PNL, Vendita e Negoziazione – Report Gratuito

Vendita e PNL sono un binomio vincente? Unire il classico processo di vendita con le tecniche della PNL permette di diventare più incisivi. Molti pensano che per vendere bisogna aumentare il numero dei contatti: più persone incontri, più chiusure riesci a realizzare. Questo in parte è vero, ma se tu riuscissi a personalizzare ogni vendita, aumenteresti le statistiche di chiusura.

 

Molti sono convinti che con alcuni clienti sia impossibile concludere una vendita, che siano persone “impossibili”. Pensi sia vero? Pensi che quei clienti non comprino mai da nessuno? Certo che lo fanno e potresti essere tu la loro controparte. Ogni persona ha la sua unica “chiave”, basta scoprirla.

 

Grazie alla PNL è possibile creare empatia anche con i clienti più difficili. Nel report gratuito ti spiegherò come andare d’accordo e piacere al primo incontro, come usare la tecnica degli ancoraggi e quali sono i processi per creare una presentazione perfetta del tuo prodotto/servizio.

 

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1) Rompere il ghiaccio con il cliente
2) Come personalizzare la vendita
3) Come chiudere la vendita

 

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PNL Italia

La PNL in Italia è presente dagli anni ’80 grazie ad istituti storici che hanno introdotto questa importante disciplina.

Per molti anni, in Italia, non si sapeva neanche cosa fosse. Ad esempio, quando a qualcuno dicevo che mi occupavo di Programmazione Neurolinguistica, questo diceva: “Ah…lei programma i computer a voce!”. Ti assicuro che era veramente convinto della sua affermazione. Oppure, spesso veniva confusa con i classici corsi multilevel all’americana o con tecniche di vendita.

Ultimamente ha avuto una maggiore diffusione, al punto tale che molti siano convinti che la PNL sia stata introdotto in Italia solo negli anni ’90. Questo malinteso viene alimentato in parte dalla poca diffusione che vi è stata in passato, in parte dalle comunicazioni ambigue di alcuni istituti.

Un altro grande malinteso riguardante la PNL in Italia è che sia utile solo per le vendite, le aziende e la seduzione. La PNL, in realtà, è molto utile per il miglioramento personale, il self help, il coaching e per tutti gli ambiti in cui è possibile migliorare. Dire che la PNL sia solo “vendita” o “seduzione” è una distorsione bella e buona. È come dire che un martello serve solo a rompere delle noci, non a piantare chiodi, costruire un mobile o una casa. Purtroppo sono stato spesso vittima di questi malintesi dovuti all’ignoranza. Ad esempio, durante un colloquio di lavoro, l’esaminatore che mi stava selezionando impazzì letteralmente quando lesse “PNL” nel mio cv: “Voi siete quelli che fate i corsi gridando, con la musica e su un piede solo!”. Mai sentita una simile castroneria, non so cosa avesse allucinato ma ne era convinto. Per fortuna, altri suoi colleghi la pensano in maniera diversa. Ti racconto questa storia solo per farti comprendere che vi sono tante distorsioni nella percezione di questa disciplina, a volte dovute alla mancanza di informazioni, altre volte al pregiudizio, altre ancora ad intenzioni ben precise.

L’origine di questi malintesi è dovuta alla strategie di comunicazione efficace che è possibile apprendere nei corsi di PNL. Il problema è che si confonde l’empatia con la manipolazione. In tal senso vorrei dirti che è molto difficile far fare qualcosa a qualcuno contro la sua volontà. In altre parole, non è facile “vendere ghiaccio agli eschimesi”.

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri e di sintonizzarsi con il proprio interlocutore; la manipolazione è un’altra cosa ed è più facile vederla in altri contesti (ad esempio, in alcuni contesti mediatici) piuttosto che in un corso di PNL.

Enneagramma Test

Quando si parla di Enneagramma, inevitabilmente si pensa anche ad un valido test per individuare gli enneatipi. Ve ne sono una gran quantità in giro, la maggior parte di questi non molto affidabili.

 

In questo articolo ti darò una serie di indicazioni sui test dell’Enneagramma per comprendere come cercarne uno valido.

 

Iniziamo con i mini test, quelli con una ventina di domande per intenderci: generalmente non sono molto affidabili, non fosse altro per la mancanza di:

 

– domande di controllo – più domande per confermare l’enneatipo.

– domande per individuare le contraddizioni.

 

Test sull’Enneagramma con poche domande devono essere fatti con la massima precisione e sincerità proprio perché non molto affidabili. Se fatti superficialmente, daranno esisti sfalsati.

 

Quindi, un buon test dovrebbe avere almeno un centinaio di domande proprio per le motivazioni appena viste.

 

Allora, come trovarne uno valido? Oltre al numero di domande, verificherei anche chi è l’autore: è un nome storico? Ha fatto delle pubblicazioni? Di questo test ne parlano in giro?

 

Se vuoi fare un test tradizionale vai su www.enneagramma.com

Iscriviti e fai gratuitamente il test sull’Enneagramma.

http://www.enneagramma.com/gratis-enneagramma

 

Personalmente, sono approdato ad un’altra soluzione integrando l’Eneagramma con la PNL e la Comunicazione Non Verbale. Non tutti condividono questo sistema e, in seguito, ti spiegherò perché.

 

In PNL si trattano i sistemi rappresentazionali: Visivo, Auditivo e Cenestesico. In breve, ognuno di noi tende a preferire una determinata qualità di informazioni: c’è chi ama i mondo delle immagini, chi quello dei suoni, altri quello delle sensazioni. Naturalmente, abbiamo tutti e cinque i sensi attivi, ma ne prediligiamo uno in particolare. In realtà, è come se preferissimo una sequenza: ad esempio, c’è chi ama ricevere informazioni prima in Visivo, poi in Auditivo e infine (per esclusione) in Cenestesico (una sequenza inconscia). Quando le informazioni non seguono la strategia inconscia, l’individuo dell’esempio è poco in sintonia con gli sta parlando.

 

Il primo canale (paragonabile ad una chiave), si chiama Canale di Accesso.

