Scopri il Segreto della PNL Quantica

Nel 1998 pubblicai il Potere dell’Energia Universale, il mio primo libro che affronta il delicato collegamento tra PNL, teorie della Meccanica Quantistica e Leggi dell’Energia Universale.

 

Diversi miei colleghi, che si occupano della (ormai stra-citata) Legge dell’Attrazione, non fanno altro che ripeterti:

pensa positivo, pensa positivo, pensa positivo!

 

Questi persone ignorano come davvero funziona la Legge dell’Attrazione (quello che emani torna indietro): se hai delle credenze limitanti e spesso sei vittima di emozioni negative che non riesci a controllare, come fai a pensare positivo?

 

Una credenza è qualcosa di fisico, è uno schema di neuroni statico che ti dice cosa è reale e cosa non lo è. È come un programma occulto che lavora al di sotto della tua consapevolezza. Come puoi fermare qualcosa con la razionalità (pensa positivo, per intenderci) se lavora al di sotto della tua attenzione?

Quindi è normalissimo che tanta gente sia disillusa sulla Legge dell’Attrazione perché i risultati tardano ad arrivare.

 

Come procedere allora?

Il primo passo consiste nel “ripulire” il proprio “programma mentale” dalle credenze limitanti e dalle emozioni negative. Se disinneschi questi elementi che lavorano ad di sotto della tua consapevolezza, non ti sposterai su linee di possibilità indesiderate.

 

Qui entra in ballo la Programmazione Neurolinguistica (PNL): offre strumenti veloci e rapidi per cancellare credenze indesiderate. Inoltre, grazie alla Time Line (Linea del tempo) è possibile “ripulire” il passato dai carichi emozionali negativi oltre a poter “ridisegnare” il proprio futuro. Questi concetti non sono poi così innovativi: gli orientali da millenni ci dicono di accettare incondizionatamente il proprio passato e i propri pensieri.

 

Se ad esempio, sei profondamente convinto che “l’amore non esiste”, pensi possa bastare pensare positivo e visualizzare tutti i giorni l’anima gemella? Se non elimini il “freno a mano” inconscio è come sparare con un pistola ad acqua contro una diga in cemento armato.

 

Se spesso ti arrabbi o sei triste, ti torneranno indietro eventi che ti porteranno questa qualità emotiva.

 

Ecco perché è FONDAMENTALE lavorare sul proprio programma mentale. Questo primo importante passo lo compresi verso i 17 anni circa e per parecchio tempo ho ricercato strumenti per lavoraci bene ed efficacemente (fino ad approdare alla PNL).

 

Vorrei concludere questo articolo ribadendo (come già fatto in altri articoli) che la Legge dell’Attrazione è solo una delle Leggi Universali. Anche eliminando credenze limitanti ed emozioni negative, non basta pensare fortemente a qualcosa per averla. Affinché ci si possa spostare sulle linee desiderate di possibilità, è importante applicare simultaneamente le Leggi dell’Energia Universale.

 

Inoltre, è importante avere il giusto Quantum Energetico. Questo dipende dai pensieri, dalle emozioni, dalle persone che ci circondano e dall’alimentazione  Alimentarsi male significa avere meno energia; frequentare persone che ti “vampirizzano l’energia” (i cosiddetti “sponsor negativi”) si traduce in scarso quantum energetico.

 

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Il Segreto del Manifesting

Da adolescente, ero interessato (e lo sono tutt’ora) a tutto quello che è legato all’esoterismo,  all’inconscio e a quella scienza di confine che spesso sconfina nell’incredibile  Questa passione mi ha portato a comprendere che la nostra mente e la nostra anima hanno un potenziale incredibile che la maggior parte della gente ignora.

 

Anche le stesse teorie della Meccanica Quantistica hanno iniziato un bel po’ di anni fa a scardinare la visione meccanicistica della vita creando una separazione nel mondo dei fisici (c’è chi le accetta e chi le rifiuta in maniera netta).

 

Se vuoi saperne di più merito alla meccanica quantistica, ti rimando ad un mio articolo:

Fisica o Misticismo? Le nuove teorie della Meccanica Quantistica

 

Chi intraprende un viaggio di questo tipo deve essere aperto e deve sperimentare tutto quello che gli viene proposto e che scopre. Solo in questo modo può rendersi conto di cosa funziona e cosa andrebbe scartato.

 

Spesso sento parlare della Legge dell’Attrazione:

 

Quello che pensi, provi e fai, prima o poi torna indietro.

 

Questa legge spiega diverse cose, ma non sempre funziona.

 

Infatti, molti banalizzano dicendo: “Quello che pensi si avvera!”.

