Relazioni: come salvarle

Nelle relazioni private e professionali i momenti di crisi sono uno dei grandi problemi che colpisce un po’ tutti noi. In questa sede voglio concentrarmi sulle relazioni sentimentali.
All’inizio, una storia amorosa sembra andare per il verso giusto (nella maggior parte dei casi) perchè si condividono quasi le stesse passioni, siamo aperti verso i gusti dell’altra persona e lei lo è verso i nostri creando una splendida intesa. Questo periodo iniziale è quasi sempre straordinario perché ci sembra di aver incontrato la persona che abbiamo sempre cercato.
In realtà, pochi sanno che il nostro inconscio, quando è stimolato da qualcuno, mette in atto una serie di comportamenti per affascinare l’altra persona: ad esempio, se abbiamo sempre odiato il ballo latino-americano e il/la partner ne è un’appassionata, improvvisamente rivediamo questa convinzioni decidendo di andare a frequentare qualche lezione. Se a lei piace il Renato Zero e a lui no, quest ultimo accetta di andare con lei ad un concerto cantando a squarcia gola le sue canzoni.
La cosa interessante è che lui non ne è consapevole perché la sua parte profonda (interessata ad affascinare lei) innesca una serie di strategie seduttive.Naturalmente, anche lei farà lo stesso.
Sarebbe bello se questa situazione continuasse in eterno, ma non è così.

Dopo un periodo iniziale più o meno breve (è soggettivo) le esigenze del proprio Sé cominciano ad emergere. Quindi, se lei dice:
“Amore, stasera andiamo a ballare latino-americano?”
lui potrebbe risponderle:
“Guarda…mi sono stufato di ‘sculettare’ come uno stupido, Vacci con le tue amiche! Stasera c’è la partita in televisione!”.
Lei rimane stupita e turbata. Allora, continua:
“Vabbè, almeno ricordati che sabato andiamo al concerto di Renato Zero!”.
e lui potrebbe ribattere:
“Uff…senti…vacci tu con la tua amica…lo sai che non ho voglia. Preferisco andare a farmi una birra con gli amici!”.
Lei ormai lo guarda sconvolta:
“Ma cosa ti è successo? Perché sei cambiato così?”.

In verità, lui non è mai cambiato. Aveva solo accantonato il suo vero Io temporaneamente. Ti sei riconosciuto/a in questa scenetta? Magari i ruoli erano invertiti, ma questo è quello che generalmente accade in una relazione. C’è chi riesce ad adattarsi all’altro/a molto a lungo, ma prima o poi i suoi veri bisogni emergeranno.

Le coppie che reggono questo passaggio e maturano in una relazione felice sono quelle che mantengono alcuni fondamentali punti di contatto (anche se pochi). Ad esempio, condividono la passione per il cinema e hanno valori in comune molto forti (ad esempio, la crescita personale e la famiglia). Spesso le relazioni entrano in crisi proprio a causa di valori fortemente contrastanti. Ad esempio, se lui ha al primo posto “Famiglia” nel senso di avere dei figli e lei, invece, ha “Carriera”, potrebbe accadere qualcosa come:

“Sai tesoro, non vedo l’ora di diventare papà. Quando iniziamo a provarci???”.
Lei si blocca, lo guarda esterrefatta ed esclama:
“Cosa??? Lo sai che io sono in carriera. Fino a 45 anni non ne voglio neanche sentirne parlare. Se non ti sta bene, quella è la porta! A meno che tu non decida di occupartene a tempo pieno”.

Mi sembra ovvio che questa relazione, per proseguire, richiede che uno dei due vada in ruolo complementare ed accetti le esigenze dell’altro/a. Purtroppo, quando si entra in conflitto su valori così importanti, uno dei due si sentirà “perdente” e ferito/a.

La PNL pone molto l’accento sui valori personali come chiave per creare relazioni empatiche in quanto rappresentano il “carburante” delle nostre azioni. Questi importanti elementi sono il generatore della nostra motivazione.

