Backtracking

Si tratta di una tecnica di ricalco verbale in cui vengono restituite una o più parole dell’ultima parte della frase pronunciate dal nostro interlocutore. Lo scopo della tecnica è creare empatia basandosi sul principio di similitudine.

Ad esempio, se il mio interlocutore dice: “penso che questo progetto debba essere rivisto molto bene”, gli farà eco con: “molto bene” accompagnando la frase con un segno di assenso con il capo.

Naturalmente, deve essere eseguita con naturalezza e senza esagerare per non cadere nello “scimmiottamento”.

Accessi oculari

E’ un sistema per individuare il Sistema Rappresentazionale utilizzato dall’interlocutore (scansione degli accessi oculari).

Quando siamo nel grembo materno, ad uno stato fetale, i nostri occhi sono direttamente collegati con il cervello. Nel processo di formazione, gli occhi si distaccano e rimangono collegati con il cervello tramite il fascio di nervi ottici. Quindi, sono ancora collegati con l’emisfero cerebrale.

Infatti quando si accede a una serie di informazioni mentali, gli occhi tendono a spostarsi in una direzione piuttosto che in un’altra.

Ai movimenti oculari possono essere associati i tre canali: Visivo, Auditivo e Cenestesico. Infatti, quando il nostro interlocutore sposta gli occhi verso l’alto accede al mondo delle informazioni visive; quando sposta gli occhi su una linea orizzontale, accede alle informazioni auditive; quando sposta gli occhi verso il basso, accede al mondo cenestesico.

Vr – Visivo Ricordato (occhi in alto a sinistra): l’interlocutore accede alla memoria visiva in merito ad eventi esistenti, reali e depositati nei suoi ricordi.
Vc – Visivo Costruito (occhi in alto a destra): l’interlocutore accede all’immaginazione visiva, creando e inventando eventi visivi non accaduti.
Ar – Auditivo Ricordato (occhi in orizzontale a sinistra): L’interlocutore accede alla sua memoria auditiva ricordando eventi legati a discussioni e ragionamenti realmente accaduti.
Ac – Auditivo Costruito (occhi in orizzontale a destra): l’interlocutore accede alla sua immaginazione auditiva per cerare eventi legati a ragionamenti e discussioni di pura fantasia.
K – Cenestesico (occhi in basso a sinistra): l’interlocutore accede alla sua mappa legata alle sensazioni, emozioni, gusto, olfatto ecc..
Ai – Auditivo Interno-dialogo interno (occhi in basso a destra): l’interlocutore accede a un dialogo interiore.

Il linguaggio segreto del nostro inconscio

Cos’è la comunicazione non verbale? Si potrebbe definirla come tutti quegli atti comunicativi non rientranti nel normale linguaggio logico. Infatti, il nostro cervello è costituito da due emisferi: uno destro e uno sinistro.

 

Non sono separati (altrimenti non saremo vivi!) ma si tratta di una suddivisione di comodo in quanto nella parte destra vi sono la maggior parte delle funzioni del nostro inconscio (creatività, emozionalità, sogni, intuizione ecc.) mentre in quella sinistra vi sono quelle adibite alla parte razionale (logica, matematica, valutazione, capacità sequenziale, parola ecc.).

 

Mentre la parte razionale utilizza il linguaggio informativo per comunicare (il tipo di comunicazione maggiormente conosciuta), l’inconscio utilizza un altro genere di comunicazione: la comunicazione non verbale. Si tratta di gestualità, tono di voce, gestione degli spazi territoriali e “toccamenti” (ad esempio, dare una pacca sulla spalla, o toccare se stessi come accarezzarsi i capelli).

 

Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso di cui ignoriamo l’esistenza o a cui non diamo troppa importanza. La società occidentale è essenzialmente basata sulla logica e la razionalità (emisfero sinistro) e per questo tendiamo a dare importanza in maniera esclusiva al linguaggio informativo. Badiamo più alle parole che al modo in cui sono espresse.

 

Se, ad esempio, chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà, prestiamo ascolto solo alle parole dette. Non notiamo, ad esempio, se mentre asserisce scuote la testa (come a indicare un “no”), abbassa inconsciamente il tono di voce (quasi a non voler pronunciare quelle parole) o tende ad allontanarsi da noi (quasi a “prendere le distanze” dall’affermazione). In questo esempio, riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. E non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà dopo un paio d’ore per dirci che a causa di un impegno imprevisto, non potrà mantenere la parola data.