 

Questa affermazione è in parte falsa e viene smentita dalla vita ordinaria.

 

Chi afferma questa banalità, ignora diversi elementi.

 

Uno di questi è il set di convinzioni inconsce che ogni persona ha nel profondo e di cui ne ignora completamente l’esistenza. Questi sono schemi neurologici fissi, schemi di pensiero profondi che in maniera occulta governano (in parte) la tua vita.

 

Si creano grazie ai nostri genitori, la scuola, la società e i mass media. Quando siamo piccoli, siamo facilmente “programmabili” (termine che non amo particolarmente, ma che rende chiaro il concetto); lo siamo anche in età adulta, ma in maniera meno intensa.

 

Ad esempio, se credi che l’amore non esiste, anche se razionalmente affermerai il contrario e farai di tutto per incontrare la persona amata, la credenza farà in modo che tu non possa incontrarla mai.

 

Capisco che questo concetto possa sembrare assurdo per chi ama la logica e la razionalità, però la mente mette in atto processi di “cancellazione” e di “deformazione” della realtà affinché non si vada a contraddire il modello creato (cioè la credenza).

 

Mi viene spontaneo un collegamento con la Meccanica Quantistica. Si teorizza che “l’osservatore influenza il sistema osservato”; ad esempio, la luce si comporta come una particella (fotone) o come un’onda in base allo strumento di misurazione.

 

Se questa teoria fosse vera, applicandola al nostro mondo potrebbe significare che “il modo in cui inconsciamente vediamo il mondo, lo influenza di conseguenza”.

 

Forse queste sono tutte teorie senza senso, però potrebbero spiegare come mai una persona cambia la propria via (in meglio o in peggio) quando cambia quello in cui crede.

 

Ma vorrei tornare al discorso della Legge dell’Attrazione. Come dicevo, da sola non basta e molti autori ignorano (o forse preferiscono non divulgare) che ne esistono altre. Senza la loro comprensione è come avere un auto con poca benzina: prima o poi ti fermerai.

 

Una di queste (La Legge dell’Essenzialità) è FONDAMENTALE perché tira in ballo le sincronicità:

Nulla avviene per caso.

Inoltre, affronta il tema del Karma (altro elemento che influenza la tua vita).

 

Senza la comprensione della direzione della tua esistenza, potresti allontanarti dalla tua Mission di Vita e perseguire gli obiettivi dell’Ego (il frutto del condizionamento sociale, non è la tua vera Essenza).

 

Quindi, in conclusione, il cambiamento deve avvenire comprendendo

– Le Leggi dell’Energia Universale

– La propria “programmazione inconscia”

– Lo schema della propria esistenza (Karma, sincronicità, ecc.)

 

La comprensione e la padronanza di tutti questi concetti amo racchiuderli in un processo chiamato Manifesting: la capacità di co-creare la propria realtà.

Come puoi notare, parlo di co-creare perché noi entriamo in sintonia con l’Universo, ma non lo governiamo. È come fare surf:

il surfista cavalca le onde ma non ne influenza la loro direzione.

 

Capire che vi sono dei limiti è importante per comprendere seriamente questi meccanismi.

Questo non toglie che tu puoi estendere i limiti di quello che pensi sia possibile fare nella tua esistenza.

 

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La mente creatrice

La mente crea? Questa domanda mi ha sempre stimolato a trovare una risposta soddisfacente. Avevo circa 16/17 anni quando lessi un piccolo libretto sulla meccanica quantistica. Una frase mi colpì particolarmente: “L’osservatore influenza il sistema osservato”. Nella meccanica quantistica si ipotizza che la coscienza, l’osservazione, possa far collassare la funzione d’onda e far emergere la linea di possibilità che inconsciamente ci si aspetta. In parole povere, teoricamente si afferma che le aspettative possano influire sulla realtà circostante.

 

Teoria affascinante che trova una forte corrispondenza nella Programmazione Neurolinguistica (PNL): le profezie auto-avveranti. Se pensi (davvero e profondamente) che le cose andranno in un certo modo, così accadrà.

 

Naturalmente, in questo caso ci si riferisce al potere dell’auto-suggestione (secondo me, troppo sottovalutato); condizionando il proprio inconscio, si metteranno in atto comportamenti inconsapevoli che andranno verso la direzione delle aspettative.

 

Non mi riferisco al semplice pensare, ma a credenze inconsce, paure e aspettative profonde. Quindi, quando si dice che “il pensiero crea”, non è proprio vero: se profondamente non ci credi, il semplice pensiero non funziona.

 

Negli ultimi anni ho concentrato le mie ricerche sulle credenze e posso ormai affermare con forte certezza che quando abbatti le credenze limitanti, cambi completamente la tua vita.

