Ti rivelo un Segreto

“Il Pensiero Positivo non funziona!”.

Sai quante volte ho sentito questa frase? E sai quante volte era esatta? Troppe volte.

È vero: il pensiero positivo non sempre funziona.

 

Molti autori e miei colleghi affermano che nella vita basta pensare positivo e le cose andranno bene. Dicono che quando arriva un pensiero negativo, basta pensare positivo.

Queste affermazioni funzionano solo in alcuni casi, ma il più delle volte producono solo un momentaneo effetto placebo.

 

Alcuni giocano sull’immergerti in musica motivante, metterti davanti un relatore carismatico e attorniarti di gente sorridente carica di energia.

Quando esci da un contesto del genere vorresti conquistare il mondo perché hai una carica fuori dal comune.

Ma la mia domanda è:

 

Quanto dura?

 

Dopo poco tempo ritorni allo stato emozionale di prima.

 

Non sono contrario, ma è giusto rendersi conto che l’effetto è momentaneo se non conosci come funziona DAVVERO la programmazione inconscia.

 

Non basta pensare positivo perché il più delle volte lo fai in stato ordinario di coscienza (Stato Beta). In questa fase non puoi autosuggestionarti più di tanto.

Per far passare un ordine con il Pensiero Positivo dovresti ripetere per almeno 21 giorni:

1) Una breve frase espressa in positivo (senza il “non”)

2) Associare un’immagine rappresentante l’obiettivo insieme alla frase del punto 1

 

Questo operazione va ripetuta per almeno 21 giorni perché in uno stato ordinario di coscienza l’ordine non passa immediatamente nel profondo.

 

Quindi illudersi che basti pensare ad un obiettivo,  ripetersi un paio di volte la frase associata perché si raggiunga la meta abita, è pura utopia.

 

Quando un frase, un pensiero e/o un’immagine passa direttamente nel profondo?

 

Vi devono essere almeno un paio di condizioni:

1) Uno stato alterato di coscienza (Stato Alpha)

2) Associare una forte emozione alla frase e all’immagine

 

Parecchi predicano solo la seconda fase ed ignorano la prima.

Questo offre il fianco debole a tutti i detrattori di questi metodi:

 

“Ecco…sono tutte cavolate!”, “Ma lascia perdere!”, “Ma che pensiero positivo, esiste la dura realtà!”.

 

Il pensiero positivo funziona, ma bisogna associare ad esso uno stato alterato di coscienza.

 

Se lo applichi nel pensiero ordinario sei costretto ad applicarlo per almeno 3 settimane con il rischio di stufarti e di lasciar perdere.

 

Come possiamo accedere ad uno stato alterato di coscienza?

 

Vi sono tanti metodi: la meditazione, l’autoipnosi, le visualizzazioni guidate, ecc..

 

Starai pensando che non hai il tempo per meditare e che non vuoi cimentarti negli altri metodi perché richiedono impegno.

 

Allora ti svelerò un segreto e lo farò gratuitamente:

 

ti dirò quando sei naturalmente in uno stato alterato di coscienza.

 

Sai quando sei in stato Alpha e puoi darti ordini nel profondo?

Appena sveglio sei in una fase in cui connetti molto poco e sei altamente suggestionabile

 

Questo è il momento magico!

 

In questa fase puoi:

1) Visualizzare quello che desideri ottenere (uno stato emozionale e/o un comportamento specifico)

2) Dirti una frase che sintetizza l’obiettivo

3) Associare al tutto una forte emozione positiva.

 

Se fai queste 3 cose contemporaneamente appena sveglio, suggestionerai la tua parte profonda.

 

Questo consiglio è gratuito e l’ho testato sulla mia pelle sin dall’età di 16 anni.

 

Magari ti starai chiedendo:

“E se volessi accedere a questo stato alterato tutte le volte che lo desidero, a comando?”.

 

In questo caso dovresti imparare a meditare, ad applicare su di te l’autoipnosi o usare delle visualizzazioni guidate.

 

Ai miei allievi piacciono le mie visualizzazioni guidate perché riesco a mandarli in stato Alpha. Alcuni registrano la mia voce per poi usarla quando più ne hanno bisogno.

 

Si tratta una buona idea: quando vogliono suggestionarsi verso un obiettivo, utilizzano la registrazione mp3 per andare in stato alpha e programmarsi quello che desiderano.

 

Per questo motivo ho deciso di rendere disponibile a tutti questa registrazione.

 

 

Calma la mente

 

 

Il linguaggio segreto del nostro inconscio

Cos’è la comunicazione non verbale? Si potrebbe definirla come tutti quegli atti comunicativi non rientranti nel normale linguaggio logico. Infatti, il nostro cervello è costituito da due emisferi: uno destro e uno sinistro.

 

Non sono separati (altrimenti non saremo vivi!) ma si tratta di una suddivisione di comodo in quanto nella parte destra vi sono la maggior parte delle funzioni del nostro inconscio (creatività, emozionalità, sogni, intuizione ecc.) mentre in quella sinistra vi sono quelle adibite alla parte razionale (logica, matematica, valutazione, capacità sequenziale, parola ecc.).