 

Ma vorrei farvi un esempio ancora più semplice: quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che, da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili, seri e pieni di buone intenzioni ma, quando poi se ne andato, dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”. Eppure, ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore (conosce la comunicazione non verbale!) e filtra le incongruenze. L’unico modo per avvisare la parte logica consiste nell’inviargli una sensazione (che spesso ignoriamo). Infatti, quello che faremo qui è rendere logica la comunicazione non verbale, ricodificare un linguaggio ormai perso in quanto da piccoli usavamo solo questo (non sapevamo usare il linguaggio informativo).

 

Ma, a questo punto, si potrebbe affermare che questo è un sistema per smascherare le bugie. Non è proprio così. Tornando all’esempio del nostro amico che vorrebbe prestarci l’auto, potrebbe darsi che lui sia convinto logicamente di potere soddisfare le nostre richieste ma forse ha completamente dimenticato che l’auto gli serve per una commissione. Ma il suo inconscio non lo ha dimenticato e lo comunica. Ma perché è importante conoscere il linguaggio del nostro inconscio? Forse, la domanda non è corretta: quanto il linguaggio dell’inconscio influenza la comunicazione? E quanto conta quello logico?

 

A tal proposito sono stati effettuati degli studi e delle ricerche il cui risultato è a dir poco sconvolgente: il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio. La parte razionale influenza il 7%. Questo non vuol dire che il linguaggio informativo non è importante, anzi, provate a parlare con qualcuno solo gesticolando e senza esprimere un significato logico: probabilmente vi scambierà per pazzi. Anche se ha solo il 7%, ha un’importanza fondamentale in quanto tutta la nostra cultura si basa su comunicazione di tipo informativo.

 

Conoscere la comunicazione non verbale è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti, potendo leggere in lui come in un libro aperto sollevando il velo dei convenevoli logici! È un sistema per capire da cosa è stimolato il nostro interlocutore, qual è l’argomento che ama e utilizzarlo per creare un rapporto empatico. Infatti, ho suddiviso i segnali in tre categorie: Gradimento, Rifiuto e Specifici. Il nostro inconscio si esprime in maniera semplice e comunica gradimento o rifiuto verso un argomento, una parola o una persona. I segnali Specifici sono una variante di rifiuto e gradimento ma con qualche significato in più.

 

Alcuni segnali

 

1. Bacio dato a se stessi.
Il nostro interlocutore esprime un specie di bacio inconscio, un “arricciamento” delle labbra. Questo segnale significa che l’argomento o la parola espressa lo stimola e che dovremmo approfondire quanto detto. Si sta creando in lui un interessamento positivo. Spesso questo segnale è appena accennato e poco visibile.

 

2. Pressione della lingua all’interno delle guance.
Questo segnale è visibile come un rigonfiamento delle guance e viene espresso rarissime volte. Significa che l’interesse verso l’argomento a la parola espressa è molto alto (anche se non si è raggiunto il massimo del gradimento). Infatti è precedente ad un altro segnale (il linguino – esposizione della lingua). Si potrebbe dire che siano collegati. È come se la lingua accarezza internamente le guance per poi esporsi.

 

3. Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano.
Il nostro interlocutore si accarezza le labbra utilizzando le dita o il dorso della mano. Può essere espresso anche utilizzando, ad esempio, una penna. In genere tutti gli atti concernenti l’accarezzamento, esprimono gradimento. Questo segnale significa che il nostro interlocutore è coinvolto emotivamente verso la parola o argomento espresso.

 

4. Linguino.
Si tratta del massimo segnale di gradimento. In percentuale potremmo affermare che è pari al 100%. Si tratta di una breve esposizione della lingua sulle labbra come per umidificarle. Questo segnale esprime il massimo dell’empatia. Se il vostro interlocutore tende a fare spesso e volentieri questo atto, a prescindere dall’argomento, vuol dire che il gradimento è nei vostri confronti.

PNL e Time Line

La Time Line è un concetto molto affascinante trattato nell’ambito della Programmazione Neurolinguistica (PNL). Si tratta di uno strumento che affronta l’organizzazione delle memorie e della percezione inconscia di “quello che ci accadrà”, delle nostre aspettative. Come fai a sapere il tuo nome? Lo hai appreso tanto tempo fa e grazie alla somma di tutti i pacchetti di memorie, nei sei consapevole nel Qui ed Ora. Infatti, l’Ora è il frutto della somma delle nostre memorie:
M1 + M2 + M3 +…..Mx = ORA

Nel bene e nel male, gli eventi del passato influiscono sulla nostra percezione attuale. Non a caso le discipline orientali consigliano di accettare “incondizionatamente” tutto quello che ci è accaduto in modo da liberarci dai carichi emozionali. Facile a dirsi…un po’ meno praticabile nella realtà. Infatti, riusciamo ad accettare alcuni eventi negativi del passato solo a distanza di molto tempo e, qualche volta, a trovarne l’insegnamento positivo celato. Ma, come ho appena detto, è possibile farlo solo a distanza di tempo quando ormai ci siamo distaccati emotivamente e riusciamo a vedere con maggiore lucidità la situazione passata.

