Certificazioni PNL in Italia

Un nodo cruciale, a volte, fonte di confusione è il discorso della certificazione. Spesso si equivoca sul fatto che solo i certificati firmati dai fondatori siano validi. Quindi, se questo ragionamento fosse valido, uno che insegna PNL dagli anni ’80 è meno efficace di uno che la insegna da un annetto, ma che rilascia un certificato firmato da uno dei fondatori.  Puoi renderti conto che, in questo caso, è un ragionamento poco sano. Il discorso è diverso se, oltre a rilasciarmi l’ambito certificato, il trainer ha una lunga e consolidata esperienza di insegnamento.

La PNL, nel corso degli anni, è stata sviluppata e arricchita anche da altri ricercatori. Anzi, se desideri diventare un professionista della PNL, il mio consiglio è di seguire più approcci in modo da arricchire le tue abilità. In linea di massima, più che la certificazione in sé, guarderei la “sostanza” di chi viene a fare docenza e la “qualità” dei contenuti insegnati; cercherei di capire da quanto tempo insegna, se lo fa professionalmente o sporadicamente, ecc.. In altre parole, guarderei se è davvero abile nell’insegnare la PNL. Quest’ultima non è qualcosa di tecnico: ha a che fare con lo sviluppo di abilità. Se il trainer non è abile, che diamine potrebbe mai insegnarmi?

Che il certificato sia firmato dai fondatori  o da altri trainer e ricercatori, da un punto di vista legale non conta: in Italia non è riconosciuto se non da chi conosce la PNL. Quindi, se pensi che con un particolare certificato invece che un altro, ti si apriranno le porte del mercato del lavoro, sei fuori strada: NON fare un corso di PNL per il pezzo di carta, ma per ampliare le tue abilità! Magari può essere un punto in più se l’azienda dove ti stai proponendo conosce e apprezza la PNL.

In alcuni sporadici casi, la certificazione è avvallata da qualche università e/o ha qualche sorta di riconoscimento istituzionale. Si tratta di casi isolati e di specifici accordi che i singoli istituti hanno preso con le istituzioni. Però, anche in questo caso “l’abito non fa il monaco”: a prescindere dal valore del pezzo di carta, verifica sempre il valore di chi insegna nel corso e se è in grado di trasferire le abilità nell’utilizzo della PNL.

Quando ho iniziato il mio percorso, me ne sono praticamente fregato del valore del pezzo di carta e di chi lo firmava. Ero interessato solo alla PNL, a migliorare la mia esistenza ed ero convinto della validità dei trainer che avevo scelto. In qualche modo avevo già compreso che la cosa più importante da valutare era il docente in quanto tale e non come erogatore di certificati.

La scelta della scuola e del trainer sarà affrontata in un altro articolo.

Trova l’Anima Gemella

Trovare l’anima gemella, una persona affine a noi, non è un’impresa semplice. Cercare un’anima gemella con cui poter condividere la nostra vita è qualcosa a cui molti ambiscono, ma poi si rinuncia per delusioni e fallimenti.

Conoscere la propria anima gemella potrebbe davvere cambiare la propria vita positivamente, ma come è possibile farlo?

Trova l’Anima Gemella” è uno dei miei ultimi lavori, un dvd con libro allegato che spiega come trovare la persona giusta.

Non si tratta di un video sulla seduzione, ma è una guida per capire “cosa vogliamo” e qual è la nostra anima gemella

 

La parte iniziale è dedicata a un lavoro interiore:

– scoprire cosa davvero vuoi
– se davvero lo vuoi
– di quali risorse avresti bisogno per trovare l’anima gemella
– scoprire il modello fisico (se per te è importante) e la tua scala di valori
– cambiare le convinzioni limitanti
– esercizi di programmazione futura

 

Questo lavoro è necessario perché solo cambiando la propria realtà interna si possono innescare dei cambiamenti esterni.

Comprendere come l’inconscio giochi un ruolo fondamentale nella nostra vita e quanto ciò sia importante nell’ambito delle relazioni è l’obiettivo della parte finale del libro, che integra il lavoro con una metodologia basata su 18 esercizi pratici.

 

All’interno del DVD troverai:

– Cos’è l’anima gemella
– Cosa vuoi davvero?
– Individuare le convinzioni limitanti
– Programmare la tua parte profonda
– Individuare gli ambienti
– Rompere il ghiaccio
– Comunicazione non verbale
– I nove tipi di coppia

 

Per saperne di più:

http://www.macrolibrarsi.it/video/__trova-l-anima-gemella-dvd.php?pn=50

PNL e aspettative negative

La PNL può aiutarci a superare il virus della paura? E di cosa si tratta? Non mi riferisco alle fobie (ad esempio, paura dell’ascensore, aracnofobie, ecc..), ma a forti timori sul nostro presente e futuro.

Ogni giorno siamo tempestati in televisione da notizie devastanti: si spazia dai fatti di cronaca locale alle crisi politiche ed economiche internazionali. Naturalmente i media fanno (fortunatamente) il loro lavoro: informare. Questo, però, si potrebbe ripercuotere sotto forma di ansie, paure e visioni negative sul futuro.

Inoltre, nella nostra quotidianità vi sono esperienze e persone che tendono a infiltrare nella nostra mente il virus della paura:

“Le cose non vanno, c’è crisi, la concorrenza è schiacciante, può succederci qualsiasi cosa da un momento all’altro” ecc..

Naturalmente, bisogna sempre essere attenti a tutto quello che accade attorno a noi e avere gli occhi aperti. Non bisogna diventare dei superficiali che vedono tutto positivo senza rendersi conto della realtà delle cose. Quello che sto cercando di dirti è che, una volta ricevute le informazioni, bisogna distaccarsi della paura e andare avanti positivamente.

Lasciarsi influenzare dalle notizie negative può essere l’anticamera di credenze limitanti: si parte da un’ipotesi che si cementa in una convinzione. Quest’ultima, una volta creata, condizionerà la tua esistenza distorcendo la percezione della realtà che ti circonda. Non sarai più in grado di distinguere una paura reale da una “fantasma”.

Il quotidiano va affrontato nel miglior modo possibile; se è inquinato da una visione pessimistica, lo affronterai nel modo peggiore.

Invece, una volta esaminati i lati positivi e negativi, si agisce con una propensione positiva. I dubbi e le paure sono molti utili per avvertirci di un pericolo. Ma se decidi di agire, fallo con la migliore attitudine mentale possibile.

Ascolta il mio intervento in radio in relazione a questo articolo.


Enneagramma e PNL

Come è possibile creare empatia grazie all’Enneagramma? Questo ultimo è un sistema antichissimo che permette una equilibrata crescita spirituale. Ad esempio, grazie alla comprensione della propria tipologia è possibile individuare la propria compulsione evitando di ricadere nelle dinamiche che ci allontanano dalla nostra Essenza.  Le fasi di Stress e Riposo sono inoltre un’utile guida per comprendere la direzione da seguire per evitare di estremizzare la compulsione (Stress) e quale strada imboccare per integrarsi (Riposo).