Quindi, una relazione per funzionare richiede che due persone siamo molto simili?
Direi di no, anzi…due persone quasi uguali alla fine potrebbe annoiarsi perché nessuno dei due potrebbe introdurre novità e cambiamento negli anni. L’arricchimento è molto importante.

Allora, cosa bisogna fare?
La diversità con alcuni fondamentali punti di contatto è uno degli ingredienti per creare una relazione che funzioni. Se due persone hanno alcuni valori diversi ma non contrastanti e altri (importanti) in comune, possono realizzare una situazione di arricchimento e stimolo reciproco.
In questo caso, prevenire è meglio che curare. Infatti, uno dei consigli che mi sento di dare è avviare relazioni sentimentali con persone che hanno queste caratteristiche.
Molti si lasciano trascinare dall’attrazione fisica e dal momento; quando notano grossi elementi contrastanti pensano di poter cambiare l’altra persona o che con il proseguire del rapporto le cose si sistemeranno. In molti casi è vero il contrario perché si crea “l’effetto valanga”: si inizia con un piccolo sasso che poi diventerà un enorme e pericoloso ammasso di neve in caduta libera.

Quando ci si ritrova in una relazione come questa dove ci sono grosse divergenze, cosa bisogna fare?

Una buona soluzione consiste nel mettersi seduti uno di fronte all’altra e cercare dei punti in comune, limare le grosse differenze per venirsi incontro. In questo modo, nessuno dei due si sente “perdente”. Naturalmente un approccio come questo richiede intelligenza, apertura mentale e flessibilità da parte di entrambi. Se mancano questi requisiti, alla fine uno dei due si sentirà “sconfitto” e potrà decidere di:
1) adattarsi all’altra persone per il resto della sua vita
oppure
2) chiudere la relazione.

Certo, qualcuno potrebbe dirmi: “Per amore io mi sacrifico per l’altra persona”. È una scelta soggettiva. Però, se la definizione di amore deve combaciare con “sacrificio”, secondo me c’è qualcosa che non torna. Secondo il mio personale punto di vista, l’amore ha molto a che fare con “l’amare se stessi”. Certo, sacrificarsi per l’altra persona può essere bello, ma se una relazione è basata quasi solo sul masochismo, c’è qualcosa che non suona bene. 

Cosa accade, invece, quando due persone hanno alcuni forti valori in comune, differenze che li arricchiscono e, in seguito, i problemi quotidiani cominciano a minare seriamente la felicità?

Nelle relazioni personali una coppia può incontrare dei situazioni critiche anche se felice.  Stress lavorativo, rapporto “piatto” o diventare genitori (cosa bellissima ma che potrebbe alterare l’equilibrio della coppia) possono creare problematiche che, se non risolte sul nascere, possono trascinarsi a lungo.

La PNL studia tre fenomeni interessanti nell’ambito del Metamodello (linguaggio di precisione):

– la Generalizzazione
– la Cancellazione
– la Deformazione

La Generalizzazione è un fenomeno importante perché ci permette di estendere un apprendimento a tutte le situazioni future simili. Ad esempio, la prima volta che scopro che una porta si apre abbassando la maniglia verso il basso, generalizzo che tutte le porte con una maniglia si aprono in quel modo. Da quel momento in poi, non avrò più bisogno di studiare una porta per aprirla.
Come puoi osservare, si tratta di un meccanismo importante, ma c’è il rovescio della medaglia: se mi trovo davanti una porta che si apre ruotando la maniglia verso l’alto (situazione contraria a tutte le mie esperienze del passato), rischio di incaponirmi cercando di aprirla abbassando la maniglia: “Non funziona, la porta è rotta”. Solo dopo molti tentativi scoprirò come aprirla.

Come possiamo applicare questo meccanismo alle relazioni intime?

Supponiamo che un giorno mia moglie mi stia dicendo una cosa importante e mi distraggo sul più bello non ascoltandola. Lei potrebbe dire:
“Ecco, tu non mi ascolti”.
In seguito questa mia disattenzione si verifica un altro paio di volte. A questo punto potrebbe esclamare:
“Ecco…vedi? Tu non mi ascolti MAI!”.