 

Torniamo alla domanda: la mente crea?

 

Non so se questa particolare interpretazione della meccanica quantistica sia vera (l’osservatore influenza il sistema osservato), però l’esperienza mi dice che le emozioni e quello che ti aspetti dalla vita influenzano molto profondamente quello che ti circonda: lavoro, sentimenti, benessere, relazioni, ecc..

 

Paradossalmente, le paure sono molto potenti: l’emozione (anche se è negativa) fissa nel profondo l’aspettativa (legata alla paura) e tende ad avverarsi. Infatti, un mio maestro mi diceva sempre:

Se non hai paura, sei libero e non offri “ganci” agli altri.

 

In altre parole, la paura ti fa sintonizzare sulla linea di possibilità indesiderata razionalmente, ma desiderata inconsciamente.

 

Sarebbe meglio cambiare i propri schemi mentali ed emotivi in modo da sintonizzarsi su diverse linee di possibilità. Per questo motivo è importante circondarsi di persone che aumentano il nostro livello energetico e svolgere attività che ci regalano piacere.

Se si svolge un lavoro che non piace, a maggior ragione consiglio di ricavarsi spazi positivi nella propria vita.

 

Non è solo una questione di mente, ma anche di emozioni. Ecco perché è importante avere un certo equilibrio, convinzioni e un atteggiamento positivo. Quest’ultimo non deve essere esasperato: ignorare le cose che non funzionano dicendo che tanto andrà tutto bene, non significa essere ottimista ma “ciechi”. Bisogna imparare a prendere atto delle situazioni per focalizzarsi sulle soluzioni.

 

Vi sono due presupposti della PNL che chiunque dovrebbe utilizzare nella propria vita:

– Se continui a fare quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

Quindi, se quello che fai non funziona, cambia le azioni e gli schemi in quanto non producono risultati. Purtroppo spesso la gente si incaponisce nel ripetere sempre le medesime e inutili azioni.

 

Il secondo presupposto si collega con il primo:

– Se esiste al mondo anche una sola persona in grado di fare una determinata cosa, anche tu puoi farla modellando le sue strategie.

Se non hai le risorse per raggiungere il tuo obiettivo o risolvere il problema che stai vivendo, ispirati a persone che sono riusciti a farlo.

 

Questi due presupposti vogliono dirci che dovremmo imparare ad essere flessibili, adattabili e aperti ad altre mappe del mondo. Se si rimane ancorati alle proprie credenze anche quando queste si rivelano deleterie, si rischia di fallire.

 

Allora, la mente crea? Dal mio punto di vista, la risposta è più che affermativa. In questi anni ho studiato diverse discipline, ma la PNL (me ne occupo da metà degli anni novanta), è sicuramente tra le più efficaci e immediate per riallineare le proprie credenze agli obiettivi per creare la vita desiderata in quanto fornisce tecniche concrete, non tonnellate di teorie.

 

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La teoria del molti mondi

Quelli che non rimangono scioccati, la prima volta che si imbattono
nella meccanica quantistica, non possono averla compresa
Niels Bohr
 
 

Nell’articolo precedente “Fisica o Misticismo?” abbiamo analizzato la teoria secondo la quale l’osservazione fa collassare la funzione d’onda dando vita ad una delle possibilità, mentre le altre svaniscono.

 

Questa teoria è riconducibile all’interpretazione di Copenhagen¹ ma presenta un problema: vi deve essere una rilevazione del sistema osservato per permettere il collasso della funzione d’onda.

 

In mancanza di un osservatore non vi sarebbe realtà fisica ma un numero sconfinato di possibilità (equazione d’onda di Schrödinger²: una funzione d’onda racchiude tutte le possibilità).
 
Il problema è stato in parte risolto grazie ad un’altra teoria meno in linea con la visione ortodossa della meccanica quantistica: la teoria dei molti mondi di Everet-Wheerler-Graham³.
Costoro non considerano le diverse possibilità solo probabilità di una funzione d’onda, ma le considerano reali!.

Ad esempio, prendiamo in considerazione la possibilità che io faccia un colloquio di lavoro per essere assunto in nuova azienda. Quindi vi è una funzione d’onda che contiene la possibilità che io possa essere assunto e un’altra in cui venga respinto. Secondo la visione ortodossa delle fisica quantistica, a un certo punto una emerge nella realtà mentre l’altra svanisce.
Invece, per la teoria dei molti mondi accadano entrambe, le possibilità e la funzione d’onda che le contiene sono reali: il mondo si divide in due rami in cui A) vengo assunto B) vengo respinto.
 