 

Ora, ti ho fatto questa importante premessa per arrivare a dirti che ogni enneatipo ha il suo canale di accesso; quindi, se comprendo l’accesso di chi ho di fronte, so anche tra quali tipologie dovrei indagare. Infatti, nell’Enneagramma tre tipologie sono Visive in accesso, tre sono Auditive e tre sono Cenestesiche.

 

In PNL, il canale di Accesso si comprende guardando i movimenti oculari laterali: in alto Visivo, in orizzontale Auditivo e in basso Cenestesico.

 

Quindi, grazie ad una domanda mirata e ai relativi movimenti oculari so che la mia indagine dovrà soffermarsi solo su tre enneatipi. Poi, grazie all’integrazione con la gestualità prevalente (e qualche domanda mirata), potrò comprendere a quale tipologia corrisponde il mio interlocutore.

 

Questo processo, con il giusto allenamento, dura pochissimo. Potresti farlo senza che l’altro sappia che stai cercando di comprendere il suo enneatipo.

 

Non tutti condividono questo sistema perché non trovano corrispondenze tra sistemi rappresentazionali e tipologia dell’Enneagramma. Questo si verifica perché pongono la domanda errata per comprendere il canale di accesso! In molti corsi PNL ti dicono:

 

“Parla con qualcuno e vedi dove vanno gli occhi!”. Non funziona così.

 

Non esiste solo il canale di Accesso, ma anche quello di Elaborazione e Profondo. Ognuno di loro si estrae con specifiche domande e argomenti. Quindi, dire a qualcuno: “Parla e vedi dove vanno gli occhi” è quanto meno superficiale. Chissà quali canali ti sta dando ed ecco perché il più delle volte non funziona.

 

Applico questo sistema dal 1998 e funziona nel 90% dei casi; in rari casi non vi è corrispondenza: l’interlocutore è in fase di stress, sta vivendo un momento particolare o non sono io ad essere abbastanza concentrato. Infatti, si tratta di un’abilità da sviluppare: fare le domande giuste, osservare gli occhi (a volte i movimenti sono rapidissimi) e come gesticola. Questa capacità si affina con l’allenamento.

 

Attenzione: altri sistemi come giochi ruolo, di gruppo e test cartacei sono altrettanto validi. Dipende sempre dall’obiettivo che si ha. Infatti, l’integrazione con la PNL e gestualità è molto efficace nell’ambito relazionale: comprendere subito chi ho di fronte per sapere cosa fare e cosa evitare per andarci d’accordo. Ogni scuola utilizza il sistema che preferisce in relazione alle finalità che si prefigge, quello che conta è che funzioni.

 

Per saperne di più:

 

 

 Enneagramma: i 9 tipi

Scarica adesso

 

 

 

 

 

Migliora le tue relazioni con l’Enneagramma e la PNL 

Edizioni Essere Felici

Di Vincenzo Fanelli

 

 

 

PNL e aspettative negative

La PNL può aiutarci a superare il virus della paura? E di cosa si tratta? Non mi riferisco alle fobie (ad esempio, paura dell’ascensore, aracnofobie, ecc..), ma a forti timori sul nostro presente e futuro.

Ogni giorno siamo tempestati in televisione da notizie devastanti: si spazia dai fatti di cronaca locale alle crisi politiche ed economiche internazionali. Naturalmente i media fanno (fortunatamente) il loro lavoro: informare. Questo, però, si potrebbe ripercuotere sotto forma di ansie, paure e visioni negative sul futuro.

Inoltre, nella nostra quotidianità vi sono esperienze e persone che tendono a infiltrare nella nostra mente il virus della paura:

“Le cose non vanno, c’è crisi, la concorrenza è schiacciante, può succederci qualsiasi cosa da un momento all’altro” ecc..

Naturalmente, bisogna sempre essere attenti a tutto quello che accade attorno a noi e avere gli occhi aperti. Non bisogna diventare dei superficiali che vedono tutto positivo senza rendersi conto della realtà delle cose. Quello che sto cercando di dirti è che, una volta ricevute le informazioni, bisogna distaccarsi della paura e andare avanti positivamente.

Lasciarsi influenzare dalle notizie negative può essere l’anticamera di credenze limitanti: si parte da un’ipotesi che si cementa in una convinzione. Quest’ultima, una volta creata, condizionerà la tua esistenza distorcendo la percezione della realtà che ti circonda. Non sarai più in grado di distinguere una paura reale da una “fantasma”.

Il quotidiano va affrontato nel miglior modo possibile; se è inquinato da una visione pessimistica, lo affronterai nel modo peggiore.

Invece, una volta esaminati i lati positivi e negativi, si agisce con una propensione positiva. I dubbi e le paure sono molti utili per avvertirci di un pericolo. Ma se decidi di agire, fallo con la migliore attitudine mentale possibile.

Ascolta il mio intervento in radio in relazione a questo articolo.


Sleight of Mouth e PNL

Gli sleight of mouth sono schemi linguistici il cui scopo è spostare il su un altro livello l’attenzione del proprio interlocutore e/o ampliare la sua mappa del mondo in merito ad un obiezione.  Sono stati formulati nel 1980 da Robert Dilts (uno tra i più importanti Trainer in PNL sul panorama internazionale) e si basa sul modellamento di figure importanti come Ghandy, Gesù, Milton Erickson tanti altri.

Per il modellamento vi rimando alla lettura del precedente articolo “Il modellamento e l’arte dell’eccellenza”. Il perno su cui si basano è il reincornciamento delle convinzioni e della mappa mentale di chi formula una determinata frase.  Gli schemi sono 14 ma in questa sede ne esamineremo solo 3 per comprenderne il funzionamento: Intento riguardo a, Conseguenze e Analogia. . Supponiamo che io chieda al mio capo un aumento di stipendio e che lui mi risponda: “No, non te lo concedo, è troppo!”. Un primo schema che posso utilizzare è “Intento riguardo a”: Questo schema linguistico ha l’obiettivo di far porre l’attenzione dell’interlocutore sull’intento positivo del nostro comportamento: “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”.  “La mia intenzione non è chiedere aumenti ma essere valorizzato”.  In pratica si cerca di far spostare la sua intenzione sul fatto che si vuol essere valorizzati e non chiedere un aumento fine a se stesso.Oppure, supponiamo che io muova una critica verso una persona e mi senta rispondere:  

“Tu mi dici cose cattive!”