In questa sede ci limiteremo solo ad una sua applicazione relativa alla comunicazione efficace: individuare la tipologia del nostro interlocutore per adottare il comportamento più idoneo per creare empatia.Per comprendere come questo sia possibile dobbiamo considerare alcuni concetti basilari della PNL. Per creare empatia è fondamentale condividere Credenze, Criteri e Valori. Questi sono i pilastri attorno ai quali ruotano i nostri comportamenti e che definiscono la nostra mappa del mondo.

Conoscere e condividere questi elementi permette di creare empatia. Pensate un attimo a tutte quelle volte che avete incontrato qualcuno che ha condiviso sinceramente i vostri valori, le vostre credenze e i vostri criteri. Come vi siete sentiti? E come avete percepito questa persona? Sicuramente si è creata empatia e fiducia nei suoi confronti perché ricalcava quasi perfettamente la vostra visione del mondo e sentivate di poter parlare con qualcuno che in qualche modo era in grado di comprendervi. Questo è il segreto per andare d’accordo con chiunque, anche con le persone più difficili.

Ma come è possibile comprendere questi elementi e in seguito condividerli? La PNL fornisce una serie di strumenti efficaci per individuare Criteri e Valori del vostro interlocutore grazie a delle domande mirate:
“Cosa è importante per te? Cosa ti spinge ad alzarti ogni mattina dal letto? In cosa credi?”.
A volte non è necessario sottoporlo a queste domande in quanto, grazie ad un buon ascolto attivo, potete comprendere questi elementi durate la conversazione.

È possibile fare qualche passo in più grazie a l’Enneagramma: descrive nove tipologie dove ognuna possiede determinati criteri e valori. In altre parole è possibile sapere in tempo reale come il mio interlocutore percepisce la realtà che lo circonda, in cosa crede, cosa gli piace e cosa odia. Conoscere questi elementi ci permette di modificare il nostro atteggiamento affinché sia possibile creare empatia con chi abbiamo di fronte.

Come bisogna procedere? Durante questi anni ho notato una serie di elementi interessanti: durante la pratica con la gente, quando raccontavo il loro tipo di personalità, rimanevano affascinati e si creava un forte legame; questo si verificava in quanto ricalcavo criteri, valori e credenze.
Ma bisogna essere anche molto attenti: alcune persone possono sentirsi violate quando raccontate aspetti intimi del loro essere; al primo segnale di chiusura è meglio sospendere. La tecnica per stabilire Rapport con l’Enneagramma si divide in due fasi:

1) ricalco su criteri, credenze e comportamenti;
2) assunzione di un ruolo comportamentale complementare.

Ogni figura dell’Enneagramma è stimolata da un’altra in quanto una è il complemento dell’altra.
Ad esempio, prendiamo in considerazione il tipo 7 (Artista): è fondamentale rispettare il valore della “libertà” evitando di esercitare pressioni su di lui o di farlo sentire controllato. Molti penseranno: ma chi non ama la libertà? Per il tipo Sette la situazione è diversa: non accetta compromessi che possano limitarlo, preferisce perdere una persona amata piuttosto che vivere senza la possibilità di sperimentare la vita. Invece, altre tipologie dell’Enneagramma possono scendere a patti: ad esempio, un Tipo Tre (Manager) può sopportare limitazioni alla libertà d’azione in cambio di successo sociale.

Rispettare la sua libertà significa anche evitare di essere troppo opprimenti nel ricercarlo: evitate di chiamarlo ogni giorno, di insistere per vederlo se tende a negarsi.
Con il Tipo Sette è fondamentale sintonizzarsi sulla sua allegria: ama circondarsi di persone gioiose e che amano divertirsi. Questo non vuole dire che non si relaziona con un amico che ha bisogno di sfogarsi. ma se ogni giorno questa persona tende ad essere sempre triste, il Tipo Sette cercherà di evitarlo. Bisogna sempre rammentare che questa tipologia tende ad evitare situazioni che evocano sofferenza.

Un altro accorgimento consiste nel porsi in “ruolo down” nella comunicazione in quanto predilige il ruolo attivo. Inoltre, non limitate il suo carisma: tende a porsi al centro dell’attenzione e non ama essere bloccato con giudizi negativi.
Per quanto riguarda il ruolo comportamentale da assumere, l’Artista è una tipologia che ama ricevere ed essere compiaciuta. Tende ad allontanare le persone intolleranti o che cercano di controllarlo. Nell’Enneagramma esiste una tipologia che risponde a queste esigenze: il Tipo Due (Altruista). Infatti, tende ad essere molto tollerante, a compiacere, a non esercitare controlli direttamente. La sua compulsione a “fare per l’altro” tende ad aumentare se la persona con cui si relaziona tende a negarsi. Questo è un comportamento che il Tipo Sette può mettere in atto nel momento in cui desidera rivendicare la sua libertà. Tra queste tipologie si potrebbe creare un’alchimia di coppia estremamente forte: da un lato il Sette tende a sentirsi attratto dal Tipo Due; questo ultimo cade nella spirale del compiacere in quanto non riesce mai completamente a conquistare l’Artista. Chiaramente si tratta di dinamiche relative alle compulsioni; infatti, persone che lavorano su di sé tendono a sfuggire a queste logiche.

Sleight of Mouth e PNL

Gli sleight of mouth sono schemi linguistici il cui scopo è spostare il su un altro livello l’attenzione del proprio interlocutore e/o ampliare la sua mappa del mondo in merito ad un obiezione.  Sono stati formulati nel 1980 da Robert Dilts (uno tra i più importanti Trainer in PNL sul panorama internazionale) e si basa sul modellamento di figure importanti come Ghandy, Gesù, Milton Erickson tanti altri.

Per il modellamento vi rimando alla lettura del precedente articolo “Il modellamento e l’arte dell’eccellenza”. Il perno su cui si basano è il reincornciamento delle convinzioni e della mappa mentale di chi formula una determinata frase.  Gli schemi sono 14 ma in questa sede ne esamineremo solo 3 per comprenderne il funzionamento: Intento riguardo a, Conseguenze e Analogia. . Supponiamo che io chieda al mio capo un aumento di stipendio e che lui mi risponda: “No, non te lo concedo, è troppo!”. Un primo schema che posso utilizzare è “Intento riguardo a”: Questo schema linguistico ha l’obiettivo di far porre l’attenzione dell’interlocutore sull’intento positivo del nostro comportamento: “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”.  “La mia intenzione non è chiedere aumenti ma essere valorizzato”.  In pratica si cerca di far spostare la sua intenzione sul fatto che si vuol essere valorizzati e non chiedere un aumento fine a se stesso.Oppure, supponiamo che io muova una critica verso una persona e mi senta rispondere:  

“Tu mi dici cose cattive!”