La tecnica della Time Line ha il pregio di accelerare questo passaggio lavorando in “posizione meta” (cioè, in dissociato) in modo da individuare lo stato-risorsa che è mancato in quel momento e che avrebbe potuto aiutarci ad affrontare il momento in maniera differente. Il recupero della risorsa può essere operato anche in contesti diversi. Ad esempio, supponiamo che mi sia mancata la “determinazione”.

Domanda: “Vi è stato un momento della mia vita in cui ho posseduto questa risorsa, anche solo per “due secondi”?”

Una volta individuato il momento esatto, è possibile recuperarlo, ancorarlo e operare un reimprinting sulla linea del tempo in modo da cambiare la reazione emozionale. Infatti, l’evento rimane identico: non avrebbe senso alterare il ricordo (ad esempio, cancellandolo) in quanto sarebbe poco ecologico. Invece, modificando la reazione emotiva (l’evento rimane identico), è possibile trovare persino “l’insegnamento positivo” celato dietro l’avvenimento stesso. Infine, si opera anche un “ricalco nel futuro” per dire alla nostra mente come dovrà reagire in situazioni simili.
Quindi, la tecnica è molto utile per “ripulirsi” emotivamente e cambiare il nostro Qui ed Ora.

Ma le sue applicazioni riguardano anche il futuro: è possibile lavorare sulla linea immaginaria del futuro rendendola più allettante, positiva ed inserendo obiettivi ben formati grazie a poche e semplici regole. Pensa a certi modi dire:
– Il mio futuro è nero
– Non vedo un futuro

Spesso, questi modi di dire evidenziano che la linea immaginaria del tempo futuro è poco visibile o non lo è affatto. Vi sarà un motivo, ma la PNL non entra nel merito. È possibile, però, modificarla lavorando con le submodalità (rendendola più luminosa, visibile ecc.) ed inserendo eventi generici positivi (chiaramente congrui, ecologici e ben formati) in modo da influire sulle aspettative future. Se ci pensi bene, quando abbiamo degli obiettivi chiari, siamo anche motivati. Se il nostro futuro è incerto, lo è anche la nostra motivazione.
Nei miei corsi unisco il lavoro di Buona Formazione degli Obiettivi e di programmazione futura sulla Time Line. In questo modo, è possibile lavorare ecologicamente ed efficacemente per un presente migliore.
Se vuoi cambiare la tua vita, aspettare il futuro non ha senso: i cambiamenti si fanno ORA senza rimandare ad un domani apparentemente più comodo.

La Legge dell’Attrazione e le altre leggi dell’Energia Universale

In questo periodo si sente parlare sempre più spesso di “Legge dell’Attrazione” piuttosto che “Manifestare”. Nel 1998 pubblicai il mio primo lavoro “Il Potere dell’Energia Universale” esaminando i diversi aspetti che hanno a che fare con la connessione tra coscienza e la realtà che ci circonda. Ultimamente, ho avvertito la necessità di ampliare questo lavoro rieditando il libro con “Essere Felici” (collana del gruppo Macro Edizioni) approfondendo le ricerche della nuova fisica e l’arte del manifestare.

 

Quando ho iniziato questo percorso avevo 13 anni e per puro caso lessi un libro (senza casa editrice) che enunciava alcuni principi molto interessanti su come la nostra mente potesse in qualche modo influire sugli eventi futuri. Applicando le semplici tecniche del libro, mi meravigliai dei risultati che ottenevo: visualizzare qualcosa nella nostra mente e desiderarlo fortemente. Alcune volte, però non funzionava. Non riuscivo a capirne le motivazioni fino a quando non ampliai le mie conoscenze sul funzionamento della mente e dell’Energia Universale.