Applicando sempre “Intento riguardo a” posso rispondere:  “La mia intenzione non è quella di essere cattivo ma di essere sincero”.  Esaminiamo un altro schema: Conseguenze. Questo schema ha l’obiettivo di far dirigere l’attenzione su un effetto (positivo o negativo) della credenza del nostro interlocutore, Riprendiamo l’esempio di prima in merito all’aumento: “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”. “Darmi l’aumento significa riconoscere il mio valore, non farlo significa che qui non sono apprezzato”.  Come si può vedere, si enfatizza la conseguenza negativa che si crea dalla credenza generante l’obiezione. Esaminiamo l’altro esempio:  “Tu mi dici cose cattive”. “Non dirti queste cose significa essere cattivo con te”.  Il messaggio in altre parole è: sono cattivo se non ti dico queste cose.  

Esaminiamo un altro schema sempre utilizzando gli esempi di sopra: Analogia.

In questo schema si lavora trovando una relazione analoga in grado di spezzare la credenza relativa all’obiezione.  “Non ti concedo l’aumento, è troppo!”. “Aumentare il mio stipendio è come un investimento su un auto con cui si desidera fare in tutta sicurezza migliaia di chilometri”.   “Tu mi dici cose cattive” “Quando vai dal dentista e ti toglie un dente cariato, è cattivo o ti sta salvando i denti?”   In questo schema si lavora ricercando delle analogie utili per spezzare la credenza. Ad esempio, supponiamo che il mio interlocutore mi dica: “Io non cambierò mai, io sono fatto così!”. “Anche i dinosauri non sono cambiati e non si sono adattati e alla fine si sono estinti! Vuoi fare la stessa fine?”. Si può notare anche che alcuni Sleight of Mouth possono essere più adatti di altri per ristrutturare le obiezioni e che bisogna padroneggiarli tutti per capire quale può essere il più indicato in base alle circostanze. Possono essere applicati in tutti gli ambiti in cui vi è una comunicazione: aree professionali, personali e terapeutiche.  

PNL e Metafore

Oltre all’approccio logico nella comunicazione è possibile usarne un altro che mira direttamente all’emisfero destro: la metafora. Molto usata nell’ambito della PNL (Programmazione Nuerolinguistica), permette di: inglobare più mappe e creare i presupposti per nuove connessioni.Grazie alla metafora è possibile superare i limiti del linguaggio logico e ponendoci ad un meta-livello. Una buona metafora può condurre gli individui a rendersi consapevoli di legami a cui non avevano pensato rendendosi parte attiva di un processo di apprendimento creativo. Con questo strumento è possibile creare stati diversi:  curiosità,  motivazione o fiducia. Il racconto, se è vago, permette alle persone di accedere ed utilizzare le proprie risorse.

Sin da piccoli abbiamo sentito storielle: Capuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Re Artùe tante altre. Alcune ci hanno insegnato a non fidarci degli sconosciuti, altre che il bene vince sul male, altre ancora ci hanno mostrato la lealtà. La potenza delle storie è che sono molto più efficaci di un discorso lungo e strutturato. Ad esempio, per far comprendere in aula il potere delle convinzioni potrei fare mezza giornata di docenza spiegando come si formano, perché influenzano i nostri comportamenti e come sono strutturate fisicamente a livello neurologico. Alla fine della lezione, probabilmente, i miei allievi avranno capito la nozione di “convinzione” ma non posso essere sicuro che la abbiano appresa ad un livello più profondo. Per raggiungere questo scopo, prima della lezione, potrei leggere una breve storia:  

C’era una volta un generale che doveva fronteggiare un esercito 10 volte più numeroso del suo. Sapeva che i suoi soldati potevano farcela perché erano più addestrati ma non ne erano convinti. Durante la marcia si fermò in un tempio: “entro nel tempio a meditare, quando uscirò lancerò una moneta: se esce testa vinceremo, se esce croce perderemo”. Quando uscì dal tempio lanciò la moneta e venne testa. I suoi uomini erano così entusiasti che non vedevano l’ora di iniziare la battaglia. Alla fine vinsero. “Nessuno può sconfiggere il destino” disse un subalterno al suo generale. “E’ proprio vero” rispose il generale mostrando una moneta con la testa su entrambe le facce. (storia tratta da “101 storie Zen”) 

Questa storiella spiega in pochi passi il potere delle convinzioni andando al di là della comunicazione meramente logica.  In PNL le metafore sono uno strumento di comunicazione molto importante per aiutare il cliente a recuperare risorse e a renderlo consapevole di strategie che possono collegarlo con il risultato desiderato. Inoltre, la loro applicazione è molto efficace in aula: spesso si raccontano storielle divertenti (anche relative a situazioni passate) che aiutano nell’apprendimento.  Esaminiamo alcuni passi importanti per la costruzione delle metafore:  

1) Buona formazione: la metafora deve avere un obiettivo raggiungibile. Non è possibile costruire racconti che abbiano risultati che non seguono le regole della buona formazione.  

2) Isoformismo: gli individui descritti devono essere equivalenti (isomorfi). Ad esempio se si desidera rappresentare una situazione famigliare in una metafora che narra di un’avventura in mare.Padre: comandanteMadre: ufficiale in secondaFiglio: mozzo 

3) Risultato: può dipendere da intuizioni personali ma il più delle volte il cliente sa quel’è la soluzione giusta per lui. Purtroppo gli manca l’anello di congiunzione per arrivarci. Dato che è nel problema, non riesce a vedere la situazione da un punto di vista più ampio, risultato che si riesce a raggiungere grazie alla metafora. Per ottenere il risultato è fondamentale la strategia di collegamento. Non si può semplicemente saltare dal problema alla soluzione.  

Oltre le storielle, nel linguaggio comune, si usa una comunicazione metaforica che tende ad essere molto più incisiva rispetto ad argomentazioni logiche. Ad esempio, il capo di un team aziendale potrebbe dire: “La nostra squadra non ha difesa, tu e Giorgio dovete marcare a uomo quelli della ditta X”. Si tratta di metafore calcistiche che, soprattutto in Italia, hanno una forte presa. 