Questa frase, magari, non è vera perché su dieci volte in cui abbiamo parlato, l’ho ascoltata attentamente sette volte. Però, può partire una Generalizzazione solo sulle tre volte che non le ho prestato attenzione.
Da questa generalizzazione può partire una convinzione che, una volta radicata, si trasformerà in un vero e proprio problema nella coppia. Infatti, potrebbe avviarsi il fenomeno della Cancellazione:
si tratta di un processo importante grazie al quale possiamo ridurre il mondo in “piccole fette” gestibili. Ad esempio, quando siamo ad una festa in cui vi è musica ad alto volume, la gente parla e vogliamo prestare attenzione alle parole del nostro interlocutore, riusciamo a “cancellare” i suoni e le voci attorno a noi per concentrarci sulle parole di chi abbiamo di fronte. Non è possibile fare tutto contemporaneamente per la legge del “7+-2”: possiamo gestire “sette più o meno due pezzi di informazione” per volta. Superato questo limite o dimentichiamo quello che abbiamo sentito o cancelliamo le nuove informazioni in entrata. Anche questo fenomeno è importante come la generalizzazione, ma presenta degli svantaggi: possiamo cancellare segnali di affetto, di stima o di amore.

Ad esempio, supponiamo che mia moglie abbia generalizzato che io non le presto mai attenzione. Su dieci volte in cui abbiamo parlato, sette volte sono stato attento, tre volte sono stato disattento. Grazie alla convinzione (Non mi ascolti MAI) “cancella” le volte in cui sono stato attento nei suoi confronti. Questo processo serve a rafforzare e non contraddire la convinzione che limita il rapporto tra di noi.

 Ma può succedere di peggio: supponiamo che io riesca a farla rendere conto che per ben sette volte le ho prestato molta attenzione. Potrebbe dirmi: “Si, lo hai fatto solo perché dovevi chiedermi qualcosa!”. In pratica, si attiva un processo di “Deformazione” della realtà: si tratta di un fenomeno importante che è strettamente legato all’immaginazione, capacità che ha permesso tutte le realizzazioni artistiche e le invenzioni dell’uomo. È un processo fondamentale in quanto ci permette di anticipare nella nostra mente possibili azioni future. Ad esempio, se dovrò sostenere un colloquio con una persona che non ho mai visto, posso “simulare” l’incontro nella mia mente cercando di anticipare le possibili domande e risposte. Si trasforma in un processo limitante nel momento in cui visualizzo un colloquio che va male in cui l’altra persona mi fa domande difficili; in questo modo tenderò a suggestionarmi negativamente.

Nelle relazioni intime, la Deformazione tende ad alterare e modificare tutti gli eventi e situazioni che vanno a contraddire le convinzioni limitanti. Ad esempio, se mia moglie è convinta che io non le presto attenzione, ogni volta che le farò notare che in passato l’ho fatto, potrebbe rispondermi:
“Mi hai ascoltato solo perché avevi qualcosa da chiedermi” oppure “facevi finta di ascoltarmi”.

Come si può notare, si tratta di “lettura della mente”, ovvero il soggetto tende a leggere le intenzioni dell’altro senza avere un riscontro oggettivo. È un processo per rafforzare il ciclo e non sperimentare situazioni che possono contraddire il modello creato.

 Cosa bisogna fare quando ci si trova in simili situazioni?

 La prima cosa importante da fare è cercare di bloccare le Generalizzazioni sul nascere. Quando senti frasi come:
– “Tu non mi ascolti MAI”
– “Sei SEMPRE assente”
– “Mi lasci SEMPRE da solo/a”
– “Non mi fai MAI un gesto affettuoso” ecc.
è importante far rendere conto l’altra parte che vi sono state esperienze diverse nel passato e che quello che dice non è la realtà.
“Spezzare” sul nascere questo fenomeno è importante per evitare che l’altra parte ripeta spesso queste frasi creando una convinzione.
Quando ci troviamo di fronte a Cancellazioni e Deformazioni è importante far sperimentare all’altra persona esperienze che contraddicano la sua convinzione. Ad esempio, se mia moglie pensa che io non faccio MAI gesti carini, la porterò a cena a lumi di candela, le farò un regalo e la riempirò di attenzioni. All’inizio potrebbe “deformare” la realtà (ad esempio: “Cosa fai? Cerchi di darmi un “contentino”?), ma andrò avanti fino a quando non instillerò un forte dubbio nella sua convinzione, elemento che la depotenzierà.

