Time Line e PNL Video

La Time Line nella PNL è un importante strumento per programmare obiettivi nel futuro e cambiare la percezione emozionale del passato.

 

Gli orientali dicono che bisognerebbe accettare il passato in maniera incondizionata; parole molto sagge e giuste, ma di difficile applicazione.

 

Sono parole sagge e giuste perché in questo modo ti togli dalle spalle enormi zavorre emotive; di difficile applicazione per ovvi motivi: come è possibile accettare qualcosa di negativo?

 

La Time Line è un’eccezionale strumento che accelera e facilita questo processo. Le sue applicazioni sono davvero numerose (ansietà, piccole/medie fobie, emozioni negative, ecc..).

 

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Seduzione e Comunicazione Non Verbale

La comunicazione non verbale nella seduzione. È possibile leggere i segnali del corpo per capire se vi è interesse o meno nei nostri confronti?

 

Esiste un codice segreto fatto di gesti, tono di voce e gestione degli spazi che fornisce una mappa per comprendere le reali intenzioni del nostro interlocutore?

 

Saper leggere il non verbale del nostro interlocutore ci aiuta ad anticipare i suoi comportamenti; nella seduzione diventa un eccezionale vantaggio per comprendere cosa fare.

 

Ascolta la mia intervista in radio del 03/07/2012 su Radio Ciccioriccio all’interno della Rubrica Penso Positivo.

 

 

Comunicazione Non Verbale parte 2

Nel precedente articolo, abbiamo esaminato il significato della CNV, come debba essere utilizzata per gestire efficacemente una comunicazione e alcuni segnali di gradimento (Il linguaggio segreto del nostro inconscio).

 

Prima di affrontare altri segnali di comunicazione non verbale, è fondamentale precisare che la CNV segue quattro vie principali di comunicazione:

 

1. Prossemica
2. Parlanguistica
3. Digitale
4. Cinesica

 

La Prossemica riguarda tutti gli atti inconsci inerenti la gestione degli spazi territoriali: passi in avanti, indietro, spostamenti del busto. Ad esempio, se una persona si avvicina troppo invadendo il nostro spazio privato, inconsciamente facciamo un passo indietro per ripristinare la distanza iniziale. Oppure, se qualcuno ci stimola o dice delle cose che ci interessano, inconsciamente andiamo verso questa persona.

 

La Paralinguistica comprende tutti i suoni e i rumori espressi inconsciamente (vocali e strumentali). Ad esempio, per quanto riguarda quelli vocali, un abbassamento del tono di voce che può essere seguito da un “raschiamento” della gola (generalmente indica tensione su quanto si afferma o si ascolta). Un esempio di atti strumentali può essere il tamburellare le dita o oggetti su una superficie (tavolo) che in linea di massima indica scarico tensionale.

 

I contatti che avvengo attraverso il tatto rientrano nel canale Digitale. È un potente veicolo della comunicazione perché sconfina nella sfera affettiva in quanto toccare e l’essere toccati è un esigenza fondamentale. Non permettiamo a sconosciuti o a persone con cui non vi è empatia di darci “pacche sulla spalla” o “prenderci sotto braccio” in quanto genera in noi fastidio. Quando sentiamo l’esigenza inconscia di toccare la spalla di qualcuno o dargli una pacca amichevole, vuole dire che il nostro interlocutore ha raggiunto un buon potenziale empatico nei nostri confronti, e viceversa.

 

Infine, la Cinesica riguarda la gestualità espressa inconsciamente: “puntare il dito” quando si comunica, gesticolare in maniera circolare o propiziatrice. Questi atti semplicemente esprimono lo stile comunicativo.

 

Ora, esaminiamo qualche segnale di rifiuto.

 

1. Sfregare con le dita la punta del naso: la punta del naso dovete paragonarla ad una “zona rossa”: quando l’interlocutore tocca quella zona, è indice di un forte scarico tensionale negativo. Quando il nostro interlocutore si gratta la faccia, vuol dire che sta accumulando tensione a causa dei discorsi sostenuti.