Qual è la differenza sostanziale tra l’interpretazione di Copenhagen e quella di Everet-Wheerler-Graham?
 
– Per l’Interpretazione di Copenhagen l’equazione d’onda di Schrödinger sviluppa infinite possibilità.
– Per Everet-Wheerler-Graham l’equazione di Schrödinger crea distinti rami di realtà.
 

La teoria dei molti mondi risolve il problema dell’osservatore che fa collassare una delle possibilità in quanto prevede che le funzioni d’onda si dividano.
Nella interpretazione di Copenhagen la funzione della coscienza riveste un ruolo fondamentale per far collassare una delle possibilità, mentre per Everet-Wheerler-Graham anche la coscienza si divide. In altre parole, quando ci troviamo presenti al momento della divisione, la coscienza si divide associandosi alle diverse realtà. Queste ultime sono divise e non accessibili tra di loro
 

Possiamo vedere meglio le differenze tra le due teorie nel celebre esperimento ipotetico “Il gatto di Schrödinger”, elaborato dallo scopritore dell’equazione d’onda.
L’esperimento teorico di Schrödinger presuppone che in una scatola venga messa un gatto. All’interno di questa scatola vi è un flacone di veleno che, se liberato, uccide l’animale. Ma la liberazione della sostanza tossica è aleatoria: una volta chiusa la scatola, vi sono il 50% di possibilità che il flacone di veleno si apra o rimanga sigillato. Quindi vi sono pari possibilità che il gatto sopravviva o muoia dopo la chiusura.

 

L’esperimento parte, si chiude la scatola e dopo qualche istante il gas o è stato liberato oppure è rimasto sigillato.
Per la concezione classica della fisica il gatto o è vivo oppure è morto: non resta che aprire la scatola.
Ma per la fisica quantistica le cose vanno diversamente: il felino si trova in una specie di limbo in cui vi è la possibilità che sia vivo e che  sia deceduto (interpretazione di Copenhagen). Quando decidiamo di aprire la scatola e guardiamo dentro una delle due possibilità si concretizza mentre l’altra svanisce.

 

Per la meccanica quantistica prima di quel momento c’è solo una funzione d’onda.
Invece, per la “teoria dei molti mondi”, nel momento in cui il flacone di veleno si apre o rimane chiuso, avviene una divisione del mondo in due rami. In altre parole è il gatto è sia vivo che morto, vi è una realtà in cui il felino continua ad essere vivo, mentre in un’altra realtà l’animale è deceduto. Ma cosa succede a noi che apriamo la scatola? Anche noi ci dividiamo, in quel momento, in due rami: una in cui accertiamo che il gatto è sopravvissuto, in un’altra costatiamo il decesso. Nessuno di dei “due noi stessi” si rende conto dell’esistenza dell’altro.

 

Secondo la visione della fisica classica, invece, le cose stanno in altri termini: il gatto o è vivo o è morto: non esistono funzioni d’onda o altri rami di realtà. D’altronde questo coincide anche con il senso comune dove le cose sono oggettive. Le teorie della meccanica quantistica, interpretazione di Copenhagen in particolare, sembrano invece suggerirci una realtà soggettiva.
Non vi alcun dubbio che le ipotesi della fisica q. sono interessanti e suggestive (basti pensare anche all’universo olografico di Bohm – vedi “Fisica o Misticismo?”) ma non siamo ancora in grado di comprovarle totalmente (o smentirle).

 

Bisogna sempre tenere a mente che la fisica newtoniana funziona nel nostro mondo, ci ha permesso di mandare gli uomini sulla luna e le sue leggi governano la nostra realtà. Qualcuno obietta che questo accade a causa della limitatezza dei nostri cinque sensi in grado di cogliere solo 3 dimensioni più il tempo, mentre il numero delle dimensioni è molto più alto. Sono comunque le regole che governano il nostro mondo. D’altronde, non possiamo ignorare che il mondo dell’infinitamente piccolo risponde a leggi che ha costretti i fisici a elaborare nuovi strumenti di interpretazione e analisi in quanto la fisica classica non è sufficiente a spiegare il mondo subatomico. Basti solo pensare alla natura duale della luce: onda e particelle (fotoni) allo stesso tempo, un paradosso per il senso comune.

 

Le due visioni del mondo non si escludono, a mio avviso, ma sono complementari. Quello che forse ancora ci sfugge è l’anello di congiunzione tra i due mondi. La sua individuazione ci permetterà di comprendere e svelare molti enigmi. Probabilmente i mistici hanno già compreso come si collegano le due visioni: quando raggiungono stati alterati di coscienza comprendono lati della realtà che sfuggono durante la normale percezione. Molti individui durante stati estatici provano qualcosa che poi non riescono a descrivere nel normale stato di veglia. Sembra quasi che la normale percezione sia un limite alla descrizione di quanto visto, provato o sentito… perché forse si è andati oltre i cinque sensi. Queste persone affermano che in quei particolari stati tutto è più incredibilmente chiaro e lucido.