Un’ultima avvertenza: le metafore generalmente non si commentano mai dopo averle raccontate proprio perché mirano alla parte profonda e non a quella logica. Infatti, se la parte logica viene informata (spiegando dettagliatamente il significato del racconto) si corre il rischio che si ponga reattiva ritardando o bloccando il risultato desiderato.

Coaching e PNL

Da un po’ di tempo si sente parlare di Coaching, un termine che ha molta presa in Italia. Ma di cosa si tratta?

Il termine coaching proviene dall’ambito sportivo: il coach guida e aiuta lo sportivo a raggiungere il risultato desiderato attraverso l’addestramento, l’incoraggiamento e la motivazione. Lo sprona a superare i suoi limiti e attingere alle sue risorse per migliorare le performance. Si occupa di creare un ambiente idoneo allo scopo, a far modificare i comportamenti sbagliati, ad ampliare le sue capacità attraverso l’addestramento, a potenziare le sue convinzioni e ad accrescere le sue qualità del Sé. Questa descrizione ritrae un buon coach ma naturalmente non tutti rispettano questi punti.

 

Cosa c’entra il coach con la PNL e può essere applicato in ambiti diversi da quelli sportivi?


La risposta a quest’ultima domanda è senz’altro positiva e la PNL ha molto a che fare con il coaching in quanto questo indica un processo attraverso il quale il Coach aiuta gli individui a raggiungere il massimo delle loro capacità (questa descrizione rispecchia pienamente lo spirito della Programmazione Neurolinguistica). Le sue applicazioni sono vaste in quanto ben si adatta sia al privato che desidera raggiungere determinati obiettivi personali (relazionali, professionali ecc.), sia alle aziende (coaching situazionale, project coaching e coaching di transizione).

Essendo un piennellista mi è sembrato subito evidente che la PNL ben si adatta al coaching in quanto possiede tutti gli strumenti per guidare una persona a superare i propri limiti, comprendere se gli obiettivi sono raggiungibili e a raggiungerli. Infatti, da qualche tempo molti Trainer in PNL hanno adattato le loro metodiche al coaching rendendolo più efficace nei risultati.

Il primo passo che un buon Coach deve compiere consiste nel entrare in sintonia con il suo cliente: questo è raggiungibile grazie a diverse tecniche derivanti dalla PNL come il rispecchiamento, rapport su Valori e credenze, rapport assertivo e verbale. Per approfondire questi argomenti vi rimando alla lettura di precedenti articoli: “Empatia e Rispecchiamento” e “Rapport su Valori e Credenze“. Grazie all’empatia è possibile comunicare ad un livello più profondo e il Coach stesso è in grado di comprendere meglio chi ha di fronte in quanto si “mette nei suoi panni”. Solo in questo modo è possibile individuare realmente lo stato problematico del cliente e come è possibile guidarlo verso la soluzione più idonea.

La prima fase è davvero importante in quanto ci si deve porre in fase di ascolto attivo senza influenzare e prendendo letteralmente le parole del cliente. Lo stato problematico spesso viene espresso in maniera generica e noi potremmo incorrere nell’errore di prendere “fischi per fiaschi”. Questo inconveniente si può risolvere grazie ad un altro strumento tipico della PNL: Il Metamodello. Si tratta di uno strumento per comprendere la struttura profonda celata dietro le frasi generiche e che permette di comprendere realmente la fonte del suo stato problematico. Su questo argomento torneremo in seguito.


Altri strumenti in possesso ad un “Coach in PNL” sono la “Buona Formazione degli obiettivi” per accertarsi che le mete del cliente sono raggiungibili, il lavoro su Credenze, Valori e Identità e altre tecniche per risolvere conflitti interiori e comportamenti indesiderati: Time Line, Swish, Visual Squash ecc..

Facciamo qualche esempio concreto: supponiamo che un mio cliente gestisca un piccolo team e desidera risolvere problematiche inerenti alla sua conduzione: alcuni non lo ascoltano, altri ancora entrano in aperto contrasto con lui. Il tutto si tramuta in un addossamento di ruoli e azioni sul cliente stesso in quanto non tutti eseguono correttamente le indicazioni. Alla fine non riesce a portare a termine tutti i compiti assegnategli con la conseguente accusa da parte della direzione di essere “incapace nella delega”.

La prima cosa che dovrei valutare è se l’obiettivo è raggiungibile. In PNL la buona formazione degli obiettivi è di grande aiuto in quanto mi informa immediatamente cosa deve essere cambiato nel risultato desiderato e se è raggiungibile. In questo specifico caso potrei scoprire che desidera maggiore coinvolgimento e ascolto da parte del team. Si tratta di un obiettivo che non rientra sotto la sua completa responsabilità (la buona formazione vuole che le mete siano raggiunte e mantenute direttamente dal soggetto stesso e non da altri). Potrei, però, fargli alcune domande:


Coach: “Cosa accadrebbe se ti dessero maggiore attenzione?”

Cliente: “Potrei delegare maggiormente”


Coach: “E cosa hai fatto o potresti fare per ottenere maggiore ascolto?”


L’ultima domanda serve per rimettere sotto il suo controllo il raggiungimento della meta. Infatti, potrebbe rispondermi che avrebbe bisogno di maggiori abilità comunicative e di leadership. Un coach può intervenire mostrandogli come è possibile divenire più flessibile nella comunicazione e quali sono le capacità di un buon capo. Questo ultimo punto potrebbe richiedere un lavoro per potenziare le sue Convinzioni/Valori e Identità (con specifiche tecniche della PNL).

Nell’ambito dell’insegnamento la PNL gioca un ruolo importante perché è possibile personalizzarlo in basi alle sue strategie (VAK) e Metaprogrammi (Filtri/schemi di comportamento inconsci).

Ad esempio, supponiamo che il mio cliente sia Visivo in Elaborazione (stato di apprendimento – stato Alfa). La formazione personalizzata sulla leadership (ad esempio) dovrà essere supportata da slides e grafici che stimolano il sistema rappresentazionale Visivo. Se, invece, è Cenestesico (sempre in elaborazione) dovrei essere molto poco teorico dandogli esercizi pratici da svolgere sul campo.