 

La prima cosa interessante che scoprii fu che la nostra mente profonda non fa una distinzione tra realtà ed immaginazione: quando visualizzi qualcosa in modo molto realistico, lei ci crede e tende ad andare verso l’obiettivo. In questo modo, in maniera inconsapevole (e anche consapevole) realizziamo quello che desideriamo. Questa spiegazione è molto concreta e ben si adatta agli obiettivi ben formati della Programmazione Neurolinguistica (PNL). In altre parole, quando un obiettivo è raggiungibile e possediamo (o possiamo possedere) le risorse necessarie, è possibile suggestionare (con la visualizzazione) la nostra mente profonda affinché vada nella direzione desiderata. Avere un valido alleato come l’inconscio non è una cosa da sottovalutare, in quanto rappresenta la massa sommersa di un iceberg che influenza enormemente la sua direzione. Questi concetti sono molto simili al pensiero positivo: abbini una parola (o frase) ad un’immagine e la ripeti diverse volte (come la goccia che scava la roccia).

 

 

In merito a come le frasi devono essere espresse è doveroso precisare che vi sono alcune regole. Le più importanti sono due:

1)      Bisogna esprimerle in positivo. (“Cambio posto di lavoro” e non “Non rimango nel vecchio posto di lavoro”, perché il “no” e il “non” non vengono computati come significato). Infatti, se ti dico “Non pensare ad un cane che insegue un gatto”, la tua mente prima ci pensa e poi smette di farlo.

2)      Bisogna esprimerle al presente in quanto hanno più potere sulla nostra mente profonda (in quanto le senti rientrati nel Qui ed Ora).

 


 

L’incontro con maestri straordinari mi ha in seguito aperto delle porte incredibili, in quanto la comprensione delle leggi dell’Energia Universale mi fece comprendere altri meccanismi che andavano oltre la mente profonda. Da questo punto in poi ci vuole un pizzico di fede, di apertura mentale e consapevolezza che esiste una realtà più sottile che sfugge al senso logico.

 

 

La legge dell’attrazione, in realtà, è solo una delle diverse leggi dell’Energia Universale: tutto quello che emani torna indietro. Immagina di essere in una piscina dove ogni tuo movimento crea un’onda. Quando tocca i bordi, torna indietro. I nostri pensieri, le nostre azioni funzionano allo stesso modo: se siamo arrabbiati, felici, eccitati o tristi, emaniamo nell’Universo un’onda di energia che prima o poi tornerà indietro. Conoscere questa legge è importante perché ci fa divenire consapevoli sia delle nostre azioni, sia dei nostri comportamenti. Hai mai notato che se inizi la giornata con il piede sbagliato, difficilmente le cose vanno nel verso giusto?
Quando emani nell’Universo un desiderio (visualizzandolo attraverso i cinque sensi e con una forte carica emozionale), l’Energia Universale prima o poi lo manifesterà.

 

Ma perché questo non accade sempre? Sarebbe bello desiderare tutto quello che vogliamo e ottenerlo subito: risolveremmo tantissimi problemi. Questo non accade sempre perché vanno comprese le altre leggi dell’Energia Universale.

 

Infatti, “nulla accade per caso”: ogni persona segue un percorso di evoluzione spirituale e l’Energia ci fa avere quello che serve per la nostra crescita. Quando passiamo attraverso eventi “negativi”, si tratta di momenti che vanno affrontati cercando di comprendere l’insegnamento di vita che si nasconde. Mi rendo conto che si tratta di un’affermazione forte perché la vita spesso è molto dura, ma i mistici affermano da millenni che nella natura nulla è superfluo: un fiume scende da una montagna seguendo il percorso di minor resistenza. La comprensione di questa legge diviene fondamentale per comprendere la propria Mission di vita che viene segnalata da particolari fenomeni chiamate “sincronicità” o “coincidenze”. Ad esempio, abbiamo un progetto lavorativo da realizzare e per caso incontriamo una persona che può fornirci aiuto. Oppure, dobbiamo andare ad un appuntamento e l’auto non si accende; facciamo di tutto per essere presenti affrontando mille difficoltà per poi scoprire che era meglio non andarci. Le coincidenze sono un fenomeno davvero particolare perché sono vere e proprie guide che diventano visibili solo quando desideriamo vederle; se non ci crediamo, non le vediamo.

 

Nell’applicazione delle leggi dell’attrazione è fondamentale comprendere tutte le leggi dell’Energia Universale, altrimenti rischiamo di non riuscire in quello che vogliamo manifestare. La capacità di interagire con l’Universo dipende anche dal nostro grado di evoluzione: se viviamo nell’Ego (essere i primi, competere a tutti i costi, essere attaccati al denaro ecc.) i nostri canali di energia saranno meno aperti (e avremo meno capacità di interazione con l’Energia Universale).