 

Probabilmente non è un caso che le teorie e le frasi dei fisici sembrano essere formulate dai mistici. Basti pensare al ruolo attribuito alla coscienza dall’interpretazione di Copenhagen (che permette il collasso della funzione d’onda) o alla visione olografica dell’universo di Bohm (“la realtà è un’illusione”) o alla velocità superluminale (istantanea) tra le particelle dimostrata da Alain Aspect che sembra fornire una spiegazione alla telepatia (dato che tutte le particelle sono istantaneamente informate su quello che succede alle altre). Senza ombra di dubbio è difficile accettare simili visioni in quanto urtano con il nostro buon senso razionale, sembrano teorie uscite da un film di fantascienza, ma non sono il frutto di uno scrittore!

 

 

Fisica Newtoniana

Fisica Quantistica

Si basa sulla percezione sensoriale

Si basa sulle dinamiche delle particelle subatomiche e su i sistemi non osservabili direttamente

Descrive Cose

Descrive Comportamenti (comportamento statistico dei sistemi)

Predice eventi

Predice probabilità

La realtà esterna è oggettiva

Non è certo che la realtà sia oggettiva in quanto, probabilmente, non separata dalla nostra esperienza (realtà soggettiva)

L’osservazione dei fenomeni è possibile senza che questa li alteri

Non è possibile l’osservazione dei fenomeni senza che questa li alteri

Afferma di basarsi sulla verità assoluta

Afferma di correlare in maniera corretta le esperienze

Tabella comparativa tra Fisica Classica e Quantistica (tratta da “La Danza dei maestri Wu Li” di Gary Zukav – Casa Editrice Corbaccio)
 
 
 

Bibliografia di riferimento:

Il Tao della Fisica

F. Capra

 

La danza del

Maestri Wu Li

G. Zukav

     
Il Tao della fisica   La danza dei maestri Wu Li      

 
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Note
 
¹ Interpretazione di Copenhagen: con questo termine si indica l’influenza del pensiero di Niels Bohr (nato a Copenhagen, fisico danese (1885-1962), elaborò nel 1913 una teoria atomica che è alla base di quelle moderne sulla struttura dell’atomo e i principi metodologici adottati dalla fisica moderna. Premio Nobel 1922.
 
² Erwin Schrödinger: fisico austriaco (1887-1961), uno dei fondatori della meccanica ondulatoria e quantistica. Formulò nel 1926 l’equazione sulla propagazione delle onde materiali (equazione di Schrödinger) e approfondì il parallelismo tra l’aspetto ondulatorio e quello corpuscolare dei fenomeni fisici. Premio Nobel 1933 per la fisica.
 
³ Everett Hugh, Wheeler John, Graham Neill

Fisica o Misticismo? Le nuove teorie della Meccanica Quantistica

Di Vincenzo Fanelli

Tratto da “Nea Agorà” dicembre 2002/gennaio 2003 – anno VIII nn.4/02 – 1/03

 

Per anni l’uomo si è spinto verso le esplorazioni spaziali alla ricerca di nuove meraviglie nella speranza di comprendere meglio la natura dell’universo che lo circonda. In seguito, ha scoperto che sotto i suoi occhi esiste un mondo inesplorato e che contiene tutte le risposte di cui ha bisogno: il mondo subatomico. La realtà che ci circonda è governata da leggi empiriche abbondantemente studiate da Isac Newton e che costituiscono la fisica attraverso cui si esplora e si misura il mondo. Ad esempio, se si lasciano cadere dei massi da una montagna, è possibile calcolarne la velocità ed i tempi di rotolamento. Per la fisica classica tutto deve essere misurabile e prevedibile.

 

Grazie ad essa è stato possibile mandare l’uomo sulla Luna. Con questi strumenti i fisici si accingevano ad esplorare il mondo dell’infinitamente piccolo senza sapere che tutte le loro nozioni sarebbero state improvvisamente stravolte. La curiosità di conoscere la costituzione del “primo mattone” della materia li ha spinti in un luogo dove le leggi della fisica newtoniana sono inservibili. La natura dei “mattoni” della materia che costituisce la realtà che ci circonda smentirono le aspettative dei ricercatori i quali pensavo di trovare piccoli ma solidi elementi; invece, trovarono impalpabili onde di energia. La solida materia che ci circonda è organizzata da onde energetiche che, come le onde radio, non possono essere individuate precisamente nello spazio in quanto presenti ovunque.