Se fare coaching si riducesse ad un semplice insegnamento di specifiche abilità, ci troveremmo di fronte solo a semplice docenza “one to one” che nulla ha a che fare con un Coach. Infatti, l’insegnamento è solo uno degli aspetti che lo caratterizza: bisogna andare oltre e aiutare il cliente a comprendere se le sue convinzioni e valori sono in linea con il risultato desiderato ed eventualmente intervenire per “ridisegnare” o questi importanti elementi o l’obiettivo stesso. Supponiamo che il mio cliente dell’esempio di prima sia profondamente convinto che “La gente fa sempre come gli sembra meglio e non mi vede come capo”. A questo punto intervengo con il Metamodello per scomporre la struttura superficiale della frase e capire la struttura profonda che ha generato tale convinzione:


Coach: “La gente chi?”, “ Sempre sempre?”, “Cosa intendi per fa sempre come gli sembra meglio?”, “Non ci è mai stata una volta che non ha fatto come gli sembra meglio”, “Come fai a sapere che non ti vedono come capo?”.


Queste domande specifiche mi aiutano a capire cosa c’è dietro per ottimizzare il mio intervento. Le risposte a queste domande potrebbero fargli rendere conto che, in realtà, lui non può sapere se non lo vedono come capo, ma che si tratta solo di una sua percezione; potrebbe rendersi conto che 7 volte su 10 eseguono le sue direttive e che generalizza e cancella esperienze che vanno a contraddire il modello che si è creato nella sua mente.


Il coach motiva e incoraggia il cliente ad avviare una trasformazione profonda che va al di là di un semplice schema cognitivo e può spingersi ancora oltre lavorando sull’Identità, il livello logico in cima alla gerarchia: individua il potenziale del cliente (risorse già presenti) e lo aiuta ad esprimerlo. Il coach si pone come sponsor in quanto crea il contesto per far crescere il suo cliente. 

PNL, realizza la tua vita

Cominciamo a renderci conto come la “mappa del mondo” di ogni individuo sia soggettiva e sia erroneo pensare che gli altri abbiano una visione del mondo identica alla nostra. La “visione del mondo” si basa su due elementi principali: Convinzioni e Valori.

Questi sono i pilastri che reggono la nostra esistenza. Le convinzioni o credenze sono “quello in cui noi crediamo”. Ad esempio, se un mio amico afferma: “Credo che la libertà sia importante!” esprime una convinzione estremamente importante; la maggior parte dei suoi comportamenti ruoteranno attorno a questa credenza. I valori sono “quello che è importante per noi”. Un esempio di valori sono: la famiglia, l’onestà, l’amicizia, la libertà, il dovere, ecc. Valori e Convinzioni sono elementi intimamente connessi in quanto se affermo “credo che la libertà sia importante”, esprimo sia una credenza che un valore.

In precedenza abbiamo esaminato come le credenze generate da generalizzazioni e cancellazioni (Francesco cerca sempre di fregarmi) limitano le nostre scelte e le azioni.

Altri esempi di convinzioni limitanti sono le seguenti frasi:

Sono un incapace – Le ho provate tutte, ma… – La vita è crudele – Nella vita sono un fallito.

È palese che simili asserzioni sono dannose e influenzano negativamente l’esistenza.

Esempi di credenze positive sono rappresentati dalle seguenti frasi:

Sono in una persona in gamba – Sono positivo – La vita è piena di possibilità – Riesco in tutto quello che faccio.

Ma come si formano le convinzioni?

Si tratta di esperienze emozionali significative (apprendimento emozionale) che si incidono nel nostro programma mentale. Il nostro comportamento è il frutto della somma di: credenze, valori genitoriali e cultura. Le convinzioni positive nascono da esperienze significative positive, costruttive e assertive. Quelle limitanti si creano da eventi negativi, non valorizzanti, delusioni e fallimenti. Generalmente si parte da un presupposto che grazie ad eventi i linea con esso si trasforma in convinzione. Ad esempio, supponiamo che pensi di non saper giocare a calcio (presupposto). In seguito ci provo e durante la partita non riesco a giocare bene. In quel contesto posso dirmi: “Sono un incapace!” (giudizio di valore) e i miei compagni possono rafforzare questa asserzione con altre frasi negative: “Lascia perdere perché sei un fallito!”. Da questo evento può crearsi una convinzione: “Non ce la farò mai” che rappresenta il cemento di tutti gli elementi del nostro essere.

Come bisogna comportasi davanti ad eventi simili per evitare la maturazione di convinzioni limitanti?

Esperienze di questo tipo devono essere viste come nuove informazioni e trasmissioni di dati. È fondamentale riconoscere il momento come fase di apprendimento per migliorare le proprie azioni future: “Grazie a ciò ora so che…”.

La magica capacità che dovete sviluppare consiste nel ristrutturare gli eventi in modo da bloccare il meccanismo che dal presupposto si trasforma in credenza.

Ad esempio, il presupposto “sono incapace” si trasforma grazie a queste magiche domande:

  1. Cosa devo fare per ottenere quella cosa?

  2. Ho già esperienze simili?

  3. Qual è il nuovo apprendimento positivo ?

  4. Quale soluzione sarebbe preferibile per me?

  5. Quale risorsa ci vorrebbe?

Le riposte vi aiuteranno a focalizzare la vostra attenzione su i punti di forza per migliorare le vostre azioni future.