Applicando sempre “Intento riguardo a” posso rispondere:  “La mia intenzione non è quella di essere cattivo ma di essere sincero”.  Esaminiamo un altro schema: Conseguenze. Questo schema ha l’obiettivo di far dirigere l’attenzione su un effetto (positivo o negativo) della credenza del nostro interlocutore, Riprendiamo l’esempio di prima in merito all’aumento: “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”. “Darmi l’aumento significa riconoscere il mio valore, non farlo significa che qui non sono apprezzato”.  Come si può vedere, si enfatizza la conseguenza negativa che si crea dalla credenza generante l’obiezione. Esaminiamo l’altro esempio:  “Tu mi dici cose cattive”. “Non dirti queste cose significa essere cattivo con te”.  Il messaggio in altre parole è: sono cattivo se non ti dico queste cose.  

Esaminiamo un altro schema sempre utilizzando gli esempi di sopra: Analogia.

In questo schema si lavora trovando una relazione analoga in grado di spezzare la credenza relativa all’obiezione.  “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”. “Aumentare il mio stipendio è come un investimento su un auto con cui si desidera fare in tutta sicurezza migliaia di chilometri”.   “Tu mi dici cose cattive” “Quando vai dal dentista e ti toglie un dente cariato, è cattivo o ti sta salvando i denti?”   In questo schema si lavora ricercando delle analogie utili per spezzare la credenza. Ad esempio, supponiamo che il mio interlocutore mi dica: “Io non cambierò mai, io sono fatto così!”. “Anche i dinosauri non sono cambiati e non si sono adattati e alla fine si sono estinti! Vuoi fare la stessa fine?”. Si può notare anche che alcuni Sleight of Mouth possono essere più adatti di altri per ristrutturare le obiezioni e che bisogna padroneggiarli tutti per capire quale può essere il più indicato in base alle circostanze. Possono essere applicati in tutti gli ambiti in cui vi è una comunicazione: aree professionali, personali e terapeutiche.  

PNL e Metafore

Oltre all’approccio logico nella comunicazione è possibile usarne un altro che mira direttamente all’emisfero destro: la metafora. Molto usata nell’ambito della PNL (Programmazione Nuerolinguistica), permette di: inglobare più mappe e creare i presupposti per nuove connessioni.Grazie alla metafora è possibile superare i limiti del linguaggio logico e ponendoci ad un meta-livello. Una buona metafora può condurre gli individui a rendersi consapevoli di legami a cui non avevano pensato rendendosi parte attiva di un processo di apprendimento creativo. Con questo strumento è possibile creare stati diversi:  curiosità,  motivazione o fiducia. Il racconto, se è vago, permette alle persone di accedere ed utilizzare le proprie risorse.

Sin da piccoli abbiamo sentito storielle: Capuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Re Artùe tante altre. Alcune ci hanno insegnato a non fidarci degli sconosciuti, altre che il bene vince sul male, altre ancora ci hanno mostrato la lealtà. La potenza delle storie è che sono molto più efficaci di un discorso lungo e strutturato. Ad esempio, per far comprendere in aula il potere delle convinzioni potrei fare mezza giornata di docenza spiegando come si formano, perché influenzano i nostri comportamenti e come sono strutturate fisicamente a livello neurologico. Alla fine della lezione, probabilmente, i miei allievi avranno capito la nozione di “convinzione” ma non posso essere sicuro che la abbiano appresa ad un livello più profondo. Per raggiungere questo scopo, prima della lezione, potrei leggere una breve storia:  

C’era una volta un generale che doveva fronteggiare un esercito 10 volte più numeroso del suo. Sapeva che i suoi soldati potevano farcela perché erano più addestrati ma non ne erano convinti. Durante la marcia si fermò in un tempio: “entro nel tempio a meditare, quando uscirò lancerò una moneta: se esce testa vinceremo, se esce croce perderemo”. Quando uscì dal tempio lanciò la moneta e venne testa. I suoi uomini erano così entusiasti che non vedevano l’ora di iniziare la battaglia. Alla fine vinsero. “Nessuno può sconfiggere il destino” disse un subalterno al suo generale. “E’ proprio vero” rispose il generale mostrando una moneta con la testa su entrambe le facce. (storia tratta da “101 storie Zen”) 

Questa storiella spiega in pochi passi il potere delle convinzioni andando al di là della comunicazione meramente logica.  In PNL le metafore sono uno strumento di comunicazione molto importante per aiutare il cliente a recuperare risorse e a renderlo consapevole di strategie che possono collegarlo con il risultato desiderato. Inoltre, la loro applicazione è molto efficace in aula: spesso si raccontano storielle divertenti (anche relative a situazioni passate) che aiutano nell’apprendimento.  Esaminiamo alcuni passi importanti per la costruzione delle metafore:  

1) Buona formazione: la metafora deve avere un obiettivo raggiungibile. Non è possibile costruire racconti che abbiano risultati che non seguono le regole della buona formazione.  

2) Isoformismo: gli individui descritti devono essere equivalenti (isomorfi). Ad esempio se si desidera rappresentare una situazione famigliare in una metafora che narra di un’avventura in mare.Padre: comandanteMadre: ufficiale in secondaFiglio: mozzo 

3) Risultato: può dipendere da intuizioni personali ma il più delle volte il cliente sa quel’è la soluzione giusta per lui. Purtroppo gli manca l’anello di congiunzione per arrivarci. Dato che è nel problema, non riesce a vedere la situazione da un punto di vista più ampio, risultato che si riesce a raggiungere grazie alla metafora. Per ottenere il risultato è fondamentale la strategia di collegamento. Non si può semplicemente saltare dal problema alla soluzione.  

Oltre le storielle, nel linguaggio comune, si usa una comunicazione metaforica che tende ad essere molto più incisiva rispetto ad argomentazioni logiche. Ad esempio, il capo di un team aziendale potrebbe dire: “La nostra squadra non ha difesa, tu e Giorgio dovete marcare a uomo quelli della ditta X”. Si tratta di metafore calcistiche che, soprattutto in Italia, hanno una forte presa. 

Un’ultima avvertenza: le metafore generalmente non si commentano mai dopo averle raccontate proprio perché mirano alla parte profonda e non a quella logica. Infatti, se la parte logica viene informata (spiegando dettagliatamente il significato del racconto) si corre il rischio che si ponga reattiva ritardando o bloccando il risultato desiderato.

Coaching e PNL

Da un po’ di tempo si sente parlare di Coaching, un termine che ha molta presa in Italia. Ma di cosa si tratta?

Il termine coaching proviene dall’ambito sportivo: il coach guida e aiuta lo sportivo a raggiungere il risultato desiderato attraverso l’addestramento, l’incoraggiamento e la motivazione. Lo sprona a superare i suoi limiti e attingere alle sue risorse per migliorare le performance. Si occupa di creare un ambiente idoneo allo scopo, a far modificare i comportamenti sbagliati, ad ampliare le sue capacità attraverso l’addestramento, a potenziare le sue convinzioni e ad accrescere le sue qualità del Sé. Questa descrizione ritrae un buon coach ma naturalmente non tutti rispettano questi punti.