 

Ad esempio, la penna sulla nostra scrivania può essere individuata nello spazio, mentre le onde radio della stazione che ascoltiamo non possono essere individuate con precisione in quanto sono presenti ovunque. Le sorprese per i fisici non erano finite in quanto le onde di energia sono in grado di divenire anche solide particelle. Si scontrarono con un paradosso della natura difficilmente spiegabile con la logica: come può esistere qualcosa che è impalpabile ma che allo stesso tempo è tangibile? Questo paradosso emerse grazie a due fisici che dimostrarono separatamente che la luce può essere sia un onda che una particella: Thomas Young e Albert Einstein

 

Nel lontano 1803 Thomas Young eseguì un esperimento per accertare la natura della luce. Un fascio di luce solare passava attraverso un foro; davanti a questo foro vi era un pannello con due fenditure verticali che potevano essere coperte con un stoffa; infine, dietro al pannello con le due fenditure vi era un muro su quale poteva riflettersi la luce proveniente dalle aperture. Quando una delle due fenditure verticali veniva scoperta, il muro si illuminava con la luce solare in un determinato punto. In seguito, scoprì anche la seconda fenditura; sul muro vi doveva essere la somma della luce proveniente dalle due aperture. Invece, le cose andarono diversamente: sulla parete si proiettarono una serie di strisce alternate chiare e scure e la luce non appare nello stesso punto di quando era aperta solo una fenditura. Questo era dovuto ad un fenomeno di interferenza della meccanica ondulatoria. Le onde di luce passando dalle due fenditure interferiscono e in alcuni punti si rafforzano (strisce chiare) in altri si annullano (strisce scure). Questo esperimento dimostrò che la luce è composta da onde.

 

Ma Einstein e Plank misero in evidenza la natura corpuscolare della luce in quanto agiva sulla materia come particella.. Ci troviamo nuovamente di fronte al dualismo onde-particelle, qualcosa che è può essere individuato in un punto dello spazio ma che allo stesso tempo non lo è. La meccanica quantistica ci dice che le due verità possono coesistere e che nessuna esclude l’altra. Se noi rifacciamo l’esperimento considerandolo in termini di particelle (fotoni), ci troviamo di fronte ad un altro enigma; quando è aperta una sola fenditura, la particella viene sparata e colpisce il muro in un determinato punto, lo stesso punto che invece sarà scuro se apriamo anche la seconda fenditura. Le domande che sorgono sfidano la logica:

 

Come fa la particella a sapere che deve colpire proprio quel determinato che invece sarà scuro quando l’altra fenditura sarà aperta e che ci sono due aperture? E le informazioni come fanno a circolare così velocemente?

 

Il fisico E. H. Walker esprime un’ipotesi suggestiva: i fotoni possiedono un livello di coscienza, dato per che coscienza si intende qualcosa che sia in grado di elaborare informazioni ed agire di conseguenza. E nell’esperimento di Young accade proprio questo: i fotoni sono a conoscenza del fatto che una o entrambe le fenditure sono aperte e si regolano di conseguenza. Un’altra deduzione molto forte è la seguente: l’universo è costituito da schemi di energia consci.
Il dualismo onde-particelle sembrava un incredibile “koan zen” proposto dalla natura per spingere l’uomo ad elevarsi verso una nuova visione della realtà.
Cominciava a prendere piede una nuova fisica (Fisica Quantistica) che, contrariamente a quella classica, afferma l’impossibilità di prevedere con certezza alcuni fenomeni a livello subatomico.

 

Albert Einstein non era d’accordo e cercò in tutti i modi di screditarla basandosi sul fatto che la Fisica Quantistica mostra alcuni fenomeni il cui funzionamento non può essere spiegato razionalmente. In altre parole non svela ciò che avviene dietro il sipario calato del palcoscenico. Nel 1935 pubblicò un esperimento svolto con altri ricercatori, Rosen e Podolski (conosciuto come l’effetto “Einstein-Podolsky-Rosen”), nella speranza di mettere in evidenza le lacune delle nuove teorie.
Due particelle venivano lanciate in direzioni opposte. La particella A, durante il suo tragitto incontra una carica magnetica che ne devia la direzione verso l’alto. Cosa succede alla particella B che segue il suo tragitto senza incontrare elementi che ne deviano la direzione? In teoria dovrebbe continuare la sua traiettoria in linea retta; invece, la natura rispose con un altro paradosso non spiegabile: la particella B deviava la direzione assumendo un moto contrario alla sua gemella. In altre parole deviava la sua direzione verso il basso.