 

2. Spostare occasionalmente oggetti lontano dalla propria persona: in questo caso, gli argomenti trattati non interessano al nostro interlocutore, il quale ci segnala che preferisce tenerli lontani da se. Naturalmente, si tratta di gesti fatti in contesti non logici

 

3. Gambe accavallate e/o braccia conserte: generalmente, le gambe accavallate esprimono rifiuto solo se si pongono come un a barriera, se l’interlocutore pone tra se e noi la sua coscia. In pratica la sua gamba viene posizionata come un “muro” verso di noi. In tutti gli altri casi rappresentano una leggera chiusura. Invece, le braccia conserte rappresentano un netto segnale di chiusura: la parola o l’argomento trattato, hanno toccato una “corda” particolare nel nostro interlocutore, il quale assume un atteggiamento di chiusura.

 

4. “Grattamento” del capo: questo segnale è diverso dall’accarezzarsi i capelli in quanto tutti gli atti che comportano un grattamento indicano una tensione. Infatti, una tensione eccessiva crea una vaso dilatazione che produce “prurito”. Questo segnale esprime letteralmente “grattacapo”, ovvero la tematica o la parola pronunciata creano qualche tensione o problema in chi ci ascolta.

Il Linguaggio del Corpo e le bugie

È possibile capire se chi abbiamo di fronte mente? Leggere le bugie è possibile solo nei film o si tratta di realtà?

 

Naturalmente è possibile e si tratta di realtà. Conoscere una vasta gamma di segnali non verbali permette di decodificare istantaneamente le reali intenzioni degli interlocutori. Mi diverto moltissimo in televisione nel leggere le incongruenze palesi (per chi conosce il non verbale) dei personaggi pubblici: se tutti conoscessero questo codice, ci penserebbero due volte prima fare certe affermazioni.

 

Il non verbale non mente mai, perché si tratta del linguaggio inconscio. A volte diciamo “si” con le parole mentre il corpo afferma il contrario: scuotiamo la testa e indietreggiamo. Questa è una classica incongruenza. Chiaramente bisogna fare affidamento sul linguaggio del corpo, in quanto la parte logica può mentire.

 

Una volta un ragazzo mi disse che mi avrebbe sicuramente fatto un favore; mentre parlava scuoteva la testa (come un “no) e indietreggiava (come per prendere le distanze da quanto affermato).

 

Infatti, come volevasi dimostrare, questo ragazzo non mantenne la parola data.

 

Potrei riportarti centinaia di casi in cui il non verbale ha smascherato bugie, anche inconsapevoli. Infatti, non sempre la gente mente volutamente: a volte prende impegni dimenticandosi di averne preso un altro.

 

Il non verbale si articola in tantissimi segnali ed è la padronanza di questi che ti aiuta ad avere una visione di insieme del tuo interlocutore: scuotere la testa e fare un passo indietro sono solo alcuni. Ad esempio, grattarsi la punta del naso esprime un fortissimo scarico tensionale. Quando qualcuno mi dice “domani ci vediamo” mentre si gratta il naso, esprime un’incongruenza: o questa cosa gli crea un forte fastidio o l’indomani mi bidonerà.

 

Conoscere il non verbale equivale ad avere una “doppia vista” per leggere negli altri al di là delle parole. Pensa come cambierebbe la propria vita nelle relazioni professionali e personali: mentirti sarebbe quasi impossibile.

 

E tu cosa ne pensi?

Se vuoi saperne di più, leggi il mio libro “I Poteri Segreti della Comunicazione Empatica” (Essere Felici).

Comunicazione Non Verbale

La comunicazione non verbale è il linguaggio del nostro inconscio. Tendiamo a pensare che comunicare sia solo traferire informazioni… in realtà noi comunichiamo con il corpo, i gesti, il tono di voce e la gestione degli spazi.


