Mente Quantica: tra Misticismo e Teorie Quantistiche

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di programmazione quantica, mente quantica, ecc..

Quando decidemmo il titolo “La Mente Quantica” per il mio libro uscito nell’Ottobre del 2015, ho ritenuto che si potesse confondere nel marasma dei tanti autori che trattano l’argomento. Infatti, alcuni mi chiedono: “Perché Mente Quantica? Cosa significa?”.

Bisogna fare un passo indietro e parlare di uno splendido libro intitolato “Il Tao della fisica” scritto dal fisico Fritjof Capra. Nella sua opera, l’autore mostra incredibili connessioni tra le filosofie orientali e le teorie della meccanica quantistica. Quest’ultima è una branca della fisica che si occupa del mondo subatomico (ovvero le particelle che compongono la realtà che viviamo).

L’esplorazione di questo mondo infinitamente piccolo ha messo gli scienziati di fronte ai limiti della scienza newtoniana: le particelle non rispondevano più alle leggi classiche conosciute e non era più possibile predire con certezza i loro comportamenti. Da una scienza deterministica si passò ad un approccio statistico. In altre parole, non si poteva più predire il comportamento delle particelle, ma la “tendenza ad avvenire”.

Inoltre, l’esperimento della “Doppia fenditura” li aveva messi di fronte ad un alto enigma: gli elettroni cambiano natura in base al fatto di osservare o meno cosa accade durante l’esperimento. Ovvero, il fatto di attivare un rilevatore per comprendere bene determinati comportamenti (osservazione) ne mutava la natura da onda a particella. Qui parliamo di un cambio radicale della natura della realtà: da qualcosa di impalpabile e vasto come un’onda (per avere un’idea pensa alle onde radio che occupano vaste regioni di spazio) a qualcosa di piccolo e individuabile come una particella.
Da qui il famoso detto: “L’osservatore influenza il sistema osservato”.

Ad oggi non si è ancora compreso come avvenga questo fenomeno. Alcuni fisici hanno ipotizzato che l’utilizzo di uno strumento per osservare illumini il sistema interferendo con lo stesso. I fotoni che compongono la luce, essendo piccoli quasi come gli elettroni, impattano contro le particelle deviandone la direzione. Questo potrebbe spiegare come mai la direzione possa essere deviata, ma non il cambio di natura di realtà (da onda a particella). Quindi, questa spiegazione non è plausibile.

Alcuni fisici più arditi si sono spinti oltre ipotizzando che sia l’uomo a influenzare l’esperimento e non il rilevatore. In altre parole, l’atto di osservare potrebbe modificare la natura della realtà. Uso il condizionale perché al momento non si sa come mai si verifichi questa specifica situazione.
Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che questo fenomeno riguardi solo il mondo subatomico e non il “macro” che quotidianamente abitiamo dove le fisica newtoniana fa da padrona. Questo appunto è vero, ma bisogna tenere conto anche che quelle minuscole particelle ci compongono.

In questa direzione, potremmo ipotizzare una connessione tra coscienza e realtà (al punto che non si parla più di “osservatore” ma di “partecipatore”). Se vi fosse una connessione con la mente, parliamo di quella razionale o di quella inconscia? Ovviamente, ci riferiamo a quest’ultima e alla programmazione mentale in essa contenuta: credenze inconsce, resistenze ed imprinting emozionali.

È doveroso affermare che la maggior parte dei fisici respinge questa ipotesi, ma al momento nessuno dei due schieramenti riesce a smentire le ipotesi dell’uno o dell’altro in quanto ogni volta che si cerca di osservare inevitabilmente si influenza l’esito dell’esperimento subatomico.

Il nostro inconscio è responsabile di comportamenti, scelte, stati interiori, pulsioni, ecc.. La nostra parte razionale non fa altro che giustificare spinte inconsce; oppure, il più delle volte ci limitiamo ad affermare: “E’ stato più forte di me!” o “Sono fatto così, non posso farne a meno!”.
La nostra mente è come un iceberg: la parte emergente potrebbe essere scambiata per l’intero blocco di ghiaccio, in realtà ne è solo la decima parte, in quanto il vero iceberg si trova nascosto sotto il livello del mare. Difatti, le correnti marine fanno presa sulla parte nascosta influenzandone la direzione, non è il vento a farlo soffiando sulla parte visibile.

Allo stesso modo, attribuiamo grande potere alla nostra parte razionale senza prendere in considerazione che è il nostro (invisibile) inconscio a decidere la direzione della nostra esistenza.

Se a questo aggiungiamo le suggestive ipotesi della meccanica quantistica avanzate da alcuni fisici, è facile rendersi conto quanto sia importante lavorare sul proprio programma mentale. Ad esempio, se le credenze avessero davvero il potere di far collassare la funzione d’onda, è opportuno lavorare su di esse al fine di allineare la nostra mente profonda verso gli obiettivi desiderati.

Quando parlo di Mente Quantica, mi riferisco proprio al programma mentale in grado di influire sulla nostra vita e di come questo possa essere riscritto grazie a specifiche tecniche di Neuro Quantistic Engineering®. Inoltre, bisogna prendere in considerazione altri aspetti come le Leggi Universali, il processo di Manifesting, il Karma e il Quantum Energetico. Non basta lavorare sul proprio inconscio, ma occorre prendere in considerazione un approccio integrato che contempli la mente, il corpo e l’anima umana.

Questo approccio trasversale per me rappresenta il vero significato di Mente Quantica.

 

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