 

Cosa c’entra il coach con la PNL e può essere applicato in ambiti diversi da quelli sportivi?


La risposta a quest’ultima domanda è senz’altro positiva e la PNL ha molto a che fare con il coaching in quanto questo indica un processo attraverso il quale il Coach aiuta gli individui a raggiungere il massimo delle loro capacità (questa descrizione rispecchia pienamente lo spirito della Programmazione Neurolinguistica). Le sue applicazioni sono vaste in quanto ben si adatta sia al privato che desidera raggiungere determinati obiettivi personali (relazionali, professionali ecc.), sia alle aziende (coaching situazionale, project coaching e coaching di transizione).

Essendo un piennellista mi è sembrato subito evidente che la PNL ben si adatta al coaching in quanto possiede tutti gli strumenti per guidare una persona a superare i propri limiti, comprendere se gli obiettivi sono raggiungibili e a raggiungerli. Infatti, da qualche tempo molti Trainer in PNL hanno adattato le loro metodiche al coaching rendendolo più efficace nei risultati.

Il primo passo che un buon Coach deve compiere consiste nel entrare in sintonia con il suo cliente: questo è raggiungibile grazie a diverse tecniche derivanti dalla PNL come il rispecchiamento, rapport su Valori e credenze, rapport assertivo e verbale. Per approfondire questi argomenti vi rimando alla lettura di precedenti articoli: “Empatia e Rispecchiamento” e “Rapport su Valori e Credenze“. Grazie all’empatia è possibile comunicare ad un livello più profondo e il Coach stesso è in grado di comprendere meglio chi ha di fronte in quanto si “mette nei suoi panni”. Solo in questo modo è possibile individuare realmente lo stato problematico del cliente e come è possibile guidarlo verso la soluzione più idonea.

La prima fase è davvero importante in quanto ci si deve porre in fase di ascolto attivo senza influenzare e prendendo letteralmente le parole del cliente. Lo stato problematico spesso viene espresso in maniera generica e noi potremmo incorrere nell’errore di prendere “fischi per fiaschi”. Questo inconveniente si può risolvere grazie ad un altro strumento tipico della PNL: Il Metamodello. Si tratta di uno strumento per comprendere la struttura profonda celata dietro le frasi generiche e che permette di comprendere realmente la fonte del suo stato problematico. Su questo argomento torneremo in seguito.


Altri strumenti in possesso ad un “Coach in PNL” sono la “Buona Formazione degli obiettivi” per accertarsi che le mete del cliente sono raggiungibili, il lavoro su Credenze, Valori e Identità e altre tecniche per risolvere conflitti interiori e comportamenti indesiderati: Time Line, Swish, Visual Squash ecc..

Facciamo qualche esempio concreto: supponiamo che un mio cliente gestisca un piccolo team e desidera risolvere problematiche inerenti alla sua conduzione: alcuni non lo ascoltano, altri ancora entrano in aperto contrasto con lui. Il tutto si tramuta in un addossamento di ruoli e azioni sul cliente stesso in quanto non tutti eseguono correttamente le indicazioni. Alla fine non riesce a portare a termine tutti i compiti assegnategli con la conseguente accusa da parte della direzione di essere “incapace nella delega”.

La prima cosa che dovrei valutare è se l’obiettivo è raggiungibile. In PNL la buona formazione degli obiettivi è di grande aiuto in quanto mi informa immediatamente cosa deve essere cambiato nel risultato desiderato e se è raggiungibile. In questo specifico caso potrei scoprire che desidera maggiore coinvolgimento e ascolto da parte del team. Si tratta di un obiettivo che non rientra sotto la sua completa responsabilità (la buona formazione vuole che le mete siano raggiunte e mantenute direttamente dal soggetto stesso e non da altri). Potrei, però, fargli alcune domande:


Coach: “Cosa accadrebbe se ti dessero maggiore attenzione?”

Cliente: “Potrei delegare maggiormente”


Coach: “E cosa hai fatto o potresti fare per ottenere maggiore ascolto?”


L’ultima domanda serve per rimettere sotto il suo controllo il raggiungimento della meta. Infatti, potrebbe rispondermi che avrebbe bisogno di maggiori abilità comunicative e di leadership. Un coach può intervenire mostrandogli come è possibile divenire più flessibile nella comunicazione e quali sono le capacità di un buon capo. Questo ultimo punto potrebbe richiedere un lavoro per potenziare le sue Convinzioni/Valori e Identità (con specifiche tecniche della PNL).

Nell’ambito dell’insegnamento la PNL gioca un ruolo importante perché è possibile personalizzarlo in basi alle sue strategie (VAK) e Metaprogrammi (Filtri/schemi di comportamento inconsci).

Ad esempio, supponiamo che il mio cliente sia Visivo in Elaborazione (stato di apprendimento – stato Alfa). La formazione personalizzata sulla leadership (ad esempio) dovrà essere supportata da slides e grafici che stimolano il sistema rappresentazionale Visivo. Se, invece, è Cenestesico (sempre in elaborazione) dovrei essere molto poco teorico dandogli esercizi pratici da svolgere sul campo.


Se fare coaching si riducesse ad un semplice insegnamento di specifiche abilità, ci troveremmo di fronte solo a semplice docenza “one to one” che nulla ha a che fare con un Coach. Infatti, l’insegnamento è solo uno degli aspetti che lo caratterizza: bisogna andare oltre e aiutare il cliente a comprendere se le sue convinzioni e valori sono in linea con il risultato desiderato ed eventualmente intervenire per “ridisegnare” o questi importanti elementi o l’obiettivo stesso. Supponiamo che il mio cliente dell’esempio di prima sia profondamente convinto che “La gente fa sempre come gli sembra meglio e non mi vede come capo”. A questo punto intervengo con il Metamodello per scomporre la struttura superficiale della frase e capire la struttura profonda che ha generato tale convinzione:


Coach: “La gente chi?”, “ Sempre sempre?”, “Cosa intendi per fa sempre come gli sembra meglio?”, “Non ci è mai stata una volta che non ha fatto come gli sembra meglio”, “Come fai a sapere che non ti vedono come capo?”.


Queste domande specifiche mi aiutano a capire cosa c’è dietro per ottimizzare il mio intervento. Le risposte a queste domande potrebbero fargli rendere conto che, in realtà, lui non può sapere se non lo vedono come capo, ma che si tratta solo di una sua percezione; potrebbe rendersi conto che 7 volte su 10 eseguono le sue direttive e che generalizza e cancella esperienze che vanno a contraddire il modello che si è creato nella sua mente.