Si, lo so che può suonarti strano, ma è così. Quando conosciamo qualcuno, da un lato ascoltiamo le sue parole (parte logica), dall’altro il nostro inconscio registra la comunicazione non verbale dell’interlocutore. Questo spiega perché tante volte incontriamo persone che ci fanno ottimi discorsi logici, ma non ci convincono: la nostra parte profonda registra le incongruenze e ci manda una sensazione del tipo “non fidarti”. Purtroppo, il più delle volte non seguiamo l’istinto… e prendiamo qualche bella fregatura.

Non è un caso che le persone di successo seguano il loro istinto dopo aver valutato tutte le informazioni disponibili.

Per saperne di più, ascolta la mia intervista su Radio Ciccio Riccio.



Comunicazione non Verbale interattiva

La comunicazione non verbale non è solo uno strumento per “leggere negli altri” oltre le parole ma anche un potente mezzo di interazione per creare empatia (o anche mismatching). Quello che facciamo con il nostro corpo ha molta più influenza di quanto possiamo immaginare. Ad esempio, la gestione degli spazi (Prossemica) è fondamentale per evitare di mandare in tensione il nostro interlocutore. Alcuni individui hanno una modalità comunicativa un po’ invasiva: tendono ad avvicinarsi troppo e a toccare chi hanno di fronte (Digitale).

Se il suo interlocutore esprime segnali di rifiuto (ad esempio, indietreggia leggermente o esprime scarichi tensionali), è importante ripristinare la “zona neutra” (generalmente di un metro e mezzo circa). Infatti, tendiamo ad annullare le distanze con persone che sono in rapporto intimo e/o confidenziale con noi. Quindi, come è possibile superare questa distanza con una persona appena conosciuta? In alcuni corsi di vendita spesso insegnano che con il cliente (appena conosciuto) bisogna rafforzare la stretta di mano toccando con l’altra l’avambraccio dell’interlocutore. Non posso condividere fino in fondo questo insegnamento: il canale della Digitale (ovvero toccare se stessi o gli altri) è una delle vie più potenti in quanto coinvolge la sfera affettiva.

Quando tocchiamo qualcuno tendiamo ad esercitare un ruolo con implicazioni affettive e questo non sempre è possibile farlo, soprattutto con sconosciuti. È importante tarare il proprio comportamento in base al feedback: se chi ho di fronte vuole mantenere una distanza di un metro / un metro e mezzo, come posso pensare di poterlo toccare (anche solo con una pacca sulla spalla)? È pur vero che ci sono individui che hanno una modalità comunicativa cenestesica: questo atteggiamento può essere letto positivamente (quando non è costruito) in quanto vorrebbero entrare in empatia con noi.

Bisogna sempre tenere a mente che noi siamo responsabili al 100% dell’esito della comunicazione, sia positivamente che negativamente. Quindi, una gestione consapevole della gestualità, della prossemica e di alcuni segnali, può permetterci di migliorare (o peggiorare) la qualità della relazione. Ad esempio, comunicare tenendo le braccia conserte potrebbe provocare due effetti negativi:

1. esprimiamo chiusura a livello non verbale
2. limitiamo l’efficacia della nostra comunicazione

Il primo punto è semplice da comprendere in quanto le braccia conserte sono un segnale di rifiuto espresso quando viene trattato un argomento che desideriamo non toccare. A questo proposito bisogna aggiungere che il segnale acquista valore solo quando viene espresso su una determinata parola e/o argomento. In altre parole, se il mio interlocutore è già in chiusura, non necessariamente significa che il segnale è rivolto nei miei confronti. Invece, se è in apertura e (ad esempio) parlando di lavoro esprime il segnale di chiusura, vuol dire che c’è qualcosa che gli crea fastidio in relazione al lavoro.
Quindi, quando interagiamo con gli altri e vogliamo comunicare apertura, dovremmo evitare di farlo con le braccia conserte.