Quello di cui dovete rendervi conto è che gli elementi negativi che condizionano la vostra esistenza sono puramente soggettivi e che è arrivato il momento di sbarazzarsene in cambio di un’esistenza felice. Riportate su carta tutte le convinzioni limitanti e guardate quanti paletti vi siete e vi hanno messo. Quando la gente emette giudizi di valore negativi su di voi (sei un buono a nulla, sei un fallito ecc.) immaginate queste frasi scritte su una lavagna e cancellatele mentre mentalmente vi dite: elimina, elimina, elimina. E questo stesso procedimento va applicato anche quando siete voi stessi ad asserire simili frasi. Uno dei meccanismi su cui si basa la creazione di schemi mentali statici si basa sulla ripetizione: più volte vi ripetete (o vi ripetono) una frase, più questa si fa spazio nella vostra mente. Quando pensate a qualcosa, le cellule del vostro cervello (i neuroni) si scambiano informazioni disponendosi in una particolare configurazione. Quando smettete di pensarci, lo schema neurale si scioglie. Però, se ogni giorno pensate alla stessa cosa costringendo le cellule a formare sempre la stessa configurazione, alla fine di creano dei ponti fissi e lo schema non si scioglie più. Ecco come si creano i comportamenti automatici o anche le convinzioni. Per farvi un esempio concreto pensate alla prima volta che avete indossato una cintura di sicurezza: avevate la tendenza a dimenticarvene: i neuroni si configuravano momentaneamente per poi sciogliere la formazione in mancanza del pensiero. In seguito, dopo numerose volte che lo avete fatto, è diventato un meccanismo automatico: si è creato uno schema di pensiero statico. Oppure pensate a quante cose fate quando guidate l’auto: schiacciate la frizione, cambiate marcia, accelerate, parlate con un vostro amico, seguite la strada giusta…e tutto questo senza pensarci. La prima volta che siete saliti in auto tutto questo era difficile. Ora ci riuscite perché avete creato delle configurazioni statiche che rendono automatici i comportamenti.

Cominciate a rendervi conto di quanto sia importante prestare attenzione a quello che pensate?

I ricercatori hanno appurato che il numero di volte che occorre per rendere fisso uno schema è ventuno. Ad esempio, se ogni giorno per tre settimane, vi alzate alle sei di mattina e andate a fare footing, creerete una compulsione a fare quel tipo di azione. I primi giorni sarete svogliati ma se avrete forza di volontà per tre settimane, renderete automatico il comportamento.

Questo meccanismo si estende anche ai filmini mentali che appena svegli formuliamo in merito all’andamento della giornata. Se creeremo nella nostra mente delle immagini negative (il capo che ci sgrida, il partner che ci critica) in maniera costante e ripetitiva, non dovremo meravigliarci se realizzeremo quel tipo di realtà. Inoltre, appena svegli, siamo in una fase estremamente ricettiva in cui la nostra mente è facilmente suggestionabile (stato alfa). Quando vi rendete conto che è in atto un simile meccanismo, bloccate i film mentali e proiettate altri positivi e diametralmente opposti in modo da creare schemi di pensiero positivi.

Ma come mai semplici pensieri possono influenzare la realtà esterna?

Quando ci convinciamo che la realtà è fatta in un certo modo, mettiamo in atto in serie di comportamenti inconsci che ci portano nella direzione attesa (anche se negativa). Ad esempio, se siamo convinti che il nostro capo ci sgriderà, metteremo in atto una serie di comportamenti (inconsapevoli) che lo faranno infuriare. Ricordate che una cosa è quello che vuole la parte razionale, un’altra è quella che desidera l’inconscio. Se quest’ultimo lo avete condizionato negativamente, lui farà di tutto per accontentarvi. La parte emotiva non giudica…si limita a fare quello che gli dite.

Stiamo cominciando a scrivere “il libretto di istruzioni” della vostra mente e a definirne le regole che vi permetteranno di migliorare la vostra esistenza.

Cerchiamo di riepilogarle aggiungendone altre.

  1. La regola fondamentale che emerge da quanto appena esposto consiste nel ripetere più volte un pensiero e/o un comportamento per renderlo automatico.

  2. Un’altra importante regola consiste nel prestare attenzione a quello che diciamo: da ora in poi niente frasi svalorizzanti nei vostri confronti e verso gli altri. Non è saggio programmare negativamente chi ci circonda. Da questo momento ditevi cose positive: sono capace, riesco in quello che faccio, sono positivo.

  3. Alla regola appena esposta bisogna aggiungerne un’altra: esprimere le frasi in positivo. L’inconscio non computa in negativo (no – non); ad esempio, se vi dico “non pensate ad un aereo”, la prima cosa che la vostra mente farà sarà quello di pensarci anche se io vi ho detto il contrario. Per questo motivo frasi come “non voglio essere infelice”, “non voglio soffrire”, si commutano in “sono felice”, “io gioisco”. Questa regola è fondamentale se desiderate inserire schemi di pensiero positivi e costruttivi. Se la violate rischiate di ottenere l’effetto opposto.

  4. Le frasi devono essere espresse al presente. Asserzioni espresse con verbi futuri non sono particolarmente incisive in quanto la parte profonda è sensibile al presente. “Io sarò felice” deve essere commutato in “io sono felice”. L’inconscio deve sentire la realtà desiderata nel presente.

  5. Il momento più adatto per darsi degli ordini positivi (ed eventualmente bloccare film mentali negativi) è al mattino appena svegli. Potete aiutarvi scrivendo una frase che sintetizza quello che volete realizzare e attaccare il foglio in un punto della camera visibile. Potete leggerla ed immaginare voi stessi che concretizzate quanto desiderato. Durante il giorno, anche se non siete in stato alfa, potete sempre applicare queste tecniche ma sono meno efficaci. Se al mattino avete difficoltà nell’utilizzarle, potete scegliere un momento della giornata in cui siete tranquilli, sedervi comodamente e rilassarvi.

Alcuni individui non accettano che il conducente del tram sia l’inconscio e non la parte razionale, soprattutto chi focalizza e sbilancia tutta l’esistenza sulla razionalità. Persone dotate di sensibilità ed intuito sono invece consapevoli di come l’emotività abbia un peso notevole nella vita.

PNL e eccellenza personale

Gli individui che tendono a raggiungere le mete con successo in modo ecologico e permanente hanno una particolare attitudine mentale. Non si tratta solo di “tecniche” ma anche di un particolare approccio verso la vita e il prossimo. In questo articolo ho riportato alcune caratteristiche presenti in queste persone.

  • Direzione
    È fondamentale avere sempre degli obiettivi e una direzione verso cui andare. L’errore commesso da alcuni è essere volti al passato; invece, è importante essere protesi verso il futuro con mete ben definite. Quando non si hanno degli obiettivi da perseguire tendiamo a disperdere le nostre energie rischiando di smettere di “lottare” per qualcosa. Quando abbiamo una direzione ben definita le nostre energie sono indirizzate verso l’obiettivo. Naturalmente, è importante adottare un approccio flessibile: cogliere il feedback di quello che non funziona migliorando le azioni future.