 

 

Su questo argomento mi piace fare un paragone con il film “Star Wars” dove c’è il lato luminoso e quello oscuro della forza: puoi usare queste leggi per il tuo ego e scopi personali oppure puoi sintonizzarti con l’Energia Universale comprendendo la tua vera Mission. Infatti, spesso perseguiamo obiettivi che non sono in linea con il nostro Sé Superiore (che è collegato con l’Energia Universale), ma imposti dalla società, dai mass media e da tutto quello che ci circonda.

 

 

Se vuoi saperne di più: “Il Potere dell’Energia Universale” di Vincenzo Fanelli (Essere Felici) – 3rza edizione ampliata e aggiornata

 

Le strette di mano nella Comunicazione non Verbale

Nell’ambito della comunicazione non verbale, un ruolo importante è rivestito dalle strette di mano. Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Già le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il supelogico (o supercalcolatore).

1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.

2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).

3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.

Già esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.

a)       stasera voglio mangiare una pizza b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco a)       no! Io preferisco la pizza! b)       Non ci capiamo: io voglio pesce! a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!! b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?

Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.

1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza  Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.      2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’


Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.

Enneagramma: introduzione al sistema

L’Enneagramma dei Tipi Psicologici è un sistema per individuare le personalità. È una definizione un po’ riduttiva in quanto serve anche per una equilibrata evoluzione interiore. In greco ennea significa “nove”, mentre gramma significa “segno”.

L’Enneagramma dei Tipi Psicologici è un sistema per individuare le personalità. È una definizione un po’ riduttiva in quanto serve anche per una equilibrata evoluzione interiore. In greco ennea significa “nove”, mentre gramma significa “segno”. Il simbolo grafico è quello di una stella a nove punte dove ognuna rappresenta una personalità. Infatti, l’Enneagramma descrive nove tipi diversi di personalità, nove strategie per rapportarsi alla realtà. Ha origini storiche remote: le ultime cronache risalgono a 2.500 anni fa.

Le origini sono ignote anche se vi sono riferimenti storici inerenti la Babilonia e il medio oriente.

In seguito, si hanno testimonianze nel XIV o XV risalenti ai “Sufi”. Da loro proviene la preparazione di G.I. Gurdjieff(1910) a al quale si deve la diffusione dell’Enneagramma in Europa. In seguito si hanno altre testimonianza da parte di Ichazo (1960) che affermò di aver appreso la tecnica dai Sufi e non da Gurdjieff. Qui si crea una divisione: gli insegnamenti di Gurdjieff rimangono all’interno dei suoi gruppi di studi; mentre quelli di Ichazo passano attraverso l’Istituto di Arica; da questo si forma Claudio Naranjo che a sua volta insegnerà l’Enneagramma ai Gesuiti.

Attualmente l’Enneagramma è stato rivalutato enormemente in quanto si è rivelato uno delle più potenti e pratici metodi per individuare le personalità. Si parte dal presupposto che ogni persona, alla nascita, incontra delle difficoltà. In base al tipo di difficoltà o problemi e a come reagisce ad essi, si crea una strategia che tenderà a preservare per tutta la vita. Ad esempio, se nell’infanzia un individuo subisce violente aggressioni da parte degli adulti significativi, soprattutto nei momenti in cui si mostra debole e fragile, tenderà a sviluppare delle strategie di risposta a queste aggressioni: tenderà ad essere forte, violento se necessario, non si mostrerà mai debole e fragile.

Costruirà una “corazza di forza”che lo preserverà dalle aggressioni esterne. Predilige una strategia rispetto a nove disponibili. Infatti, l’Enneagramma mostra nove diversi modi di reagire alla realtà. Ne scegliamo uno rinunciando agli altri otto. La storia familiare ha un’importanza fondamentale nella creazione della personalità.

Ogni personalità è contrassegnata da un numero in quanto è neutro e non etichetta. Infatti, attribuirgli un soprannome equivarrebbe ad etichettare una persona. Ma, inizialmente, durante la fase di apprendimento, si preferisce utilizzare dei nomi in quanto permettono una facile memorizzazione. L’elenco sottostante mostra il numero e il relativo nome:

1. Perfezionista
2. Altruista
3. Manager
4. Romantico
5. Eremita
6. Scettico
7. Artista
8. Capo
9. Diplomatico


Bibliografia consigliata:

– “L’Enneagramma” di Helen Palmer – Casa Editrice Astrolabio

– “Migliora le tue relazioni con l’Enneagramma e la PNL” di Vincenzo Fanelli – Essere Felici