Il coach motiva e incoraggia il cliente ad avviare una trasformazione profonda che va al di là di un semplice schema cognitivo e può spingersi ancora oltre lavorando sull’Identità, il livello logico in cima alla gerarchia: individua il potenziale del cliente (risorse già presenti) e lo aiuta ad esprimerlo. Il coach si pone come sponsor in quanto crea il contesto per far crescere il suo cliente. 

PNL, rapport su valori e credenze

Uno dei cardini su cui ruota la Comunicazione Efficace è il principio “Win-Win”: vinco io – vince l’altro. Non è un caso che la parola “convincere” significa “vincere insieme”. Non bisogna confondere la comunicazione empatica con la pressione psicologica: se io minaccio qualcuno per ottenere il consenso, questa è pressione psicologica. Invece, la comunicazione empatica si basa sulla capacità di comprendere l’altro, “mettersi nei suoi panni”, comprendere come ragiona e come percepisce la realtà esterna. Il buon comunicatore è un individuo in grado di decodificare la “Mappa del Mondo” del suo interlocutore per adeguarsi ad essa.

 

Invece, coloro che estorcono il consenso con la prepotenza e/o l’intimidazione vincono temporaneamente causando la sconfitta dell’altro. Mi sembra ovvio che un atteggiamento del genere è autodistruttivo: si creano nemici che nel medio-lungo periodo cercheranno di restituire i torti subiti.

 

In un mio precedente articolo ho affrontato le basi fisiologiche dell’empatia (Empatia e Rispecchiamento). In questa sede voglio approfondire altre modalità attraverso le quali è possibile costruire rapporti costruttivi.

 

Generare Rapport equivale a costruire un ponte che unisce due sponde opposte e che permette a due o più individui di incontrarsi e condividere diverse “Mappe del Mondo”. Quindi, una delle abilità che bisogna sviluppare consiste nel riuscire a comprendere i “pilastri” su cui si basa la visione soggettiva della realtà dei nostri interlocutori. Questi pilastri sono Valori e Credenze, elementi che influenzano profondamente i nostri comportamenti. I valori sono il “carburante motivazionale” che ci spinge ad agire (valori = quello che è importante per noi). Le Convinzioni sono quello in cui crediamo fermamente. Un esempio di valori sono: l’Amicizia, l’Onestà, la Famiglia. Esempi di credenze possono essere rappresentate da frasi di questo genere: “Sono convinto che il benessere sia più importante che accumulare denaro”, “Credo che la libertà sia fondamentale per vivere!”. Frasi del genere esprimono anche valori come il Benessere e la Libertà. Questo accade perché valori e credenze sono elementi profondamente connessi. Questo argomento è stato già affrontato in due miei precedenti articoli anche se riguardavano aspetti che esulavano dalla comunicazione efficace (“Realizzare se stessi con la PNL“).

 

Il rispetto della visione della realtà del nostro interlocutore è alla base della costruzione del rapport e del suo stesso mantenimento all’interno di un contesto comunicativo.

 

Immaginate un ipotetico dialogo tra due persone:

 

A: Il lavoro per me è tutto nella vita!

B: Secondo me perdi tempo e anni preziosi in cui potresti goderti la vita!

 

Sembra palese che A e B non potranno entrare in empatia a causa di un profondo disaccordo sui valori.

 

Se il mio obiettivo è creare empatia, devo condividere la mappa di A con una frase di questo genere: “Il lavoro è un importante elemento insieme ad altri aspetti dell’esistenza”. Questa frase rispetta la mappa dell’altro e in maniera generica fa sottintendere che nella vita anche altri elementi sono altrettanto importanti.

 

Riflette un attimo sul seguente punto: come vi siete sentiti il giorno in cui avete incontrato un individuo che ha sinceramente condiviso le vostre credenze, i vostri valori, la vostra visione della realtà? Sono convinto che avete percepito un livello più profondo nella comunicazione e sentivate di potervi quasi fidare di un individuo così simile a voi.

 

Invece, ora pensate a tutte quelle volte in cui non hanno condiviso o attaccato la vostra Mappa del Mondo (e viceversa). Che genere di sensazioni avete provato in un simile contesto? Sicuramente non avete provato niente di positivo.

 

La Mappa del Mondo è così importante che raramente viene rivelata a persone che non godono della nostra fiducia. Quando conosciamo qualcuno per la prima volta oppure siamo costretti a parlare con uno sconosciuto (ad esempio in coda ad uno sportello postale) di cosa parliamo? Parliamo del tempo, se piove, fa caldo o se è nuvoloso. La Mappa del Mondo viene rivelata solo a persone con cui siamo in empatia. Immaginate di essere in ascensore con uno sconosciuto che invece di dirvi “Finalmente oggi c’è un po’ di sole” afferma “Io credo fermamente nella libertà. E lei?”. Nella migliore delle ipotesi gli risponderete che sono “fatti con non lo riguardano”.

 

Con sconosciuti o con individui con cui non siamo particolarmente in confidenza ci limitiamo a condividere un livello gerarchicamente inferiore (ambiente) e la eventuale non condivisione non comporta nessuno scontro relazionale. Ad esempio, se fuori piove e lo sconosciuto invece afferma che è una bella giornata, ci limitiamo a pensare che ha bisogno di un oculista o di un buon psicologo, ma mai ci sogneremmo di litigare per una cosa simile.

 

Le cose cambiano quando saliamo lungo la gerarchia dei livelli e il nostro interlocutore attacca i nostri valori.

 

La prassi per decodificare la Mappa del Mondo del nostro interlocutore è la seguente:

 

1) praticare il Rispecchiamento (rimando alla lettura del mio precedente articolo) nella fase iniziale della comunicazione per generare empatia

 

2) quando si è stabilita un minimo di empatia, è possibile usare le seguenti domande:

 

a) Cosa è importante per te?

 

b) In cosa credi?

 

c) Cosa ti spinge ogni mattina ad alzarti dal letto?

 

A volte accade che sia il nostro interlocutore a fornirci questi importanti pezzi del puzzle durante la conversazione. Quindi, basterebbe un “ascolto attivo” e un’apertura mentale verso l’altro.

 

La classica domanda che mi viene rivolta nei corsi è la seguente:

 

“Ma se i valori dell’altro sono troppo diversi dai miei, cosa devo fare?”.

 

Si tratta di una domanda molto intelligente perché tocca il centro di ogni individuo e il rispetto verso se stessi. Se ad esempio, chi abbiamo di fronte pone in cima alla sua gerarchia il valore “soldi” e farebbe qualsiasi cosa per ottenerli, mentre noi collochiamo “onestà”, ci risulta difficile creare condivisione in quanto risulterebbe falso.

 

In questi casi dobbiamo chiederci qual è il nostro obiettivo, se è veramente importante creare empatia con l’interlocutore dell’esempio. Se la risposta è positiva, possiamo temporaneamente “adattarci” all’altro ed in seguito ritornare nella nostra posizione iniziale. Anzi, questo è un ottimo sistema per entrare nella mappa dell’altro e guidarlo nella nostra. Questa strategia non significa “spersonalizzarsi” in quanto ci permette di far aprire l’altro, comprendere la sua mappa, creare empatia, creare condivisione ed in seguito portarlo nella nostra visione della realtà. La vostra apertura dovrebbe essere sincera in quanto “giocare ipocritamente” con i valori e le credenze degli altri può rivelarsi un boomerang.