  • Decisione
    Nella vita è importante avere forza e capacità decisionale dato che nulla è certo. Non agire e rimanere fermi comporta l’unico risultato di renderci frustrati. Le situazioni che affrontiamo vanno analizzate per mettere in atto strategie per risolverle. Aspettare che vi sia la certezza matematica per prendere la giusta decisione può rivelarsi controproducente in quanto rischiamo di non agire. Ogni azione può portare ad errori e le decisioni potrebbero rivelarsi errate. Ma gli errori sono il feedback necessario per migliorare le azioni future. Grazie ad un atteggiamento flessibile è possibile modificare le proprie azioni fino al raggiungimento dei propri obiettivi. Bisogna rischiare e, in qualche modo, calcolare i rischi collegati alle varie decisioni. In seguito, agite prendendo quella che comporta maggiori vantaggi e minori svantaggi. Dovete essere pronti a commettere qualche errore dato che, se non agite, non sapete fino a che punto potete spingervi grazie alle vostre capacità. Inoltre, solo agendo potete comprendere realmente quali sono le risorse che avete a disposizione e quali dovete acquisire per raggiungere gli obiettivi.

  • Empatia
    Nelle relazioni è importante stabilire rapporti empatici con gli altri. Ad esempio, nelle aziende risultano essere più avvantaggiati coloro che hanno ottimi rapporti con i colleghi in quanto, nei momenti difficili, tendono a ricevere il sostegno del gruppo. In altre parole, accedono alle risorse del gruppo. Invece, coloro che non stabiliscono relazioni empatiche sono costretti a risolvere le situazioni solo con i loro mezzi. Questo potrebbe comportate un allungamento dei tempi per risolvere la situazione. L’empatia permette di stabilire relazioni basate sulla fiducia e di “mettersi nei panni” degli altri. Uno dei comportamenti che facilità rapporti costruttivi consiste nell’astenersi dal giudicare gli altri e di sforzarsi di comprendere il punto di vista altrui (se non addirittura condividerlo). Comprendere la “mappa del mondo” dei nostri interlocutori senza pregiudizi è una delle chiavi che permette la “costruzione di un ponte” tra due sponde opposte; questo genere di comportamento non significa “spersonalizzarsi” ma adattarsi momentaneamente agli altri per creare un “terreno comune”. Giudicare senza accettare, invece, è una delle chiavi per creare attorno a noi un’atmosfera di disarmonia.

  • Amore
    Un’altra caratteristica è il sincero interesse per il benessere degli altri. Quando proponiamo qualcosa o vogliamo spingere gli altri a compiere determinate azioni, dobbiamo sempre prendere in considerazione anche i vantaggi che loro riceveranno. In qualsiasi tipo di negazione se le parti ricevono reciproci vantaggi, tende a crearsi fiducia dato che convincere significa “vincere insieme”. Invece, se volete sopraffare il prossimo o semplicemente attestare la vostra superiorità facendo sentire gli altri dei perdenti, non stabilite empatia ma solo relazioni che nel lungo periodo potrebbero ritorcersi contro di voi. Anche se in un determinato contesto avete mansioni di leader e gli altri devono “obbedirvi”, non otterrete il rispetto imponendovi con la forza. Un buon leader è colui che usa il peso dei suoi poteri solo quando è necessario ed rivolto al benessere del gruppo in cui opera. Usare prevalentemente metodi prevaricativi serve solo ad accrescere l’odio nei vostri confronti, sentimento che potrebbe rivelarsi devastante quando il vostro potere potrebbe venir meno. Infatti, spesso il gruppo sceglie dei leader naturali; questi individui sono scelti in base a due caratteristiche salienti:
    a. sono decisi
    b. sono interessati al benessere del gruppo in cui operano
    In questo modo conquistano la fiducia della gente e, di conseguenza, creano empatia.
    A prescindere dai contesti aziendali, un approccio ecologico verso gli altri vi aiuterà a creare una rete sinergica di relazioni estremamente efficace.

Analizziamo ora i meccanismi che ci allontanano dal successo:

  • Disperarsi
    Cosa accade quando un nostro grande obiettivo diventa irrealizzabile?

Possiamo ritrovarci bloccati in un’emozione negativa che potrebbe allontanarci dalle nostre mete. In questo caso un desiderio si trasforma in un limite che potrebbe separarci dal successo. A volte può accadere che la voglia di “perfezione” ci renda frustrati quando non riusciamo ad ottenere esattamente quello che vogliamo. Quello che dobbiamo apprendere è che non sempre le nostre azioni portano i risultati sperati. I fallimenti devono essere considerati come lezioni che ci permetteranno di migliorare le azioni future. In altre parole, grazie alla flessibilità, potremo comprendere quello che funziona e mutare tutti quegli elementi che si sono rivelati dannosi o inutili. Bisogna divenire “pratici” ed imparare ad agire immediatamente senza mai rimandare a domani quello che possiamo fare oggi. In un precedente articolo ho evidenziato come “farsi films mentali negativi” potrebbe portarci a compiere comportamenti negativi. Quindi, immagini ed emozioni di frustrazione e disperazione possono creare un circolo vizioso. Accettare le delusioni come lezioni per migliorare le azioni future è fondamentale per mettere in atto comportamenti costruttivi.

  • Insicurezza
    Il dubbio è legittimo. Infatti, quando non siamo sicuri dobbiamo analizzare tutti gli aspetti. Ma se questa fase di analisi si protrae per troppo tempo può rivelarsi dannosa e controproducente.
    Quando siamo assaliti da dubbi o paure è giusto soffermarsi un attimo ed analizzarli prima di agire in modo da avere sempre presenti tutti gli aspetti di una situazione. Prima di agire io consiglio di fare una lista di possibili vantaggi e svantaggi che l’azione comporta. Dopo aver redatto la lista, è importante fare un analisi dei costi e dei benefici: solo in questo modo potete sapere se è conveniente agire. Ma in seguito bisogna decidere con risolutezza.