Infine, vorrei parlare di un altro meccanismo che tende a rovinare un rapporto: parlare di problemi, ansie e sfogare tensioni con la persona amata nei pochi momenti in cui si è insieme. È bello parlare e confidarsi con la nostra metà, ma se passiamo il 90% del nostro tempo con lei ad arrabbiarci (ad esempio) per problemi sul lavoro, ad angustiarci e a scaricare emozioni negative, a lungo andare si crea un “ancoraggio” negativo sulla nostra faccia (o su quella di entrambi). In altre parole, quando vedrà la nostra faccia, inconsciamente proverà emozioni negative. Senza rendercene conto, a lungo andare, non vorrà più vederci perché sentirà sensazioni non piacevoli (e viceversa). Ripeto questo meccanismo si crea solo se passiamo quasi tutto il tempo a parlare con lei di cose frustranti  da un punto di vista emozionale.

È molto importante ricavarsi degli spazi in cui i problemi restano fuori, momenti in cui ci si guarda negli occhi ricordando momenti intensi del passato o provando belle emozioni in situazioni nuove. In questo modo si “ri- ancorano” sensazioni piacevoli.
L’errore più grosso è dare per “scontata” la persona al nostro fianco e che per amore resterà sempre con noi anche se siamo nervosi per motivi esterni o non abbiamo più tanta voglia di uscire fuori casa. È molto importante vivere momenti emozionali significativi con la nostra dolce metà perché questi alimentano il rapporto nel tempo.

PNL, convinzioni e Fisica Quantistica

Le convinzioni sono uno degli argomenti che più mi ha stimolato durante il mio percorso di  crescita.
Esse esercitano una forte influenza  nelle relazioni quotidiane (litigi, antipatie, simpatie, innamoramento ecc.) e determinano la nostra vita. Non mi riferisco a semplici pensieri ma a “pilastri inconsci” molto radicati dentro di noi ai quali difficilmente rinunciamo.

 

Le convinzioni sono il frutto di apprendimenti emozionali significativi che ci dicono quello che possiamo fare e cosa è oltre le nostre capacità. Quante volte ci prefiggiamo obiettivi più o meno impegnativi per poi imbatterci in limiti interiori quasi come se ci fosse un sabotatore dentro di noi? In una recente sessione di coaching un ragazzo incontrava grosse difficoltà per decollare nel suo lavoro. Per quanto si sforzasse non riusciva a compiere i passi giusti per migliorare la sua posizione. Desiderava guadagnare più soldi ma sembrava che una maledizione fosse calata su di lui. Gli paventai l’ipotesi che, in realtà, ci fosse qualche sua convinzione contraria alla sua felicità economica. Mi guardò perplesso:

 

“Ma come? Io mi blocco da solo? Sono gli altri che non mi danno le possibilità per emergere”.

 

Il suo ragionamento non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che una convinzione funziona come un programma occulto che organizza i nostri comportamenti verbali e non verbali anche oltre la nostra consapevolezza. Ad esempio, io posso propormi come un bravo trainer ma se il mio corpo dice il contrario (perché il mio inconscio non ne è convinto), chi mi ascolta percepirà questa incongruenza anche senza aver mai seguito un corso di comunicazione non verbale. Quindi, se io non sono convinto di me stesso (consciamente e/o inconsciamente) come posso pensare di convincere gli altri?
Da quella sessione di coaching emerse una cosa davvero interessante: il padre di questo ragazzo affermava sempre che solo i delinquenti guadagnano tantissimo. Questa falsa convinzione entrò dentro di lui inflenzandone la vita.