 

Se la visione dell’altro è troppo diversa dalla nostra possiamo limitarci a non attaccarla evitando di generare mismatching.

 

Invece, se creare empatia con l’altro non rientra nei nostri obiettivi, siamo liberi di non condividere la sua mappa.

 

Concludendo, un atteggiamento di apertura sincera verso gli altri (rimanendo comunque sempre se stessi) ci permette di arricchire la nostra visione, di espandere i nostri limiti mentali e di comprendere meglio chi ci circonda superando i convenevoli di una comunicazione superficiale.

 

Litigi, incomprensioni, ostilità e antipatie nascono da molte “mappe strappate”, dal mancato rispetto di valori e credenze di chi ci circonda e dalla voglia di imporre la nostra visione del mondo sugli altri. Atteggiamenti simili sono deleteri e molto utili per creare una insalubre atmosfera di antipatia attorno a noi.

PNL, realizza la tua vita

Cominciamo a renderci conto come la “mappa del mondo” di ogni individuo sia soggettiva e sia erroneo pensare che gli altri abbiano una visione del mondo identica alla nostra. La “visione del mondo” si basa su due elementi principali: Convinzioni e Valori.

Questi sono i pilastri che reggono la nostra esistenza. Le convinzioni o credenze sono “quello in cui noi crediamo”. Ad esempio, se un mio amico afferma: “Credo che la libertà sia importante!” esprime una convinzione estremamente importante; la maggior parte dei suoi comportamenti ruoteranno attorno a questa credenza. I valori sono “quello che è importante per noi”. Un esempio di valori sono: la famiglia, l’onestà, l’amicizia, la libertà, il dovere, ecc. Valori e Convinzioni sono elementi intimamente connessi in quanto se affermo “credo che la libertà sia importante”, esprimo sia una credenza che un valore.

In precedenza abbiamo esaminato come le credenze generate da generalizzazioni e cancellazioni (Francesco cerca sempre di fregarmi) limitano le nostre scelte e le azioni.

Altri esempi di convinzioni limitanti sono le seguenti frasi:

Sono un incapace – Le ho provate tutte, ma… – La vita è crudele – Nella vita sono un fallito.

È palese che simili asserzioni sono dannose e influenzano negativamente l’esistenza.

Esempi di credenze positive sono rappresentati dalle seguenti frasi:

Sono in una persona in gamba – Sono positivo – La vita è piena di possibilità – Riesco in tutto quello che faccio.

Ma come si formano le convinzioni?

Si tratta di esperienze emozionali significative (apprendimento emozionale) che si incidono nel nostro programma mentale. Il nostro comportamento è il frutto della somma di: credenze, valori genitoriali e cultura. Le convinzioni positive nascono da esperienze significative positive, costruttive e assertive. Quelle limitanti si creano da eventi negativi, non valorizzanti, delusioni e fallimenti. Generalmente si parte da un presupposto che grazie ad eventi i linea con esso si trasforma in convinzione. Ad esempio, supponiamo che pensi di non saper giocare a calcio (presupposto). In seguito ci provo e durante la partita non riesco a giocare bene. In quel contesto posso dirmi: “Sono un incapace!” (giudizio di valore) e i miei compagni possono rafforzare questa asserzione con altre frasi negative: “Lascia perdere perché sei un fallito!”. Da questo evento può crearsi una convinzione: “Non ce la farò mai” che rappresenta il cemento di tutti gli elementi del nostro essere.

Come bisogna comportasi davanti ad eventi simili per evitare la maturazione di convinzioni limitanti?

Esperienze di questo tipo devono essere viste come nuove informazioni e trasmissioni di dati. È fondamentale riconoscere il momento come fase di apprendimento per migliorare le proprie azioni future: “Grazie a ciò ora so che…”.

La magica capacità che dovete sviluppare consiste nel ristrutturare gli eventi in modo da bloccare il meccanismo che dal presupposto si trasforma in credenza.

Ad esempio, il presupposto “sono incapace” si trasforma grazie a queste magiche domande:

  1. Cosa devo fare per ottenere quella cosa?

  2. Ho già esperienze simili?

  3. Qual è il nuovo apprendimento positivo ?

  4. Quale soluzione sarebbe preferibile per me?

  5. Quale risorsa ci vorrebbe?

Le riposte vi aiuteranno a focalizzare la vostra attenzione su i punti di forza per migliorare le vostre azioni future.

Quello di cui dovete rendervi conto è che gli elementi negativi che condizionano la vostra esistenza sono puramente soggettivi e che è arrivato il momento di sbarazzarsene in cambio di un’esistenza felice. Riportate su carta tutte le convinzioni limitanti e guardate quanti paletti vi siete e vi hanno messo. Quando la gente emette giudizi di valore negativi su di voi (sei un buono a nulla, sei un fallito ecc.) immaginate queste frasi scritte su una lavagna e cancellatele mentre mentalmente vi dite: elimina, elimina, elimina. E questo stesso procedimento va applicato anche quando siete voi stessi ad asserire simili frasi. Uno dei meccanismi su cui si basa la creazione di schemi mentali statici si basa sulla ripetizione: più volte vi ripetete (o vi ripetono) una frase, più questa si fa spazio nella vostra mente. Quando pensate a qualcosa, le cellule del vostro cervello (i neuroni) si scambiano informazioni disponendosi in una particolare configurazione. Quando smettete di pensarci, lo schema neurale si scioglie. Però, se ogni giorno pensate alla stessa cosa costringendo le cellule a formare sempre la stessa configurazione, alla fine di creano dei ponti fissi e lo schema non si scioglie più. Ecco come si creano i comportamenti automatici o anche le convinzioni. Per farvi un esempio concreto pensate alla prima volta che avete indossato una cintura di sicurezza: avevate la tendenza a dimenticarvene: i neuroni si configuravano momentaneamente per poi sciogliere la formazione in mancanza del pensiero. In seguito, dopo numerose volte che lo avete fatto, è diventato un meccanismo automatico: si è creato uno schema di pensiero statico. Oppure pensate a quante cose fate quando guidate l’auto: schiacciate la frizione, cambiate marcia, accelerate, parlate con un vostro amico, seguite la strada giusta…e tutto questo senza pensarci. La prima volta che siete saliti in auto tutto questo era difficile. Ora ci riuscite perché avete creato delle configurazioni statiche che rendono automatici i comportamenti.

Cominciate a rendervi conto di quanto sia importante prestare attenzione a quello che pensate?