Il secondo punto (limitare l’efficacia della nostra comunicazione) si riferisce alla duplice via che la comunicazione segue: parola (logica) e gestualità/tono e ritmo di voce (parte emotiva). Quando interagiamo con gli altri non solo parliamo ma gesticoliamo, andiamo avanti e indietro rendendo molto più incisiva la comunicazione. Ad esempio, una cosa è dire :”Tavolo” tenendo le braccia ferme o conserte: un’altra è dire “Tavolo” raffigurando la superficie piana con il movimento delle mani. In questo ultimo caso il messaggio è molto più incisivo in quanto segue la duplice via.

Quindi, i segnali di rifiuto e chiusura hanno il potere di limitare la nostra efficacia come comunicatori. Ma è vero anche il contrario: i segnali di gradimento ed empatia tendono ad influenzare positivamente chi abbiamo di fronte: la sua parte emotiva li legge aprendosi nei nostri confronti riconoscendoci come persone “empatiche”. I segnali di apertura e disponibilità espressi volutamente possono predisporre positivamente chi abbiamo di fronte. La tecnica del Rispecchiamento rappresenta un utilizzo interattivo della comunicazione non verbale per entrare in empatia.

Concludendo, non dobbiamo lamentarci degli scarsi esiti se durante un’interazione esprimiamo segnali di scarico tensionale, chiusura o rifiuto (ad esempio, tamburellare con le dita sulla scrivania, braccia conserte, battere nervosamente il piede per terra ecc.). Paradossalmente siamo molti più efficaci quando siamo sciolti e spontanei.

Il linguaggio segreto del nostro inconscio

Cos’è la comunicazione non verbale? Si potrebbe definirla come tutti quegli atti comunicativi non rientranti nel normale linguaggio logico. Infatti, il nostro cervello è costituito da due emisferi: uno destro e uno sinistro.

 

Non sono separati (altrimenti non saremo vivi!) ma si tratta di una suddivisione di comodo in quanto nella parte destra vi sono la maggior parte delle funzioni del nostro inconscio (creatività, emozionalità, sogni, intuizione ecc.) mentre in quella sinistra vi sono quelle adibite alla parte razionale (logica, matematica, valutazione, capacità sequenziale, parola ecc.).

 

Mentre la parte razionale utilizza il linguaggio informativo per comunicare (il tipo di comunicazione maggiormente conosciuta), l’inconscio utilizza un altro genere di comunicazione: la comunicazione non verbale. Si tratta di gestualità, tono di voce, gestione degli spazi territoriali e “toccamenti” (ad esempio, dare una pacca sulla spalla, o toccare se stessi come accarezzarsi i capelli).

 

Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso di cui ignoriamo l’esistenza o a cui non diamo troppa importanza. La società occidentale è essenzialmente basata sulla logica e la razionalità (emisfero sinistro) e per questo tendiamo a dare importanza in maniera esclusiva al linguaggio informativo. Badiamo più alle parole che al modo in cui sono espresse.

 

Se, ad esempio, chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà, prestiamo ascolto solo alle parole dette. Non notiamo, ad esempio, se mentre asserisce scuote la testa (come a indicare un “no”), abbassa inconsciamente il tono di voce (quasi a non voler pronunciare quelle parole) o tende ad allontanarsi da noi (quasi a “prendere le distanze” dall’affermazione). In questo esempio, riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. E non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà dopo un paio d’ore per dirci che a causa di un impegno imprevisto, non potrà mantenere la parola data.

 

Ma vorrei farvi un esempio ancora più semplice: quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che, da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili, seri e pieni di buone intenzioni ma, quando poi se ne andato, dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”. Eppure, ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore (conosce la comunicazione non verbale!) e filtra le incongruenze. L’unico modo per avvisare la parte logica consiste nell’inviargli una sensazione (che spesso ignoriamo). Infatti, quello che faremo qui è rendere logica la comunicazione non verbale, ricodificare un linguaggio ormai perso in quanto da piccoli usavamo solo questo (non sapevamo usare il linguaggio informativo).