 

A volte basta un evento con un grosso impatto emotivo per dar luogo a generalizzazioni che andranno a gettare le basi per la creazione di una convinzioni limitante (o potenziante).
Ad esempio, supponiamo che una persona non abbia mai provato a parlare l’inglese perché ipotizza che sia una lingua difficile. Si iscrive ad un corso, ma dopo un po’ di lezioni scopre di aver appreso poco. I suoi amici rincarano la dose dicendo: “Ma lascia perdere, l’inglese non è per te!”. Inoltre, il suo docente da il colpo di grazia: “Guardi…lei è proprio negato/a. Dovrò rifare il corso almeno un’altra volta!”. Chi si occupa di insegnamento sa che non esistono cattivi alunni ma SOLO CATTIVI MAESTRI. Da questi episodi può partire una generalizzazione “Io sono negato/a per l’inglese”. Da questo momento in poi si crea un convinzione che cancellerà tutti i messaggi contrari (in cui viene dimostrato che può apprendere l’inglese) e deformerà possibili cambiamento positivi (ad esempio: “Ho pronunciato bene la frase in inglese? Bhe, è stata solo fortuna, io sono negato/a”).

 

Possiamo cambiare le convinzioni limitanti e tenerci quelle potenzianti? La risposta è, chiaramente, affermativa.

 

Se ci pensi un attimo, quante volte durante la tua crescita (dall’adolescenza ad oggi) hai ribaltato quello in cui credevi per ampliare la tua visione del mondo? Quante cose pensavi di non saper fare 10, 15 o 20 anni fa, mentre ora hai acquisito quelle abilità che credevi non essere alla tua portata? Uno dei presupposti della PNL è:
“L’eccellenza è limitata soltanto dalla nostra percezione di ciò che è possibile. La PNL estende i limiti di ciò che è possibile”.
Quando sentii per la prima volta questa frase rimasi perplesso e osservai il trainer un po’dubbioso. Mi chiedevo: “Come è possibile cambiare una convinzione limitante? È così facile?”.

Molte discipline dicono che bisogna ripetersi ogni giorno una frase che incarna la nuova convinzione in modo da “scalzare” quella limitante. Non è facile perché ci vuole molta forza di volontà. Spesso si verifica che la vecchia convinzione prenda il sopravvento sul lavoro che cerchiamo di fare.
Cosa riesce ad intaccare questi limiti interiori? La risposta è molto semplice: il dubbio! Una convinzione è uno schema di neuroni statico, cioè ben radicato. Quando cominciamo a nutrire qualche dubbio in merito alle nostre credenze, alcuni neuroni cominciano ad intaccare questo schema. Più fortemente e a lungo dubitiamo, più la convinzione si sfalda. Purtroppo, questo meccanismo funziona anche su quelle potenzianti: ad esempio, se siamo convinti di essere bravi a giocare a calcio, una serie di eventi contrari potrebbe intaccare questa convinzione.

Per questo motivo è importante mettersi alla prova ogni giorno per “dubitare” delle nostri limiti e apprezzare tutte le esperienze che nutrono il nostro nuovo modo di essere. E’ fondamentale sperimentare esperienze diverse da quelle solitamente limitanti per rompere il circolo vizioso delle “cancellazioni” e “deformazioni”.

 

La PNL fornisce anche dei sistemi rapidi ed efficaci per inserire “dubbi” nelle convinzioni limitanti grazie alle submodalità, piccoli strumenti ma estremamente potenti.

 

Ma esiste anche un altro modo di considerare le convinzioni grazie alle nuove scoperte della Fisica:

Possono questi elementi influenzare la realtà esterna?

 

Molti elementi sembrano confermare questa affascinate e suggestiva ipotesi.

Recentemente si sente spesso parlare di Fisica Quantistica. Quello che a volte sfugge è comprendere come possa aiutarrci concretamente nella vita di tutto i giorni e qual è il nesso con le convinzioni profonde.