  • Rimpianto
    È importante non avere mai rimpianti. Immaginate di non agire per i vostri sogni, di restare bloccati nella paure e nelle incertezze. Immaginatevi a 80 anni e di guardare indietro nel tempo: quanti rimpianti avrete? Immaginate che questo sia il vostro ultimo giorno sulla Terra: cosa fareste? Quali sogni vorreste concretizzare? Se riuscite a rispondere a questa domanda sapete come rendervi felici e non avere rimpianti. La nostra società ci impone una serie di doveri, ma questo non esclude il fatto che lentamente potete cominciare a costruire il vostro sogno, coltivarlo e crederci mentre continuate a fare la vita di tutti i giorni. Non vi chiedo di mollare tutto e concentrarvi solo su quello che desiderate (sarebbe irresponsabile), ma di ritagliare uno spazio giornaliero per le vostre ambizioni. Se vi lasciate inglobare da sistema, dalla quotidianità, dai problemi, un giorno vi guarderete indietro e sarete pieni di rimpianti.


  • Indirizzare male le energie
    Alcuni comportamenti come l’aggressività, non sono negativi di per sé ma possono rivelarsi dannosi se indirizzati male. Quando è necessario, adottare un atteggiamento aggressivo può rivelarsi una soluzione vincente. Viviamo in una società in cui essere troppo passivi può portare ad essere sopraffatti. Durante sport agonistici, la squadra che adotta un atteggiamento aggressivo (anche se in svantaggio) tende ad intimorire l’altra: questo può portare alla vittoria.
    Chiaramente, essere aggressivi a sproposito, in tutte le situazioni e con individui che non ricorrono a questa strategia, è controproducente: sarete etichettati come intolleranti e il vostro atteggiamento sarà percepito come un segnale di debolezza e insicurezza.


  • Mancanza di Fede
    Per fede non mi riferisco a quella religiosa ma alla fiducia nelle proprie capacità, alla convinzione positiva che dovete costruire dentro di voi: prima o poi riuscirete nei vostri intenti. Arrendersi alle prime difficoltà costituisce un forte segnale di allarme di mancanza di fede in voi stessi e nella meta che volete raggiungere. I grandi personaggi che hanno lasciato il proprio nome nella storia avevano sempre in mente l’obiettivo da raggiungere, sapevano bene dove volevano arrivare; le sconfitte e i fallimenti li spronavano a migliorare le loro azioni perché erano fortemente convinti di raggiungere le loro mete. Questo differenzia le persone di successo da quello che hanno difficoltà ad emergere. Thomas Edison ha fallito 5.000 volte prima di realizzare la lampadina elettrica. Un giorno un giornalista gli chiese: “Mister Edison, perché insiste nel voler inventare la lampadina elettrica? Tutti sanno che è impossibile e ha già fallito 5.000 volte!”.
    Edison lo guardò e gli rispose: “Ragazzo, non ho fallito 5.000 volte, ho solo trovato 5.000 modi in cui la lampadina non funziona e prima o poi troverò quello giusto!”.

Enneagramma, PNL e non verbale

L’Enneagramma, la PNL e la Comunicazione Non Verbale possono rivelarsi strumenti efficaci per comunicare efficacemente. Averne la padronanza permette di adattarsi ad ogni persona confezionando l’approccio migliore per creare empatia. Questo semplice articolo vuole semplicemente mostrare come diversi sistemi posso essere usati in maniera sinergica.

 

Esaminiamoli brevemente. La Programmazione Neurolinguistica (PNL) fornisce numerosi strumenti per migliorare la comunicazione con gli altri. Le sue tecniche si basano sul principio di similitudine: ad esempio, il Rispecchiamento di postura è in grado di creare empatia grazie alla postura speculare. Oppure, il Ricalco su Valori e Credenze  permette di stabilire Rapport grazie alla condivisione di questi importanti Livelli Logici.

 

La PNL insegna che se vogliamo portare qualcuno verso il nostro mondo, il primo passo consiste nel condividere la Mappa del Mondo dell’altro. Questo non significa non esprimere il proprio modo di essere: dopo l’iniziale similitudine è possibile guidare il nostro interlocutore verso le nostre idee e obiettivi. Comunque, i nostri obiettivi devono sempre essere collegabili con i valori, criteri, credenze e Mappa del Mondo di chi abbiamo di fronte. In questo modo manteniamo l’empatia senza costringerlo a fare qualcosa che vada contro i pilastri della sua esistenza. Se non si rispetta questo principio, si viola il principio win-win (vinco io, vince l’altro – vincere insieme) producendo effetti collaterali spiacevoli: la gente si sentirà manipolata e tutti vi eviteranno.

 

L’Enneagramma agevola il compito di comprendere alcuni importanti “pezzi” della Mappa del Mondo del nostro interlocutore. La comprensione del Tipo permette di sapere in anticipo quale comportamento adottare e quale evitare. Ad esempio, il Perfezionista tende ad amare la razionalità, l’ordine, la precisione e la puntualità: per questo motivo è importante assumere inizialmente un approccio logico, essere puntuali e non mostrarsi disordinati. In questo modo riusciamo a creare empatia grazie al principio di similitudine. È pur vero che non esistono nel mondo, ad esempio, due tipi Uno identici (solo simili) in quanto bisogna prendere in considerazione le Ali, i diversi sottotipi, il livello di integrazione e le diverse esperienze di vita. Ma l’individuazione dell’enneatipo aiuta a comprendere alcuni elementi che sono generalmente comuni a quel determinato tipo. 
Quindi, l’abbinamento di alcune tecniche della PNL (come, ad esempio, il Rispecchiamento) con l’Enneagramma, aumenta l’efficacia della comunicazione.

 

Infine, la Comunicazione Non Verbale si rivela un prezioso strumento per orientarci nelle relazioni. Leggere il linguaggio segreto dell’inconscio ci aiuta a codificare in tempo reale le intenzioni del nostro interlocutore e comprendere se quello che facciamo e/o diciamo è gradito o rifiutato. In questo modo è possibile interfacciarsi con l’altro istantaneamente. Ad esempio, se il mio interlocutore esprime segnali di rifiuto e tensione sull’argomento “lavoro”, dovrei cambiare discorso e ampliare, invece, tematiche che generano segnali di gradimento. 
Quindi, la padronanza della PNL, dell’Enneagramma e della Comunicazione Non Verbale agevola il compito di orientare la comunicazione verso l’empatia,; in questo modo è possibile essere responsabili al 100% della comunicazione (sia positivamente che negativamente).