I ricercatori hanno appurato che il numero di volte che occorre per rendere fisso uno schema è ventuno. Ad esempio, se ogni giorno per tre settimane, vi alzate alle sei di mattina e andate a fare footing, creerete una compulsione a fare quel tipo di azione. I primi giorni sarete svogliati ma se avrete forza di volontà per tre settimane, renderete automatico il comportamento.

Questo meccanismo si estende anche ai filmini mentali che appena svegli formuliamo in merito all’andamento della giornata. Se creeremo nella nostra mente delle immagini negative (il capo che ci sgrida, il partner che ci critica) in maniera costante e ripetitiva, non dovremo meravigliarci se realizzeremo quel tipo di realtà. Inoltre, appena svegli, siamo in una fase estremamente ricettiva in cui la nostra mente è facilmente suggestionabile (stato alfa). Quando vi rendete conto che è in atto un simile meccanismo, bloccate i film mentali e proiettate altri positivi e diametralmente opposti in modo da creare schemi di pensiero positivi.

Ma come mai semplici pensieri possono influenzare la realtà esterna?

Quando ci convinciamo che la realtà è fatta in un certo modo, mettiamo in atto in serie di comportamenti inconsci che ci portano nella direzione attesa (anche se negativa). Ad esempio, se siamo convinti che il nostro capo ci sgriderà, metteremo in atto una serie di comportamenti (inconsapevoli) che lo faranno infuriare. Ricordate che una cosa è quello che vuole la parte razionale, un’altra è quella che desidera l’inconscio. Se quest’ultimo lo avete condizionato negativamente, lui farà di tutto per accontentarvi. La parte emotiva non giudica…si limita a fare quello che gli dite.

Stiamo cominciando a scrivere “il libretto di istruzioni” della vostra mente e a definirne le regole che vi permetteranno di migliorare la vostra esistenza.

Cerchiamo di riepilogarle aggiungendone altre.

  1. La regola fondamentale che emerge da quanto appena esposto consiste nel ripetere più volte un pensiero e/o un comportamento per renderlo automatico.

  2. Un’altra importante regola consiste nel prestare attenzione a quello che diciamo: da ora in poi niente frasi svalorizzanti nei vostri confronti e verso gli altri. Non è saggio programmare negativamente chi ci circonda. Da questo momento ditevi cose positive: sono capace, riesco in quello che faccio, sono positivo.

  3. Alla regola appena esposta bisogna aggiungerne un’altra: esprimere le frasi in positivo. L’inconscio non computa in negativo (no – non); ad esempio, se vi dico “non pensate ad un aereo”, la prima cosa che la vostra mente farà sarà quello di pensarci anche se io vi ho detto il contrario. Per questo motivo frasi come “non voglio essere infelice”, “non voglio soffrire”, si commutano in “sono felice”, “io gioisco”. Questa regola è fondamentale se desiderate inserire schemi di pensiero positivi e costruttivi. Se la violate rischiate di ottenere l’effetto opposto.

  4. Le frasi devono essere espresse al presente. Asserzioni espresse con verbi futuri non sono particolarmente incisive in quanto la parte profonda è sensibile al presente. “Io sarò felice” deve essere commutato in “io sono felice”. L’inconscio deve sentire la realtà desiderata nel presente.

  5. Il momento più adatto per darsi degli ordini positivi (ed eventualmente bloccare film mentali negativi) è al mattino appena svegli. Potete aiutarvi scrivendo una frase che sintetizza quello che volete realizzare e attaccare il foglio in un punto della camera visibile. Potete leggerla ed immaginare voi stessi che concretizzate quanto desiderato. Durante il giorno, anche se non siete in stato alfa, potete sempre applicare queste tecniche ma sono meno efficaci. Se al mattino avete difficoltà nell’utilizzarle, potete scegliere un momento della giornata in cui siete tranquilli, sedervi comodamente e rilassarvi.

Alcuni individui non accettano che il conducente del tram sia l’inconscio e non la parte razionale, soprattutto chi focalizza e sbilancia tutta l’esistenza sulla razionalità. Persone dotate di sensibilità ed intuito sono invece consapevoli di come l’emotività abbia un peso notevole nella vita.

PNL e eccellenza personale

Gli individui che tendono a raggiungere le mete con successo in modo ecologico e permanente hanno una particolare attitudine mentale. Non si tratta solo di “tecniche” ma anche di un particolare approccio verso la vita e il prossimo. In questo articolo ho riportato alcune caratteristiche presenti in queste persone.

  • Direzione
    È fondamentale avere sempre degli obiettivi e una direzione verso cui andare. L’errore commesso da alcuni è essere volti al passato; invece, è importante essere protesi verso il futuro con mete ben definite. Quando non si hanno degli obiettivi da perseguire tendiamo a disperdere le nostre energie rischiando di smettere di “lottare” per qualcosa. Quando abbiamo una direzione ben definita le nostre energie sono indirizzate verso l’obiettivo. Naturalmente, è importante adottare un approccio flessibile: cogliere il feedback di quello che non funziona migliorando le azioni future.

  • Decisione
    Nella vita è importante avere forza e capacità decisionale dato che nulla è certo. Non agire e rimanere fermi comporta l’unico risultato di renderci frustrati. Le situazioni che affrontiamo vanno analizzate per mettere in atto strategie per risolverle. Aspettare che vi sia la certezza matematica per prendere la giusta decisione può rivelarsi controproducente in quanto rischiamo di non agire. Ogni azione può portare ad errori e le decisioni potrebbero rivelarsi errate. Ma gli errori sono il feedback necessario per migliorare le azioni future. Grazie ad un atteggiamento flessibile è possibile modificare le proprie azioni fino al raggiungimento dei propri obiettivi. Bisogna rischiare e, in qualche modo, calcolare i rischi collegati alle varie decisioni. In seguito, agite prendendo quella che comporta maggiori vantaggi e minori svantaggi. Dovete essere pronti a commettere qualche errore dato che, se non agite, non sapete fino a che punto potete spingervi grazie alle vostre capacità. Inoltre, solo agendo potete comprendere realmente quali sono le risorse che avete a disposizione e quali dovete acquisire per raggiungere gli obiettivi.

  • Empatia
    Nelle relazioni è importante stabilire rapporti empatici con gli altri. Ad esempio, nelle aziende risultano essere più avvantaggiati coloro che hanno ottimi rapporti con i colleghi in quanto, nei momenti difficili, tendono a ricevere il sostegno del gruppo. In altre parole, accedono alle risorse del gruppo. Invece, coloro che non stabiliscono relazioni empatiche sono costretti a risolvere le situazioni solo con i loro mezzi. Questo potrebbe comportate un allungamento dei tempi per risolvere la situazione. L’empatia permette di stabilire relazioni basate sulla fiducia e di “mettersi nei panni” degli altri. Uno dei comportamenti che facilità rapporti costruttivi consiste nell’astenersi dal giudicare gli altri e di sforzarsi di comprendere il punto di vista altrui (se non addirittura condividerlo). Comprendere la “mappa del mondo” dei nostri interlocutori senza pregiudizi è una delle chiavi che permette la “costruzione di un ponte” tra due sponde opposte; questo genere di comportamento non significa “spersonalizzarsi” ma adattarsi momentaneamente agli altri per creare un “terreno comune”. Giudicare senza accettare, invece, è una delle chiavi per creare attorno a noi un’atmosfera di disarmonia.