 

Questa branca della fisica è nata quando i ricercatori si scontrarono con la natura della realtà: ad esempio, una sedia è fatta di legno, questo è fatto di atomi che a loro volta sono composti da protoni, neutroni ed elettroni. Ma scavando ancora più a fondo cosa c’è?
I ricercatori usarono inizialmente i metodi di indagine della fisica classica che si basa su predizioni ben precise. Ad esempio, se lancio un sasso, grazie alla fisica classica posso predire con precisione in quale punto cadrà perché posso calcolare quanto forza imprimo nel lancio, il coefficiente di aerodinamicità ecc..

 

Il mondo subatomico, invece, rispondeva con leggi diverse che gettarono nello sconforto i ricercatori. In particolare, i fotoni (che sono le particelle che compongono la luce) si comportavano sia come particella sia come onda in base agli strumenti di misurazione utilizzati. Ora, come può qualcosa essere sia qualcosa di solido ed individuabile nello spazio (particella), sia qualcosa di impalpabile e non localizzabile con precisione (onda)? La deduzione più sorprendente fu che “l’osservatore influenza il sistema osservato”, in altre parole le aspettative influenzano quello che accade a livello subatomico.

 

Ho già scritto un articolo esauriente in merito dove cito i diversi esperimenti (“doppia fenditura” e “effetto Einstein, Podolsky, Rosen” teoria dell’Universo Olografico). Per questo motivo ti rimando alla lettura di questo articolo: “Fisica o Misticismo: Le nuove frontiere della Fisica Quantistica

 

La nuova Fisica non è accettata da tutti e il mondo dei fisici è spaccato in due. Lo stesso Einstein ha cercato di “smontarla” senza però riuscirci.
Se è vero, come sostengo alcuni fisici, che le aspettative influenzano la natura profonda della realtà, come mai tutto quello che penso non si realizza? Quando si parla di aspettative ci si riferisce a quelle profonde, alle convinzioni e credenze che influenzano tutto il nostro essere come un programma occulto che lavora al di sotto della nostra consapevolezza. Quindi solo “pensare positivo” non basta se prima non lavori sulle convinzioni profonde che ti limitano verso i tuoi obiettivi.

 

Tempo fa qualcuno mi chiese: “ma cosa intendi con il dire che la PNL e la Fisica Quantistica possono essere utilizzate insieme?”
La connessione per me era semplice ma poi ho scoperto che non tutti conoscono i presupposti della PNL:

“E’ lo studio dell’esperienza soggettiva” e “l’eccellenza è limitata dalla percezione di quello che è possibile o non è possibile fare. La PNL si occupa di ampliare tali limiti”.

 

Quindi se la PNL lavora sulla realtà soggettiva e la nuova Fisica dice che la coscienza dell’osservatore fa collassate la funzione d’onda, mi sembra ovvio il collegamento.

 

Quando ho iniziato il mio percorso ho testato diversi sistemi per abbattere la convinzioni limitanti come ad esempio, immaginare una convinzione opposta o ripetersi ogni giorno una frase (abbinando un’immagine) che incarni la nuova convinzione. I risultati furono pessimi perché richiedano una grande forza di volontà. Poi, ho conosciuto la PNL e un mondo nuovo mi si è aperto: cambiare una convinzione limitante in un “dubbio” grazie alle “Submodalità”: si tratta di piccoli strumenti della PNL che possono creare dei grandi cambiamenti. La metafora che utilizzo è quella della cassetta degli attrezzi: ci puoi costruire una sedia, con maggiore abilità un armadio o addirittura tutti i mobili della casa. Se hai poca abilità, non ci costruirai nulla. Infatti, le Submodalità di per sé non sono potenti, tutto dipende dalle capacità di chi le utilizza. Per comprendere meglio cosa sono, pensate all’immagine di voi stessi ora (stato presente) e notate dettagli come:
– grandezza dell’immagine
– luce (scura o luminosa)
– colori (nitidezza)
– possibili suoni
– consistenza dell’immagine (ad esempio, dura, sottile, “molliccia” ecc).

 

Poi, notate anche dove la posizionate nella camera in cui vi trovare (davanti a voi, lateralmente, dietro ecc.).