 

Mentre la parte razionale utilizza il linguaggio informativo per comunicare (il tipo di comunicazione maggiormente conosciuta), l’inconscio utilizza un altro genere di comunicazione: la comunicazione non verbale. Si tratta di gestualità, tono di voce, gestione degli spazi territoriali e “toccamenti” (ad esempio, dare una pacca sulla spalla, o toccare se stessi come accarezzarsi i capelli).

 

Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso di cui ignoriamo l’esistenza o a cui non diamo troppa importanza. La società occidentale è essenzialmente basata sulla logica e la razionalità (emisfero sinistro) e per questo tendiamo a dare importanza in maniera esclusiva al linguaggio informativo. Badiamo più alle parole che al modo in cui sono espresse.

 

Se, ad esempio, chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà, prestiamo ascolto solo alle parole dette. Non notiamo, ad esempio, se mentre asserisce scuote la testa (come a indicare un “no”), abbassa inconsciamente il tono di voce (quasi a non voler pronunciare quelle parole) o tende ad allontanarsi da noi (quasi a “prendere le distanze” dall’affermazione). In questo esempio, riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. E non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà dopo un paio d’ore per dirci che a causa di un impegno imprevisto, non potrà mantenere la parola data.

 

Ma vorrei farvi un esempio ancora più semplice: quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che, da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili, seri e pieni di buone intenzioni ma, quando poi se ne andato, dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”. Eppure, ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore (conosce la comunicazione non verbale!) e filtra le incongruenze. L’unico modo per avvisare la parte logica consiste nell’inviargli una sensazione (che spesso ignoriamo). Infatti, quello che faremo qui è rendere logica la comunicazione non verbale, ricodificare un linguaggio ormai perso in quanto da piccoli usavamo solo questo (non sapevamo usare il linguaggio informativo).

 

Ma, a questo punto, si potrebbe affermare che questo è un sistema per smascherare le bugie. Non è proprio così. Tornando all’esempio del nostro amico che vorrebbe prestarci l’auto, potrebbe darsi che lui sia convinto logicamente di potere soddisfare le nostre richieste ma forse ha completamente dimenticato che l’auto gli serve per una commissione. Ma il suo inconscio non lo ha dimenticato e lo comunica. Ma perché è importante conoscere il linguaggio del nostro inconscio? Forse, la domanda non è corretta: quanto il linguaggio dell’inconscio influenza la comunicazione? E quanto conta quello logico?

 

A tal proposito sono stati effettuati degli studi e delle ricerche il cui risultato è a dir poco sconvolgente: il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio. La parte razionale influenza il 7%. Questo non vuol dire che il linguaggio informativo non è importante, anzi, provate a parlare con qualcuno solo gesticolando e senza esprimere un significato logico: probabilmente vi scambierà per pazzi. Anche se ha solo il 7%, ha un’importanza fondamentale in quanto tutta la nostra cultura si basa su comunicazione di tipo informativo.

 

Conoscere la comunicazione non verbale è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti, potendo leggere in lui come in un libro aperto sollevando il velo dei convenevoli logici! È un sistema per capire da cosa è stimolato il nostro interlocutore, qual è l’argomento che ama e utilizzarlo per creare un rapporto empatico. Infatti, ho suddiviso i segnali in tre categorie: Gradimento, Rifiuto e Specifici. Il nostro inconscio si esprime in maniera semplice e comunica gradimento o rifiuto verso un argomento, una parola o una persona. I segnali Specifici sono una variante di rifiuto e gradimento ma con qualche significato in più.

 

Alcuni segnali

 

1. Bacio dato a se stessi.
Il nostro interlocutore esprime un specie di bacio inconscio, un “arricciamento” delle labbra. Questo segnale significa che l’argomento o la parola espressa lo stimola e che dovremmo approfondire quanto detto. Si sta creando in lui un interessamento positivo. Spesso questo segnale è appena accennato e poco visibile.

 

2. Pressione della lingua all’interno delle guance.
Questo segnale è visibile come un rigonfiamento delle guance e viene espresso rarissime volte. Significa che l’interesse verso l’argomento a la parola espressa è molto alto (anche se non si è raggiunto il massimo del gradimento). Infatti è precedente ad un altro segnale (il linguino – esposizione della lingua). Si potrebbe dire che siano collegati. È come se la lingua accarezza internamente le guance per poi esporsi.

 

3. Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano.
Il nostro interlocutore si accarezza le labbra utilizzando le dita o il dorso della mano. Può essere espresso anche utilizzando, ad esempio, una penna. In genere tutti gli atti concernenti l’accarezzamento, esprimono gradimento. Questo segnale significa che il nostro interlocutore è coinvolto emotivamente verso la parola o argomento espresso.

 

4. Linguino.
Si tratta del massimo segnale di gradimento. In percentuale potremmo affermare che è pari al 100%. Si tratta di una breve esposizione della lingua sulle labbra come per umidificarle. Questo segnale esprime il massimo dell’empatia. Se il vostro interlocutore tende a fare spesso e volentieri questo atto, a prescindere dall’argomento, vuol dire che il gradimento è nei vostri confronti.