  • Amore
    Un’altra caratteristica è il sincero interesse per il benessere degli altri. Quando proponiamo qualcosa o vogliamo spingere gli altri a compiere determinate azioni, dobbiamo sempre prendere in considerazione anche i vantaggi che loro riceveranno. In qualsiasi tipo di negazione se le parti ricevono reciproci vantaggi, tende a crearsi fiducia dato che convincere significa “vincere insieme”. Invece, se volete sopraffare il prossimo o semplicemente attestare la vostra superiorità facendo sentire gli altri dei perdenti, non stabilite empatia ma solo relazioni che nel lungo periodo potrebbero ritorcersi contro di voi. Anche se in un determinato contesto avete mansioni di leader e gli altri devono “obbedirvi”, non otterrete il rispetto imponendovi con la forza. Un buon leader è colui che usa il peso dei suoi poteri solo quando è necessario ed rivolto al benessere del gruppo in cui opera. Usare prevalentemente metodi prevaricativi serve solo ad accrescere l’odio nei vostri confronti, sentimento che potrebbe rivelarsi devastante quando il vostro potere potrebbe venir meno. Infatti, spesso il gruppo sceglie dei leader naturali; questi individui sono scelti in base a due caratteristiche salienti:
    a. sono decisi
    b. sono interessati al benessere del gruppo in cui operano
    In questo modo conquistano la fiducia della gente e, di conseguenza, creano empatia.
    A prescindere dai contesti aziendali, un approccio ecologico verso gli altri vi aiuterà a creare una rete sinergica di relazioni estremamente efficace.

Analizziamo ora i meccanismi che ci allontanano dal successo:

  • Disperarsi
    Cosa accade quando un nostro grande obiettivo diventa irrealizzabile?

Possiamo ritrovarci bloccati in un’emozione negativa che potrebbe allontanarci dalle nostre mete. In questo caso un desiderio si trasforma in un limite che potrebbe separarci dal successo. A volte può accadere che la voglia di “perfezione” ci renda frustrati quando non riusciamo ad ottenere esattamente quello che vogliamo. Quello che dobbiamo apprendere è che non sempre le nostre azioni portano i risultati sperati. I fallimenti devono essere considerati come lezioni che ci permetteranno di migliorare le azioni future. In altre parole, grazie alla flessibilità, potremo comprendere quello che funziona e mutare tutti quegli elementi che si sono rivelati dannosi o inutili. Bisogna divenire “pratici” ed imparare ad agire immediatamente senza mai rimandare a domani quello che possiamo fare oggi. In un precedente articolo ho evidenziato come “farsi films mentali negativi” potrebbe portarci a compiere comportamenti negativi. Quindi, immagini ed emozioni di frustrazione e disperazione possono creare un circolo vizioso. Accettare le delusioni come lezioni per migliorare le azioni future è fondamentale per mettere in atto comportamenti costruttivi.

  • Insicurezza
    Il dubbio è legittimo. Infatti, quando non siamo sicuri dobbiamo analizzare tutti gli aspetti. Ma se questa fase di analisi si protrae per troppo tempo può rivelarsi dannosa e controproducente.
    Quando siamo assaliti da dubbi o paure è giusto soffermarsi un attimo ed analizzarli prima di agire in modo da avere sempre presenti tutti gli aspetti di una situazione. Prima di agire io consiglio di fare una lista di possibili vantaggi e svantaggi che l’azione comporta. Dopo aver redatto la lista, è importante fare un analisi dei costi e dei benefici: solo in questo modo potete sapere se è conveniente agire. Ma in seguito bisogna decidere con risolutezza.


  • Rimpianto
    È importante non avere mai rimpianti. Immaginate di non agire per i vostri sogni, di restare bloccati nella paure e nelle incertezze. Immaginatevi a 80 anni e di guardare indietro nel tempo: quanti rimpianti avrete? Immaginate che questo sia il vostro ultimo giorno sulla Terra: cosa fareste? Quali sogni vorreste concretizzare? Se riuscite a rispondere a questa domanda sapete come rendervi felici e non avere rimpianti. La nostra società ci impone una serie di doveri, ma questo non esclude il fatto che lentamente potete cominciare a costruire il vostro sogno, coltivarlo e crederci mentre continuate a fare la vita di tutti i giorni. Non vi chiedo di mollare tutto e concentrarvi solo su quello che desiderate (sarebbe irresponsabile), ma di ritagliare uno spazio giornaliero per le vostre ambizioni. Se vi lasciate inglobare da sistema, dalla quotidianità, dai problemi, un giorno vi guarderete indietro e sarete pieni di rimpianti.


  • Indirizzare male le energie
    Alcuni comportamenti come l’aggressività, non sono negativi di per sé ma possono rivelarsi dannosi se indirizzati male. Quando è necessario, adottare un atteggiamento aggressivo può rivelarsi una soluzione vincente. Viviamo in una società in cui essere troppo passivi può portare ad essere sopraffatti. Durante sport agonistici, la squadra che adotta un atteggiamento aggressivo (anche se in svantaggio) tende ad intimorire l’altra: questo può portare alla vittoria.
    Chiaramente, essere aggressivi a sproposito, in tutte le situazioni e con individui che non ricorrono a questa strategia, è controproducente: sarete etichettati come intolleranti e il vostro atteggiamento sarà percepito come un segnale di debolezza e insicurezza.


  • Mancanza di Fede
    Per fede non mi riferisco a quella religiosa ma alla fiducia nelle proprie capacità, alla convinzione positiva che dovete costruire dentro di voi: prima o poi riuscirete nei vostri intenti. Arrendersi alle prime difficoltà costituisce un forte segnale di allarme di mancanza di fede in voi stessi e nella meta che volete raggiungere. I grandi personaggi che hanno lasciato il proprio nome nella storia avevano sempre in mente l’obiettivo da raggiungere, sapevano bene dove volevano arrivare; le sconfitte e i fallimenti li spronavano a migliorare le loro azioni perché erano fortemente convinti di raggiungere le loro mete. Questo differenzia le persone di successo da quello che hanno difficoltà ad emergere. Thomas Edison ha fallito 5.000 volte prima di realizzare la lampadina elettrica. Un giorno un giornalista gli chiese: “Mister Edison, perché insiste nel voler inventare la lampadina elettrica? Tutti sanno che è impossibile e ha già fallito 5.000 volte!”.
    Edison lo guardò e gli rispose: “Ragazzo, non ho fallito 5.000 volte, ho solo trovato 5.000 modi in cui la lampadina non funziona e prima o poi troverò quello giusto!”.