Tutti questi dettagli sono le Submodalità e si tratta di una specificazione delle Modalità (Visive, Auditive e Cenestesiche).

 

Lavorando su questi dettagli potete cambiare il vostro stato presente agendo come su un “televisore”: aumentando la luce (senza esagerare o l’immagine sparirà), la nitidezza dei colori, allontanando o avvicinando l’immagine.
Ma come faccio a conoscere quali sono i cambiamenti giusti da apportare? In questo caso abbiamo bisogno di quello che tecnicamente viene denominato “calibro positivo”: lo stato desiderato.

 

Immagina uno stato che avevi nel passato e crea un’immagine. Nota i dettagli e la posizione. La cosa interessante è che molte submodalità dello stato desiderato sono diverse da quello dello stato presente. Ora hai gli strumenti per lavorare: modifica lo stato presente con i dettagli dello stato desiderato (ad esempio, se quello del passato è più luminoso e grande, rendi quello attuale identico nelle dimensioni e luce).

 

Vorrei concludere questo articolo puntualizzando l’attenzione sull’importanza delle convinzioni profonde e sull’inneficacia del pensiero positivo se si scontra con tali pilastri. E’ molto importante mettersi in discussione e cambiare la propria realtà interiore per trasformare quella esterna.

Backtracking

Si tratta di una tecnica di ricalco verbale in cui vengono restituite una o più parole dell’ultima parte della frase pronunciate dal nostro interlocutore. Lo scopo della tecnica è creare empatia basandosi sul principio di similitudine.

Ad esempio, se il mio interlocutore dice: “penso che questo progetto debba essere rivisto molto bene”, gli farà eco con: “molto bene” accompagnando la frase con un segno di assenso con il capo.

Naturalmente, deve essere eseguita con naturalezza e senza esagerare per non cadere nello “scimmiottamento”.

Accessi oculari

E’ un sistema per individuare il Sistema Rappresentazionale utilizzato dall’interlocutore (scansione degli accessi oculari).

Quando siamo nel grembo materno, ad uno stato fetale, i nostri occhi sono direttamente collegati con il cervello. Nel processo di formazione, gli occhi si distaccano e rimangono collegati con il cervello tramite il fascio di nervi ottici. Quindi, sono ancora collegati con l’emisfero cerebrale.

Infatti quando si accede a una serie di informazioni mentali, gli occhi tendono a spostarsi in una direzione piuttosto che in un’altra.

Ai movimenti oculari possono essere associati i tre canali: Visivo, Auditivo e Cenestesico. Infatti, quando il nostro interlocutore sposta gli occhi verso l’alto accede al mondo delle informazioni visive; quando sposta gli occhi su una linea orizzontale, accede alle informazioni auditive; quando sposta gli occhi verso il basso, accede al mondo cenestesico.

Vr – Visivo Ricordato (occhi in alto a sinistra): l’interlocutore accede alla memoria visiva in merito ad eventi esistenti, reali e depositati nei suoi ricordi.
Vc – Visivo Costruito (occhi in alto a destra): l’interlocutore accede all’immaginazione visiva, creando e inventando eventi visivi non accaduti.
Ar – Auditivo Ricordato (occhi in orizzontale a sinistra): L’interlocutore accede alla sua memoria auditiva ricordando eventi legati a discussioni e ragionamenti realmente accaduti.
Ac – Auditivo Costruito (occhi in orizzontale a destra): l’interlocutore accede alla sua immaginazione auditiva per cerare eventi legati a ragionamenti e discussioni di pura fantasia.
K – Cenestesico (occhi in basso a sinistra): l’interlocutore accede alla sua mappa legata alle sensazioni, emozioni, gusto, olfatto ecc..
Ai – Auditivo Interno-dialogo interno (occhi in basso a destra): l’interlocutore accede a un dialogo interiore.