 

Ma, a questo punto, si potrebbe affermare che questo è un sistema per smascherare le bugie. Non è proprio così. Tornando all’esempio del nostro amico che vorrebbe prestarci l’auto, potrebbe darsi che lui sia convinto logicamente di potere soddisfare le nostre richieste ma forse ha completamente dimenticato che l’auto gli serve per una commissione. Ma il suo inconscio non lo ha dimenticato e lo comunica. Ma perché è importante conoscere il linguaggio del nostro inconscio? Forse, la domanda non è corretta: quanto il linguaggio dell’inconscio influenza la comunicazione? E quanto conta quello logico?

 

A tal proposito sono stati effettuati degli studi e delle ricerche il cui risultato è a dir poco sconvolgente: il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio. La parte razionale influenza il 7%. Questo non vuol dire che il linguaggio informativo non è importante, anzi, provate a parlare con qualcuno solo gesticolando e senza esprimere un significato logico: probabilmente vi scambierà per pazzi. Anche se ha solo il 7%, ha un’importanza fondamentale in quanto tutta la nostra cultura si basa su comunicazione di tipo informativo.

 

Conoscere la comunicazione non verbale è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti, potendo leggere in lui come in un libro aperto sollevando il velo dei convenevoli logici! È un sistema per capire da cosa è stimolato il nostro interlocutore, qual è l’argomento che ama e utilizzarlo per creare un rapporto empatico. Infatti, ho suddiviso i segnali in tre categorie: Gradimento, Rifiuto e Specifici. Il nostro inconscio si esprime in maniera semplice e comunica gradimento o rifiuto verso un argomento, una parola o una persona. I segnali Specifici sono una variante di rifiuto e gradimento ma con qualche significato in più.

 

Alcuni segnali

 

1. Bacio dato a se stessi.
Il nostro interlocutore esprime un specie di bacio inconscio, un “arricciamento” delle labbra. Questo segnale significa che l’argomento o la parola espressa lo stimola e che dovremmo approfondire quanto detto. Si sta creando in lui un interessamento positivo. Spesso questo segnale è appena accennato e poco visibile.

 

2. Pressione della lingua all’interno delle guance.
Questo segnale è visibile come un rigonfiamento delle guance e viene espresso rarissime volte. Significa che l’interesse verso l’argomento a la parola espressa è molto alto (anche se non si è raggiunto il massimo del gradimento). Infatti è precedente ad un altro segnale (il linguino – esposizione della lingua). Si potrebbe dire che siano collegati. È come se la lingua accarezza internamente le guance per poi esporsi.

 

3. Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano.
Il nostro interlocutore si accarezza le labbra utilizzando le dita o il dorso della mano. Può essere espresso anche utilizzando, ad esempio, una penna. In genere tutti gli atti concernenti l’accarezzamento, esprimono gradimento. Questo segnale significa che il nostro interlocutore è coinvolto emotivamente verso la parola o argomento espresso.

 

4. Linguino.
Si tratta del massimo segnale di gradimento. In percentuale potremmo affermare che è pari al 100%. Si tratta di una breve esposizione della lingua sulle labbra come per umidificarle. Questo segnale esprime il massimo dell’empatia. Se il vostro interlocutore tende a fare spesso e volentieri questo atto, a prescindere dall’argomento, vuol dire che il gradimento è nei vostri confronti.

Le strette di mano nella Comunicazione non Verbale

Nell’ambito della comunicazione non verbale, un ruolo importante è rivestito dalle strette di mano. Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Già le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il supelogico (o supercalcolatore).

1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.

2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).

3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.

Già esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.

a)       stasera voglio mangiare una pizza b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco a)       no! Io preferisco la pizza! b)       Non ci capiamo: io voglio pesce! a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!! b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?

Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.

1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza  Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.      2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’


Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.