficaci quando siamo sciolti e spontanei.

Il linguaggio segreto del nostro inconscio

Cos’è la comunicazione non verbale? Si potrebbe definirla come tutti quegli atti comunicativi non rientranti nel normale linguaggio logico. Infatti, il nostro cervello è costituito da due emisferi: uno destro e uno sinistro.

 

Non sono separati (altrimenti non saremo vivi!) ma si tratta di una suddivisione di comodo in quanto nella parte destra vi sono la maggior parte delle funzioni del nostro inconscio (creatività, emozionalità, sogni, intuizione ecc.) mentre in quella sinistra vi sono quelle adibite alla parte razionale (logica, matematica, valutazione, capacità sequenziale, parola ecc.).

 

Mentre la parte razionale utilizza il linguaggio informativo per comunicare (il tipo di comunicazione maggiormente conosciuta), l’inconscio utilizza un altro genere di comunicazione: la comunicazione non verbale. Si tratta di gestualità, tono di voce, gestione degli spazi territoriali e “toccamenti” (ad esempio, dare una pacca sulla spalla, o toccare se stessi come accarezzarsi i capelli).

 

Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso di cui ignoriamo l’esistenza o a cui non diamo troppa importanza. La società occidentale è essenzialmente basata sulla logica e la razionalità (emisfero sinistro) e per questo tendiamo a dare importanza in maniera esclusiva al linguaggio informativo. Badiamo più alle parole che al modo in cui sono espresse.

 

Se, ad esempio, chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà, prestiamo ascolto solo alle parole dette. Non notiamo, ad esempio, se mentre asserisce scuote la testa (come a indicare un “no”), abbassa inconsciamente il tono di voce (quasi a non voler pronunciare quelle parole) o tende ad allontanarsi da noi (quasi a “prendere le distanze” dall’affermazione). In questo esempio, riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. E non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà dopo un paio d’ore per dirci che a causa di un impegno imprevisto, non potrà mantenere la parola data.

 

Ma vorrei farvi un esempio ancora più semplice: quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che, da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili, seri e pieni di buone intenzioni ma, quando poi se ne andato, dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”. Eppure, ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore (conosce la comunicazione non verbale!) e filtra le incongruenze. L’unico modo per avvisare la parte logica consiste nell’inviargli una sensazione (che spesso ignoriamo). Infatti, quello che faremo qui è rendere logica la comunicazione non verbale, ricodificare un linguaggio ormai perso in quanto da piccoli usavamo solo questo (non sapevamo usare il linguaggio informativo).

 

Ma, a questo punto, si potrebbe affermare che questo è un sistema per smascherare le bugie. Non è proprio così. Tornando all’esempio del nostro amico che vorrebbe prestarci l’auto, potrebbe darsi che lui sia convinto logicamente di potere soddisfare le nostre richieste ma forse ha completamente dimenticato che l’auto gli serve per una commissione. Ma il suo inconscio non lo ha dimenticato e lo comunica. Ma perché è importante conoscere il linguaggio del nostro inconscio? Forse, la domanda non è corretta: quanto il linguaggio dell’inconscio influenza la comunicazione? E quanto conta quello logico?

 

A tal proposito sono stati effettuati degli studi e delle ricerche il cui risultato è a dir poco sconvolgente: il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio. La parte razionale influenza il 7%. Questo non vuol dire che il linguaggio informativo non è importante, anzi, provate a parlare con qualcuno solo gesticolando e senza esprimere un significato logico: probabilmente vi scambierà per pazzi. Anche se ha solo il 7%, ha un’importanza fondamentale in quanto tutta la nostra cultura si basa su comunicazione di tipo informativo.

 

Conoscere la comunicazione non verbale è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti, potendo leggere in lui come in un libro aperto sollevando il velo dei convenevoli logici! È un sistema per capire da cosa è stimolato il nostro interlocutore, qual è l’argomento che ama e utilizzarlo per creare un rapporto empatico. Infatti, ho suddiviso i segnali in tre categorie: Gradimento, Rifiuto e Specifici. Il nostro inconscio si esprime in maniera semplice e comunica gradimento o rifiuto verso un argomento, una parola o una persona. I segnali Specifici sono una variante di rifiuto e gradimento ma con qualche significato in più.

 

Alcuni segnali

 

1. Bacio dato a se stessi.
Il nostro interlocutore esprime un specie di bacio inconscio, un “arricciamento” delle labbra. Questo segnale significa che l’argomento o la parola espressa lo stimola e che dovremmo approfondire quanto detto. Si sta creando in lui un interessamento positivo. Spesso questo segnale è appena accennato e poco visibile.

 

2. Pressione della lingua all’interno delle guance.
Questo segnale è visibile come un rigonfiamento delle guance e viene espresso rarissime volte. Significa che l’interesse verso l’argomento a la parola espressa è molto alto (anche se non si è raggiunto il massimo del gradimento). Infatti è precedente ad un altro segnale (il linguino – esposizione della lingua). Si potrebbe dire che siano collegati. È come se la lingua accarezza internamente le guance per poi esporsi.

 

3. Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano.
Il nostro interlocutore si accarezza le labbra utilizzando le dita o il dorso della mano. Può essere espresso anche utilizzando, ad esempio, una penna. In genere tutti gli atti concernenti l’accarezzamento, esprimono gradimento. Questo segnale significa che il nostro interlocutore è coinvolto emotivamente verso la parola o argomento espresso.

 

4. Linguino.
Si tratta del massimo segnale di gradimento. In percentuale potremmo affermare che è pari al 100%. Si tratta di una breve esposizione della lingua sulle labbra come per umidificarle. Questo segnale esprime il massimo dell’empatia. Se il vostro interlocutore tende a fare spesso e volentieri questo atto, a prescindere dall’argomento, vuol dire che il gradimento è nei vostri confronti.

Le strette di mano nella Comunicazione non Verbale

Nell’ambito della comunicazione non verbale, un ruolo importante è rivestito dalle strette di mano. Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Già le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il supelogico (o supercalcolatore).

1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.

2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).

3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.

Già esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.

a)       stasera voglio mangiare una pizza b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco a)       no! Io preferisco la pizza! b)       Non ci capiamo: io voglio pesce! a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!! b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?

Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.

1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza  Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.      2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’


Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.