 

Se la particella A, grazie al magnete, deviava la sua direzione verso destra, la particella B si dirigeva verso sinistra. Quello che accade nella zona A influenza l’area B. Questo esperimento dimostra che:
1. le particelle sono in grado di comunicare tra di loro trasmettendo ed elaborando informazioni.
2. la comunicazione è istantanea.

 

Questo ultimo punto fu pienamente dimostrato nel 1982 grazie a Alain Aspect, fisico dell’Istituto di Ottica dell’Università di Parigi a Orsay (Francia), che eseguì un esperimento simile al precedente, ma i cambi di regolazione potevano essere fatti all’ultimo microsecondo; questo permetteva di essere certi che le informazioni, se viaggiano alla velocità della luce, non potessero essere scambiate tra le particelle. Ma la natura rispose ancora una volta: le particelle comunicavano ugualmente.
La comunicazione istantanea poteva significare che la velocità della luce poteva essere infranta, fatto non accettato da Einstein e da buona parte dei fisici. L’effetto “Einstein-Podolsky-Eosen” voleva dimostrare come le teorie della nuova fisica non erano in grado di spiegare il funzionamento di alcuni meccanismi.
Ma l’effetto fu contrario alle aspettative: i ricercatori, accettando il presupposto che la velocità della luce non può essere infranta, elaborarono una teoria secondo la quale esiste un sistema di comunicazione diverso da quello che noi conosciamo, una comunicazione di tipo non locale. I fenomeni quantistici dimostrano che le informazioni circolano con sistemi che vanno al di là della nostra comprensione classica. Una logica deduzione di quanto appena esposto è la seguente: non esiste alcuna separatezza nell’universo. E questo apre le porte alla spiegazione di alcuni fenomeni poco presi in considerazione della scienza come la telepatia, fenomeno istantaneo. Il fatto più divertente è che la fisica quantistica fornisce uno strumento matematico per comprovare l’esistenza di fenomeni telepatici, manifestazioni rigettate dai fisici ma con cui sono costretti a scontrarsi.

 

Ma qual è la natura della realtà? Noi siamo abituati a vedere e concepire quello che è attorno a noi in tre dimensioni: lunghezza, altezza, larghezza e tutto si svolge in un contesto scandito dal tempo.
La meccanica quantistica afferma altro. Per farvi comprendere il suo funzionamento ricorrerò ad un semplice esperimento. Supponiamo che io sia seduto ad una scrivania e di fronte a me vi sia un interruttore collegato a due lampadine. Quando schiaccio l’interruttore una delle due si accenderà ma non posso sapere in anticipo quale lampadina, dato che l’interruttore è aleatorio: vi sono il 50% delle probabilità che si accenda la lampadina A o la B. In questo esperimento vi sono un osservatore (io) e il sistema osservato (interruttore e lampade).

 

Le due possibilità sono racchiusa nella funzione d’onda, una elaborazione matematica che ci dice quello che potrebbe accadere (e non una certezza come nella fisica classica); la funzione d’onda dell’esperimento in questione contiene due possibilità (si accende la lampadina A o la B), ma quando aziono l’interruttore e si accende, ad esempio, la lampadine B, la funzione d’onda muta in quanto la possibilità della lampadina A cessa di esistere. Questo fenomeno si chiama collasso della funzione d’onda: svaniscono tutte le possibilità tranne quella che si è concretizzata. Prima che io (osservatore) accerti che la lampadina B è accesa, vi è una potenzialità poliedrica di sviluppo della funzione d’onda. Quando osservo cosa accade vi è un passaggio da tante possibilità ad una dando luogo al salto quantico (passaggio da più probabilità ad una). Quindi, nell’esperimento delle due lampade non vi sono tre dimensioni, ma sei (tre per ciascuna lampadina); se le lampade sono quattro, le dimensioni sono 12. Ma la domanda che sorge è:
quando si verifica il passaggio da un sistema pluridimensionale ad uno tridimensionale (compatibile con la nostra esperienza), in quale momento collassa la funzione d’onda? Quando tutte le possibilità svaniscono tranne una?

 

 

Secondo la meccanica quantistica questo avviene quando l’osservatore guarda e/o studia il sistema osservato. In altre parole, la coscienza umana ha la capacità di determinare il salto quantico. Supponiamo di fare l’esperimento in maniera automatica: io non entro nella stanza e il bottone che accende le lampade scatta automaticamente dopo un minuto. Quindi all’interno della stanza, dopo un minuto, una lampada si sarà accesa e per accertamene devo entrare e guardare. La meccanica quantistica afferma che prima di quel preciso momento non esisteva nessuna lampada accesa: la mia osservazione, la mia coscienza ha determinato un salto quantico facendo emergere una delle due realtà.