PNL e Time Line

La Time Line è un concetto molto affascinante trattato nell’ambito della Programmazione Neurolinguistica (PNL). Si tratta di uno strumento che affronta l’organizzazione delle memorie e della percezione inconscia di “quello che ci accadrà”, delle nostre aspettative. Come fai a sapere il tuo nome? Lo hai appreso tanto tempo fa e grazie alla somma di tutti i pacchetti di memorie, nei sei consapevole nel Qui ed Ora. Infatti, l’Ora è il frutto della somma delle nostre memorie:
M1 + M2 + M3 +…..Mx = ORA

Nel bene e nel male, gli eventi del passato influiscono sulla nostra percezione attuale. Non a caso le discipline orientali consigliano di accettare “incondizionatamente” tutto quello che ci è accaduto in modo da liberarci dai carichi emozionali. Facile a dirsi…un po’ meno praticabile nella realtà. Infatti, riusciamo ad accettare alcuni eventi negativi del passato solo a distanza di molto tempo e, qualche volta, a trovarne l’insegnamento positivo celato. Ma, come ho appena detto, è possibile farlo solo a distanza di tempo quando ormai ci siamo distaccati emotivamente e riusciamo a vedere con maggiore lucidità la situazione passata.

La tecnica della Time Line ha il pregio di accelerare questo passaggio lavorando in “posizione meta” (cioè, in dissociato) in modo da individuare lo stato-risorsa che è mancato in quel momento e che avrebbe potuto aiutarci ad affrontare il momento in maniera differente. Il recupero della risorsa può essere operato anche in contesti diversi. Ad esempio, supponiamo che mi sia mancata la “determinazione”.

Domanda: “Vi è stato un momento della mia vita in cui ho posseduto questa risorsa, anche solo per “due secondi”?”

Una volta individuato il momento esatto, è possibile recuperarlo, ancorarlo e operare un reimprinting sulla linea del tempo in modo da cambiare la reazione emozionale. Infatti, l’evento rimane identico: non avrebbe senso alterare il ricordo (ad esempio, cancellandolo) in quanto sarebbe poco ecologico. Invece, modificando la reazione emotiva (l’evento rimane identico), è possibile trovare persino “l’insegnamento positivo” celato dietro l’avvenimento stesso. Infine, si opera anche un “ricalco nel futuro” per dire alla nostra mente come dovrà reagire in situazioni simili.
Quindi, la tecnica è molto utile per “ripulirsi” emotivamente e cambiare il nostro Qui ed Ora.

Ma le sue applicazioni riguardano anche il futuro: è possibile lavorare sulla linea immaginaria del futuro rendendola più allettante, positiva ed inserendo obiettivi ben formati grazie a poche e semplici regole. Pensa a certi modi dire:
– Il mio futuro è nero
– Non vedo un futuro

Spesso, questi modi di dire evidenziano che la linea immaginaria del tempo futuro è poco visibile o non lo è affatto. Vi sarà un motivo, ma la PNL non entra nel merito. È possibile, però, modificarla lavorando con le submodalità (rendendola più luminosa, visibile ecc.) ed inserendo eventi generici positivi (chiaramente congrui, ecologici e ben formati) in modo da influire sulle aspettative future. Se ci pensi bene, quando abbiamo degli obiettivi chiari, siamo anche motivati. Se il nostro futuro è incerto, lo è anche la nostra motivazione.
Nei miei corsi unisco il lavoro di Buona Formazione degli Obiettivi e di programmazione futura sulla Time Line. In questo modo, è possibile lavorare ecologicamente ed efficacemente per un presente migliore.
Se vuoi cambiare la tua vita, aspettare il futuro non ha senso: i cambiamenti si fanno ORA senza rimandare ad un domani apparentemente più comodo.

Le strette di mano nella Comunicazione non Verbale

Nell’ambito della comunicazione non verbale, un ruolo importante è rivestito dalle strette di mano. Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Già le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il supelogico (o supercalcolatore).

1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.

2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).

3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.

Già esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.

a)       stasera voglio mangiare una pizza b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco a)       no! Io preferisco la pizza! b)       Non ci capiamo: io voglio pesce! a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!! b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?

Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.

1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza  Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.      2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’


Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.