 

David Bohm, professore di fisica al Birbeck College, Università di Londra, afferma che la Fisica Quantistica ci propone un nuovo strumento di pensiero e di interpretazione della realtà dove non esistono parti separate dell’universo in quanto connesse ad un livello profondo privo di discontinuità.
Ma se tutto è collegato e non esiste separazione, come mai sono seduto su una sedia solida e la materia mi appare nettamente separata?
Tutto ciò che ci circonda è energia che assume determinate forme in base alla diversa velocità di vibrazione. È come vedere un onda nel mare: ci sembra un’entità ben distinta ma è il mare che acquisisce quella determinata forma.

 

David Bohm, ha dedotto che la realtà non è oggettiva ma soggettiva, l’universo e la materia per come noi la conosciamo non è altro che una grande illusione creata dai cinque sensi, un grande e dettagliato ologramma. Cos’è un ologramma? Si tratta di una foto a tre dimensioni.. Qual è la differenza tra un foto normale e un ologramma, a prescindere dalle tre dimensioni? Se fotografo una persona con una normale macchina, taglio in due la foto e distruggo una delle due parti, la metà restante non può permettermi di ricostruire la metà scomparsa. In una foto olografica, invece, la metà superstite contiene dentro di sé le informazioni per ricostruire la metà mancante, come se al suo interno vi fosse tutta la persona. A convalidare questo fenomeno vi è un altro fatto interessante: in una foto normale se voglio ritoccare un’imperfezione, non incontro nessuna difficoltà; in un ologramma sono costretto trasformare radicalmente tutto l’oggetto in quanto in ogni parte dell’ologramma è contenuta l’informazione del difetto che voglio correggere. Ogni parte dell’ologramma contiene tutte le informazioni dell’intero soggetto.

 

Solo paragonando l’universo ad un ologramma possiamo spiegare il legame non locale delle particelle in grado di comunicare istantaneamente, dove la separatezza delle particelle non è altro che pura illusione. David Bohm ci dice utilizzare un nuovo strumento di pensiero per comprendere la realtà, metodo già esistente. Per oltre 2000 anni alcune persone si sono impegnate per svilupparlo grazie all’introspezione e agli studi psicologici: le filosofie e le religioni orientali.

 

Sembra che quando i ricercatori si spingono a sondare la natura ad un livello molto profondo, si scontrano con paradossi non spiegabili da un punto di vista razionale. La natura illusoria della realtà sembra affermare che siamo tutti intimamente collegati; ad esempio, un ragazzo che beve un bicchiere d’acqua in Italia è profondamente collegato ad un altro in Cina che sonnecchia sotto un albero. Questa affermazione non sembra poi così innovativa se prendiamo in considerazione ciò i mistici affermano da tempo: la realtà è un’illusione e siamo tutti connessi. Ogni elemento sembra essere organizzato da un elemento superiore.

 

Concludendo, esaminiamo cosa affermano le nuove teorie:
1. la materia è costituita da onde di energia
2. questi schemi di energia sono consci
3. la coscienza dell’uomo potrebbe essere in grado di far collassare le funzioni d’onda ed influire sulla realtà
4. nell’universo non esiste alcune separazione ma tutto è profondamente connesso
5. la realtà è diversa da come ci appare perché siamo limitati da filtri percettivi e cognitivi
6. la realtà è un illusione (dato che ne percepiamo una minima parte)

 

 

Se prendiamo per buona la concezione olografica dell’universo, il tempo e lo spazio diventano relativi, il passato il presente e il futuro coesistono e ogni concetto di separazione è un artifizio creato dall’uomo in antitesi con la vera natura della realtà. La realtà illusoria sembra essere in attesa di un nostro intervento per poter essere modificata. Solo pochissimi individui riescono a farlo perché la maggioranza ha un forte vincolo creato dalle convinzioni profonde sulla natura separata e razionale dell’universo.

 

Chiunque nella sua vita, anche solo per una volta, si è imbattuto in qualcosa che sfugge alle normali leggi della logica. Molti hanno preferito non vederla; altri si sono svegliati ed hanno cominciato a sviluppare capacità e potenzialità non comuni. Il fatto interessante è che tutti possono farlo, basta esserne convinti. Chiunque abbia imboccato questo sentiero sa che è possibile divenire responsabili della propria vita.

 

Le fonti dell’articolo derivano dai seguenti testi

 

Il Tao della Fisica

F. Capra

 

La danza del

Maestri Wu Li

G. Zukav

     
Il Tao della fisica   La danza dei maestri Wu Li